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	<title>CronopioBlog &#187; Cose raccontate da altri</title>
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		<title>Flaiano e la libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 21:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ricopio qui, per la pazienza di coloro che vorranno leggerselo tutto (è piuttosto lungo) l&#8217;articolo di <strong>Ennio Flaiano </strong>che ho letto durante la manifestazione di cui parlavo <a title="Liberi e belli" href="http://www.cronopio.info?p=482" target="_self">qui</a>. Ci vuole un po&#8217; di pazienza, ma ne vale la pena.</em></p>
<p><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/07/flaiano-sorride.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-634" title="flaiano-sorride" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/07/flaiano-sorride-300x225.jpg" alt="Ennio Flaiano" width="240" height="180" /></a>Signor Direttore, collaborando al Suo giornale con queste note di diario mi sono fatto una piccola e riprovevole fama di uomo forse intelligente ma arido. La verità è il contrario: sono certamente un cretino, ma umido. Debbo infatti ammettere che credo ancora nelle idee che mi sono state inculcate da ragazzo, sui banchi della scuola, e non saprei non dico tradirle, ma nemmeno immaginare altre che le sostituissero: segno quindi che sono inadatto ai tempi, i quali richiedono versatilità e immaginazione.  Io credo, per esempio, nella Libertà e di questo vorrei parlarle. Uno dei momenti più felici della mia disordinata giovinezza fu quando lessi questa semplice frase, che mi spiegava tutto il mio amore: &#8220;La Storia è storia della lotta per la libertà&#8221;. Quest’amore per la parola Libertà non sopportava aggettivi né associazioni: io non volevo una libertà sorvegliata, difesa, personale, intellettuale; né gradivo che le si accoppiassero concetti, altrettanto nobili, come Giustizia e Democrazia, parendomi che la libertà li contenesse tutti, anzi li proteggesse. Quest’amore per la libertà è l’unico errore giovanile che io non rifiuto e che condiziona tutti i miei errori di oggi. Ma poiché questi errori mi aiutano a vivere, mi rendono anzi la vita sopportabile, io li difendo. Ora che le ho fatto il quadro abbastanza desolato povero della mia filosofia, siamo maturi per giudicarla. Purtroppo, dovremo prendere le cose un po’ alla larga<span id="more-613"></span> e ripetere argomenti ovvi, ma possiamo permettercelo.<br />
Da tempo il mondo ha in sospetto la Libertà; e i popoli, attraverso i loro rappresentanti, fanno di tutto per darle un altro nome, meno risibile: col risultato che ideologie contrarie e opposte vengono chiamate con lo stesso nome, portando la confusione delle idee a quel punto critico che impedì ai costruttori della Torre di Babele di proseguire la fabbrica. Ma che cos’è questa confusione di idee se non una delle prove più smaglianti dell’esistenza della Libertà e del poco rispetto di cui viene circondata? Lei potrà rimproverarmi che la Libertà che io amo è una pura astrazione e che con argomenti simili non si costruisce il mondo di domani, anzi se ne distruggono i progetti. Perché amare una parola, per se stessa, non porta a nulla se non ad un’adorazione assurda, lontana dalla vita e dal suo svolgersi, quindi dalla Storia.<br />
Io dunque, limitandomi ad un culto privato della Libertà, non sono inserito nei miei tempi. Vorrei cavarmela, insomma, e salvare la faccia, amando la Libertà: impegno che non mi costa nulla, perché l’amiamo tutti ovviamente, anche se ognuno dandole un diverso scopo e significato. Per difendere questa Libertà che io dico di amare, io dovrò invece definirla, darle un programma, rifletterla nei miei scritti, farle dei proseliti. Ebbene, direi di no. Questo mi sembrerebbe il più assurdo dei disegni perché io penso (guardi fin dove giunge il mio amore) che la Libertà è una forza vitale che può essere oscurata, mortificata ma non soppressa e che ogni uomo, in un preciso momento della vita, impara veramente ad amarla; ma che pretendere di anticipare questo momento è avventato anzi illiberale. La libertà, voglio dire, per alcuni è un dono, che trovano sul cuscino nascendo, portato da un benefico caso, per altri è una conquista, che tentano – qui è il punto – di ostacolare essi stessi con tutte le loro forze, di rifiutare con ogni argomento, dal più facile al più capzioso, dal più onesto al più politico. Noi della nostra generazione, signor direttore, abbiamo avuto un privilegio (non diciamo triste perché da esso tiriamo le nostre poche soddisfazioni) di credere subito nella Libertà e quindi di poter prevedere quello che sarebbe accaduto, molto prima che realmente accadesse. Povere Cassandre in un mondo mobilitato per le guerre, stimiamo un vero successo l’essere sopravvissuti alle nostre facili profezie sul trionfo finale della Libertà. Noi eravamo tra i pochi, anzi pochissimi, che nel settembre del ’39, quando la guerra scoppiò, sapevamo l’intreccio della tragedia e volentieri avremmo saltato i primi quattro atti per arrivare al quinto, poiché era nel quinto che entrava in scena il nostro amato personaggio, con la fiaccola in mano. Noi fummo quei pochi che ridemmo (un riso ben amaro, ma del resto non si poteva piangere) quando Mussolini, dall’alto del suo balcone, disse che l’entrata in guerra dell’America lo lasciava perfettamente indifferente. Noi pensammo, allora, che restare indifferenti a tale notizia era il segno che la Libertà rende ciechi coloro che vuol perdere.  col volgere degli anni ci toccò fare altre profezie, tutte malinconicamente esatte, e dalle quali non c&#8217;era da tirar vanto, perché si trattava sempre della prima profezia, che doveva esaurirsi. Tuttavia l&#8217;essere restati fedeli a quell&#8217;idea ci ha attirato dapprima il disprezzo e infine l&#8217;odio di coloro che, adattandosi giorno per giorno alla realtà apparente (e quindi mendace), finiscono per dimenticare che c&#8217;è una realtà superiore, che muove i popoli e gli avvenimenti, e che questa realtà è una scienza esatta, coi suoi postulati, teoremi e corollari che si chiama&#8230; ma si, ripetiamolo, che si chiama Libertà.<br />
Un tale disprezzo ha finito talvolta per inorgoglirci. Nelle lotte dei popoli, come in una sinfonia che ormai conosciamo a memoria, finito il chiasso degli ottoni, sappiamo che gli archi riprenderanno il semplice enunciato del teorema, che ispirò il musicista e che per dimostrare il quale, ha dovuto scrivere la sinfonia, anche eccedendo in sonorità e interpolazioni. Noi guardiamo oggi ai paesi d&#8217;oltre cortina. Pochi anni sono bastati a quei popoli per dimostrare,<em> per assurdo</em>, il nostro teorema: una dimostrazione tanto facile, che quasi ci sgomenta, perché non l&#8217;avevamo prevista così rapida. E benché sappiamo che quei popoli saranno ancora per lungo tempo sottomessi al giog0 che hanno accettato pieni di speranza, sappiamo anche che oggi lo trovano innaturale e che una luce si sta facendo strada nel loro ragionamento. Questo ci basta. Perché la Libertà ha un sapore che non si dimentica facilmente e che spinge a tutti gli eccessi coloro che ne restano privi, o che se ne sono voluti privare nella certezza di poterne fare a meno. Noi ora aspettiamo l&#8217;evoluzione di questi eccessi. A questo punto lei, pur convenendo col mio modesto ragionamento, mi pregherà di volerne tirare il succo, per quel che ci riguarda. G1usto. Noi siamo un popolo in pace con la Libertà, siamo un Paese libero, con una stampa libera e un Parlamento liberamente eletto. Ma la Libertà per noi, ottenuto il suo primo successo di curiosità, è oggi divenuta una realtà talmente quotidiana che quasi ci infastidisce con i suoi eccessi e della quale talvolta elenchiamo i difetti. Pretendiamo anche che ci dia tutto, col nostro minimo sacrifcio, la consideriamo come qualcosa di estraneo, un Ente, di cui qualcun altro farà le spese. Non siamo ancora riusciti ad accettare questo postulato, il più importante di tutti:<em> che la Libertà siamo noi</em>. Ci consideriamo staccati da essa, non più suoi amanti, ma padroni e già in quel pericoloso stato danimo di insoddisfazione che una fedeltà troppo facile e alla lunga pesante istilla nei coniugi: <em>«Faute de mieux nous couchons avec la Liberté»</em>. Per noia, arriviamo ad augurarle la morte o almeno una malattia grave. Così oggi in ogni italiano sonnecchia un infedele, pronto a sottomettere «temporaneamente» la Libertà, per poterla restaurare, abbellire, ampliare, completare. Abbiamo da una parte il forte partito comunista che ha per disperato scopo di spiegarci, con un ritardo di dieci anni, quel che ci succederebbe se si instaurasse qui un governo comunista: come se noi non lo sapessimo. Ma questa eventualità non ci preoccupa. Il partito comunista noi lo rispettiamo non per le conclusioni alle quali non arriverà mai, ma per il semplice fatto che esiste. Oggi il comunista è un partito conservatore e reazionario, che non vuole fare rivoluzioni e si accontenta che gli altri partiti lo credano capace di farle. E i pochi futuri amanti della Libertà che l’avvenire ci riserba oggi soffrono la loro crisi proprio nelle file di questo partito.<br />
Dall’atra parte abbiamo un partito confessionale – economico, talmente vasto che lo si potrebbe scambiare per la volontà degli italiani, se non sapessimo che a dirigerlo è una volontà che ha sempre avversata l’idea stessa di un’Italia libera. Questo partito, fortemente involuzionario, dovrà ricorrere alla rivoluzione per mantenersi al potere e scacciare quella libertà che sa di eresia e puzza di zolfo. Non credo, signor direttore, che nessun altro Paese al mondo si trovi in una simile assurda antistorica situazione: i due partiti più forti del nostro Paese non amano il loro Paese, non lo amano cioè libero, ma occupato, da loro beninteso, per poterlo rendere degno di questa Terra e di quel Cielo.<br />
C’è da chiedersi: come si è potuta creare una situazione tanto assurda e pericolosa? La risposta è una sola: il nostro sospetto per la Libertà. Noi non abbiamo ancora esaurito tutto il disgusto per una Libertà che non volevamo, che ci è stata imposta dagli avvenimenti e che usiamo a consumazione, aspettando che si esaurisca. Noi italiani odiamo la Libertà; e la prova maggiore che io porto a sostegno di tale tesi è il gran numero di monumenti eretti nel nostro Paese ai martiri della Libertà, <em>che sono sempre morti per difenderla</em>. Noi amiamo la Forza e la Libertà sta sempre dalla parte dei deboli, <em>che muoiono.<br />
<span style="font-style: normal;">Se oggi voglio trovare una persona che condivida il mio stesso totale amore per la Libertà debbo, signor direttore, interrogarne duecento: questo ci dicono le statistiche. Dunque la mia posizione, come sembrava in un primo momento, non è affatto comoda, potendo io restare senza interlocutori, quasi isolato, facilmente deriso e probabilmente morto. Né ci resta il conforto d&#8217;aspettare le rivoluzioni. Le rivoluzioni che l&#8217;Italia può oggi permettersi e che fatalmente si permetterà, sono di ripiego, timide, rivoluzioni approvate dallo stato, fatte con l&#8217;aiuto dello stato e dirette contro la Libertà, ma proclamate in nome della Libertà: un sinistro pasticcio. Da qui il mio sentimento verso la Libertà, che io amo senza illudermi di poterla sposare, sapendo anzi che dovrò prepararmi ad un&#8217;altra (ventennale?) relazione clandestina: una relazione disapprovata da tutti, in alto e in basso, a destra e a sinistra. Questo dunque il mio impegno che, dandomi una certa lucidità nel giudicare gli avvenimenti, mi spinge a fare della Libertà un culto privato, personale, niente affatto arido (perché mi sorregge la speranza di essere imitato dalla maggioranza degli italiani) ma purtroppo cretino (perché la maggioranza degli italiani ha altro a che pensare). </span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">« Il Mondo ››, 6 novembre 1956<br />
Incluso ne &#8220;<a title="La solitudine del satiro" href="http://www.ibs.it/code/9788845912214/flaiano-ennio/solitudine-del-satiro.html" target="_blank"><strong>La solitudine del Satiro</strong></a>&#8221; </span></em></p>

	<h4>Vedi anche:</h4>
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	<li><a href="http://www.cronopio.info/le-parole-e-le-cose/" title="Le parole e le cose (31 marzo 2007)">Le parole e le cose</a> </li>
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</ul>

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		<title>Quando un italiano si scatena</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 17:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succedono cose strane. Mi è capitato di fare una scoperta molto interessante. Un caso bizzaro di metaletteratura di cui nessuno, finora, pare essersi accorto.  Ma andiamo per ordine. Non so se tutti abbiate seguito la recente vicenda che coinvolge Philip Roth e il fino a poco fa oscuro giornalista italiano Tommaso Debenedetti.  Per arrivare dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/07/01_roth.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-596" title="Philip Roth" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/07/01_roth.jpg" alt="Philip Roth" width="250" height="250" /></a>Succedono cose strane. Mi è capitato di fare una scoperta molto interessante. Un caso bizzaro di metaletteratura di cui nessuno, finora, pare essersi accorto.  Ma andiamo per ordine.</p>
<p>Non so se tutti abbiate seguito la recente vicenda che coinvolge <strong>Philip Roth</strong> e il fino a poco fa oscuro giornalista italiano <strong>Tommaso Debenedetti</strong>.  Per arrivare dove voglio arrivare, è necessario conoscerla. Stavo per riassumervela, quando provvidenzialmente mi è giunto in soccorso <strong>Luca Sofri</strong> che <a title="Wittgenstein.it - Luca Sofri sulla vicenda Roth Debenedetti" href="http://www.wittgenstein.it/2010/07/03/notizie-che-non-lo-erano-111/" target="_blank">l&#8217;ha ricapitolata ed aggiornata ieri sul suo blog</a>. Quindi ricopio, sintetizzando, e risparmio la fatica. Se sapete già tutto, potete saltarla.</p>
<blockquote><p>(&#8230;) sviluppi nella (&#8230;) <a href="http://www.wittgenstein.it/2010/04/04/diario-debenedetti/">storia</a> delle interviste inventate dal giornalista Tommaso Debenedetti. Riassunto delle puntate precedenti: lo scorso novembre Libero pubblica un’intervista a Philip Roth, (&#8230;). Nell’intervista c’è uno scoop: Roth si dichiara deluso dal presidente Barack Obama, che aveva appoggiato in campagna elettorale. Libero ci fa il titolo, e il giorno dopo la notizia è persino commentata dal Corriere della Sera. Ma due mesi fa Roth rilascia un’altra intervista (&#8230;) durante la quale (&#8230;) cade dalle nuvole e afferma di non aver mai parlato con Libero né con Debenedetti. Nelle settimana successive si rivelano false decine di interviste dello stesso Debenedetti con altri celebri scrittori. Lui, interpellato, nega di averle inventate e <a href="http://www.ilpost.it/2010/05/09/tommaso-debenedetti-il-genio-della-truffa/">dice</a> cose confuse e contraddittorie.<br />
Il mese scorso, dopo che la stampa internazionale si era appassionata a questa storia, Debenedetti ha rilasciato <a href="http://www.ilpost.it/2010/06/06/tommaso-debenedetti-confessione-el-pais/">un’intervista</a> a (&#8230;) El Pais (una vera intervista) in cui infine ammette di aver inventato i suoi articoli. La sua analisi sulle ragioni appare piuttosto pretestuosa, e insieme piuttosto fondata.</p>
<p><em>“L’informazione in questo paese è basata sulle bugie, sulla falsificazione. Se chi parla dice cose che corrispondono alla linea editoriale, se viene visto come uno dei nostri, si può dire tutto. Io mi sono semplicemente prestato a questo gioco, per poter lavorare, e ho giocato fino alla fine per denunciare questo stato di cose. Ma mi piace essere il campione italiano della menzogna”.</em></p></blockquote>
<p>Orbene, il caso ha voluto che proprio in questi giorni io abbia letto il libro di Roth <strong><a title="Zuckerman" href="http://www.ibs.it/code/9788806196608/roth-philip/zuckerman-lo-scrittore-fantasma-zuckerman.html?shop=3132" target="_blank">Zuckerman scatenato</a></strong>, uno dei molti romanzi che hanno come protagonista lo scrittore Zuckerman, che è una sorta di alter ego dello stesso Roth. Il romanzo è del <strong>1981</strong>, e racconta tra le altre cose del repentino arrivo al successo dello scrittore, col suo corollario di popolarità, ricchezza, molestie e disagi. Zuckerman assume una segretaria che gli filtri le molte telefonate che cominciano ad arrivare dai personaggi più disparati. All&#8217;inizio del secondo capitolo, c&#8217;è il seguente dialogo tra lo scrittore e la segretaria (il grassetto è mio):</p>
<blockquote><p>- Ci sono altri messaggi? &#8211; L&#8217;italiano. Due volte in mattinata, due volte nel pomeriggio &#8211; . Se Zuckerman non gli avesse concesso l&#8217;intervista, l&#8217;italiano, giornalista di Roma, avrebbe perso il posto. &#8211; Lei crede che sia vero, tesoro? &#8211; Lo spero. &#8211; Dice che non capisce perché lei debba trattarlo così. Si è molto innervosito quando gli ho detto che ero solo una segreteria telefonica. Sa qual&#8217;è il mio timore? <strong>Che stia meditando d&#8217;inventarsela, un&#8217;intervista con Nathan Zuckerman</strong>, e che a Roma gliela passino come un&#8217;intervista vera. &#8211;  E&#8217; una cosa che ha proposto lui come possibilità? &#8211; Ha proposto tante cose. Sa, quando un italiano si scatena&#8230;.</p>
<p style="text-align: right; font-size: -10%;"><em>Da &#8220;Zuckerman scatenato&#8221;, in &#8220;<a title="Zuckerman" href="http://www.ibs.it/code/9788806196608/roth-philip/zuckerman-lo-scrittore-fantasma-zuckerman.html?shop=3132" target="_blank">Zuckerman</a></em><em>&#8220;, Einaudi 2009, pag. 186</em></p>
</blockquote>
<p>Sorprendente, vero? Ma la cosa più sorprendente è che <span id="more-576"></span>pare nessuno se ne sia accorto finora. Si potrebbe fare una inclemente battutaccia sul fatto che il giornalismo letterario, anche quando sbugiarda se stesso, è più attento alla superficie scandalistica che a ciò che dovrebbe essere il suo oggetto d&#8217;elezione (i testi, i libri). Ma è troppo inclemente, e non la farò.</p>
<p><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/07/070206_CL_JorgeLuisBorgesEX.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-597" title="Jorge Luis Borges" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/07/070206_CL_JorgeLuisBorgesEX.jpg" alt="Jorge Luis Borges" width="295" height="450" /></a>Piuttosto, mi pare assai suggestivo fantasticarci sopra, a questa coincidenza, e ipotizzare -romanzescamente, beninteso, ché di complotti presi sul serio non ne possiamo più- che coincidenza non sia. Che magari Roth e Debenedetti siano daccordo. E volevano metter su una messinscena letteraria autoreferenziale per vedere chi se ne accorgeva. Oppure, Borgesianamente, che Debenedetti non esista, e sia una creatura nata dalla fantasia di Roth nel 1981 e oggi fatta incarnare da un attore. O magari il contrario: Roth inesistente. Esattamente come <strong>Borges</strong>, del quale, nei primi anni &#8217;80 (attenzione) <a title="Anécdota sobre la inexistencia de Borges  " href="http://forodeespanol.com/Archive/AnecdotaSobreInexistencia-Borges/cqknq/post.htm" target="_blank">si scrisse da più parti che </a><em><a title="Anécdota sobre la inexistencia de Borges  " href="http://forodeespanol.com/Archive/AnecdotaSobreInexistencia-Borges/cqknq/post.htm" target="_blank">non esistesse</a></em><em>, </em>ma che fosse un personaggio nato dalla fantasia di un gruppo di scrittori argentini ed impersonato per il mondo da un attore di scarsa fama, tale <strong>Aquiles Scatamacchia</strong>.<strong> Leonardo Sciascia</strong> ne scrisse nelle sue <em><a title="Cronachette  -  Leonardo Sciascia" href="http://www.ibs.it/code/9788845914171/sciascia-leonardo/cronachette.html?shop=3132" target="_blank">Cronachette</a></em>, ipotizzando che</p>
<blockquote><p>l&#8217;invenzione della inesistenza di Borges  possa avere avuto come autore lo stesso Borges: una specie di scorciatoia da lui escogitata per raggiungere in anticipo l&#8217;inesistenza.</p></blockquote>
<p>Non c&#8217;è molto da aggiungere. In ogni caso J.L.B., ovunque sia in questo momento, in uno qualsiasi dei vertiginosi universi che ha ipotizzato, se la ride di gusto.</p>

	<h4>Vedi anche:</h4>
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	<li><a href="http://www.cronopio.info/scritture/" title="Scritture (20 agosto 2007)">Scritture</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/pret-a-ecrire/" title="Pret a ecrire (6 febbraio 2008)">Pret a ecrire</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/zittire-borges/" title="Zittire Borges? (12 gennaio 2006)">Zittire Borges?</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/forche-forchette-e-forconi/" title="V-day: Forche, forchette e forconi (7 settembre 2007)">V-day: Forche, forchette e forconi</a> </li>
</ul>

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		<title>Il primo sorso affascina&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 09:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230;il secondo strega (vecchio slogan pubblicitario del giallo liquore beneventano, nota necessaria per quelli che hanno meno di quarant&#8217;anni). Antonio Pennacchi ha vinto il Premio Strega 2010 col suo Canale Mussolini. A naso, se lo meritava. Di suo ho letto Il Fasciocomunista e Shaw 150, e mi sono sembrati entrambi molto belli. Pennacchi è un narratore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-564 alignleft" title="antonio_pennacchi_canale mussolini" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/07/antonio_pennacchi_canale-mussolini.jpg" alt="Antonio Pennacchi - Canale Mussolini" width="200" height="250" /></p>
<p>&#8230;il secondo strega <em>(vecchio slogan pubblicitario del giallo liquore beneventano, nota necessaria per quelli che hanno meno di quarant&#8217;anni).</em></p>
<p><strong>Antonio Pennacchi </strong>ha vinto il <strong>Premio Strega 2010</strong> col suo <strong><a title="Canale Mussolini" href="http://www.ibs.it/code/9788804546757/pennacchi-antonio/canale-mussolini.html?shop=3132" target="_blank">Canale Mussolini</a></strong>.<br />
A naso, se lo meritava. Di suo ho letto <strong><a title="Il Fasciocomunista" href="http://www.ibs.it/code/9788804565994/pennacchi-antonio/fasciocomunista-vita-scriteriata.html?shop=3132" target="_blank">Il  Fasciocomunista</a></strong><strong> </strong> e <strong><a title="Shaw 150" href="http://www.ibs.it/code/9788804558125/pennacchi-antonio/shaw-150-storie.html?shop=3132" target="_blank">Shaw 150</a></strong>, e mi sono sembrati entrambi molto belli. Pennacchi è un narratore originale e fuori dagli schemi, un <em>outsider</em> che ora per gli imperscrutabili meccanismi dell&#8217;editoria italiana avrà forse un po&#8217; più di meritata notorietà (e, gli auguro, qualche soldino in più).</p>
<p>Anni fa, quando uscì il film di Luchetti <strong>Mio fratello è figlio unico</strong>, tratto dal <strong><a title="Il Fasciocomunista" href="http://www.ibs.it/code/9788804565994/pennacchi-antonio/fasciocomunista-vita-scriteriata.html?shop=3132" target="_blank">Fasciocomunista</a></strong>, lo recensii qui. Ebbi la sorpresa ed il piacere di ritrovarmi commentato dallo stesso Pennacchi, che come me non fu tenero con i risultati della trasposizione cinematografica del suo libro. <a href="http://www.cronopio.info/?p=340" target="_blank">Qui trovate il post originale.</a></p>
<p>Di seguito, vi ricopio un estratto del primo capitolo di <a title="Canale Mussolini" href="http://www.ibs.it/code/9788804546757/pennacchi-antonio/canale-mussolini.html?shop=3132" target="_blank"><em>Canale Mussolini</em></a><em>.</em> Credo valga la pena di leggerlo.</p>
<blockquote><p>Fatto sta che dopo sposato, mio nonno s’è messo a fare il contadino. Avrà avuto ventidue anni. Prima è stato lì con loro – coi fratelli della moglie – anche per impratichirsi diciamo così, pure se impratichirsi da contadino non è così facile come a dirlo,<span id="more-565"></span> ci devi nascere sulla terra e se non ci sei nato resti sempre poco pratico, non saprai mai qual è il momento giusto di piantare o raccogliere le cose, devi guardare gli altri, e anche nei movimenti resti sempre un po’ impacciato; e forse è per questo che lui si è sempre affidato a lei. Dopo due o tre anni hanno deciso di andare via e mettersi da soli. Lei stava sempre a sentire i fratelli, però a stare voleva stare da sola, per conto suo, con la sua famiglia. A farla breve, hanno preso dei campi in affitto a Codigoro e avevano qualche vacchetta datagli dai fratelli e andavano anche a giornata fuori, come braccianti, e ogni tanto, quando capitava, mio nonno si faceva pure un viaggio col carretto, tanto in campagna governava mia nonna. Poi, un anno appresso all’altro, i figli arrivavano e crescevano, e già diventavano anche loro forza lavoro e si prendeva in affitto altra terra.<br />
Comunque quella volta – nel 1904 – mio nonno si trovava a passare per caso per Copparo durante uno di questi viaggetti. Stava sul carretto e trasportava una partita di vino con tutte le botticelle legate l’una sopra l’altra. A un certo punto ha visto confusione. C’era una manifestazione di operai: operai a giornata delle bonifiche ferraresi, terrazzieri, braccianti, scarriolanti. E lui ha visto su un palchetto l’Edmondo Rossoni che strillava gesticolando.<br />
«Fammi stare a sentire il Rossoni» s’è detto mio nonno, perché lui lo conosceva quel ragazzotto alto e segaligno, un pennellone che sulla piazza di Copparo adesso pareva un matto. Era uno di Formignana, anzi proprio di Tresigallo, quella piccola frazione tre case e una chiesetta dove stavano anche i cognati di mio nonno. Il padre faceva lo spondino – quei terrazzieri che scavavano i canali a mano – tirava su le sponde. La madre era di Comacchio e andava a giornata fuori, bracciante, a mondare il riso e a zappare l’erba via dal grano. Mio nonno lo aveva visto ragazzino, essendoci un otto o nove anni di differenza. Il Rossoni adesso ne aveva una ventina e mio nonno quasi trenta, perché era del ’75 – 1875 – e a trent’anni aveva già una barca di figli: Temistocle appunto, nato subito nel ’97, poi una femmina nel ’98, ’99 zio Pericle, 100 l’hanno saltato, ’1 zio Iseo, ’2 una femmina, ’3 un’altra femmina e ’4, come detto, zio Adelchi.<br />
Comunque il nonno ha visto il Rossoni con la giacchetta, la camicia e il fiocchetto da studente e s’è messo ad ascoltarlo dietro a tutti gli operai. Pare che qualche giorno prima – in un posto chiamato Buggerru, in Sardegna – i soldati avessero sparato sui minatori in sciopero e ne avessero ammazzati tre. O almeno così diceva il Rossoni. Ma come non bastasse, qualche giorno dopo i carabinieri a Castelluzzo in Sicilia avevano sparato su una lega di contadini ammazzandone due e ferendone dieci. «Eh no» conveniva mio nonno, «queste cose non si fanno. E che, non ho neanche il diritto di protestare?» No, non ce lo avevi. Ora sia chiaro che non è che mio nonno cadesse dal pero. Lui pure sapeva com’è che va il mondo. Faceva il carrettiere e non è che avesse un’idea politica vera e propria, lui sapeva che esistono e sono sempre esistiti i ricchi e i poveri e non c’è niente da fare, è inutile che ti fai venire idee strane, è meglio che ti rassegni e basta. Ma quando però uno si trova con l’acqua alla gola e non ce la fa a tirare avanti la famiglia e ti chiede a te che stai pieno di roba di farlo lavorare o di pagarlo una lira in più, tu non gli puoi far sparare addosso dai carabinieri o dai soldati: «E che madonna» diceva fra di sé mio nonno.<br />
Ma proprio in quel momento sono arrivati i soldati. A Copparo. In piazza. Con le guardie regie e il commissario di pubblica sicurezza. Mentre parlava il Rossoni. E lo volevano far tacere: «Questa è una manifestazione non autorizzata, lei è in arresto, scioglietevi». Allora sono cominciate le botte e i parapiglia. Mio nonno è rimasto di fianco ai portici – imbambolato – a guardare da sopra il carretto. Dietro agli operai.<br />
Una confusione che non le dico. Il polverone – mica c’era l’asfalto – urla, strida, e poi colpi di moschetto e la gente che scappava di qua e di là e proprio mentre mio nonno oramai stava alzando il frustino per dire in fretta al cavallo «Vai, vai, squagliamocela anche noi», gli è piombato sul carretto, sbucando come Mosè da una nuvola di polvere ma con un nugolo di guardie che gli correvano scalmanando appresso, gli è sbucato e piombato, tònf, sopra il carro il Rossoni, anche lui strillando: «Scàmpame Peruzzi, scàmpame».<br />
Che poteva fare mio nonno? Il Rossoni lo conosceva da quand’era ragazzino. Lo lasciava lì? Non s’è manco posto il pensiero mio nonno, è stato un riflesso automatico. Ha alzato il frustino e «Vai!», ha urlato al cavallo. Ma non ha fatto in tempo a dirgli «Vai» che le guardie gli sono state addosso. Chi tentava di fermare il cavallo prendendolo per il morso e chi menava di piatto con gli sciaboloni addosso al carro, al cavallo e al Rossoni.<br />
Io adesso non lo so se sono state più le botte al Rossoni o quelle al cavallo. Ma fatto sta che a mio nonno gli è saltata la mosca al naso e ha cominciato a tirare frustate con la frusta lunga a destra e a manca: guardie, borghesi, passanti, tutto quello a cui arrivava. «Fiòi de càn» strillava: «Fiòi de càn!», fuori di sé.<br />
Il cavallo non lo aveva mai visto così – glielo ho detto che era un uomo tranquillo, un pezzo di pane, dove lo mettevi stava per tutta la vita; ma chissà cosa dev’essergli preso quel giorno, la furia, forse, che da qualche parte a noi deve pure arrivare, in fin dei conti – e comunque il cavallo non lo aveva mai visto così e ha preso paura. Mica per le guardie e le bastonate sul groppone, quello s’è preso paura per il padrone e s’è imbizzarrito, ha cominciato a sgroppare come un puledro, saltava come ai rodei, s’incurvava, e il carretto saltava appresso a lui, con mio nonno e il Rossoni che si reggevano alle sponde e con mio nonno che strillava ancora «Fiòi de càn» e le funi che si rompevano e tutte le botticelle che cadevano per la strada e si sfasciavano, e il vino che andava perso, e mio nonno che pensava: «Che casso ghe digo inquò?» alla moglie, per tutti i danni del vino e delle botti che ci sarebbero stati da pagare.<br />
Per farla breve sono caduti per terra e s’è rotto anche il carretto, e poi il cavallo s’è fermato e le guardie li hanno presi e sbattuti in prigione, dopo avergli però dato un sacco di botte, soprattutto a mio nonno più che al Rossoni. Sia perché mio nonno era contadino vestito da contadino e quell’altro invece – per quanto sovversivo e rivoluzionario – era sempre vestito da persona per bene, col fiocchetto pure. Sia però per via delle frustate, perché diciamo la verità, il Rossoni le aveva solo prese ma mio nonno le aveva anche date. Poi gliele hanno restituite tutte – e un po’ anche al Rossoni – e li hanno messi in prigione. Processo e un mese di carcere.<br />
Adesso non so se il mese lo hanno scontato a Copparo o li hanno portati alle carceri di Ferrara, però so che stavano in cella assieme, una cella grande, un camerone, e per un mese hanno diviso sia il rancio schifoso che il bugliolo. Non sa cos’è il bugliolo? Era un vaso di coccio messo in un angolo, in cui ognuno andava a fare i propri bisogni. Spartivano il pane e i bisogni in pratica, e mio nonno, che non aveva mai avuto un’idea politica in vita sua – sì, i preti non gli piacevano, ma la politica era roba da signori per lui – mio nonno in quel mese, a stare a sentire il Rossoni dalla mattina alla sera, era diventato una specie di Carlo Marx pure lui, anche se ogni tanto, specie poco prima di dormire, quando ognuno stava rannicchiato nel suo cantuccio per tentare di acchiappare al volo il sonno, ogni tanto mio nonno diceva forte, da sotto la sua coperta: «Scàmpame, Peruzzi, scàmpame!» e tutta la camerata si metteva a ridere, Rossoni compreso. Poi, dopo che s’era placata l’ultima risata dal fondo della cella, mio nonno aggiungeva disperato: «Còssa ghe dìgo mo’ a mè mojère?». Gli altri ri-ridevano ancora, ma quello era il pensiero suo fisso, e man mano che passavano i giorni e finiva la pena da scontare e arrivava il momento di uscire, a mio nonno aumentava la pena di uscire: «Trenta giorni? Trent’anni dovevano darmi».<br />
Liberi comunque, rilasciati. E salutato il Rossoni al bivio di Tresigallo, mio nonno s’è avviato verso casa a Codigoro – una quindicina di chilometri a piedi – sempre con la voglia di rallentare o addirittura voltare e tornare indietro. Ma buono pure come il pane, non era però un uomo da sottrarsi al suo destino; quel che è fatto è fatto e così, lasciata la strada grande, ha preso la poderale verso casa. Lei l’ha visto da lontano – era pomeriggio inoltrato – che appariva e spariva tra l’ombra scura dei fogliami e gli sprazzi luminosi del sole che, oramai, si faceva strada a fasi alterne tra gli olmi del filare. E gli è andata incontro.<br />
Lui l’ha indovinata – percepiva solo la figura, col sole alle sue spalle; senza i lineamenti – e ha aumentato il passo: «Sia quel che sia». Ma quando a venti metri l’ha vista in viso che non era arrabbiata, che non ci sarebbe stata guerra per le botti il vino ed il carretto, che lei era solo felice di vederlo – felice e basta, e le ridevano gli occhi oltre che le labbra – allora mio nonno è corso per abbracciarla. Però appena l’ha toccata – solo le mani tese in avanti, prima ancora di abbracciarla – mio nonno s’è messo a piangere, che lei non lo aveva mai visto e neanche lui, a ricordarselo, s’era mai messo a piangere prima in vita sua. E mia nonna gli diceva: «Pagarém Peruzzi, pagarém» per consolarlo, perché pensava che lui piangesse per il dispiacere, per i pensieri, i debiti, il danno. E invece lui piangeva di contentezza: «Come te sì bèa» le diceva, «come te sì bèa». Mio nonno piangeva perché la moglie era bella. Tutto qua. Sì, certo, s’era pure sentito sollevato, placato oramai d’ogni ansia e disavventura; ma lui piangeva perché quella era bella, e non solo era bella, gli voleva anche bene. Lei non piange per queste cose qui?<br />
È stato solo dopo – a sera, a letto, dopo essersi placati d’amore e d’astinenza – che a lei è venuta voglia di qualche spiegazione in più. Prima aveva messo a letto i figli nell’altra stanza e s’era tenuta solo l’ultimo nato, l’Adelchi, nella culla a fianco al letto loro. S’era lavata col sapone profumato che teneva da una parte nel cassetto del comò, aveva dato la poppa all’Adelchi, ingozzandolo quasi: «Mangia fiòlo, mangia» che oramai gli usciva a rivoli il latte dalla bocca, finché non s’è addormentato come un sasso, sulla tetta. «Ora dorme fino a domani» aveva detto allora mia nonna e l’aveva messo nella culla, e subito alle tette ci si era messo il nonno, fino a stancarsi tutti e due dopo tutta quell’assenza, e solo dopo la nonna gli ha finalmente chiesto, ridendo quasi sotto i baffi, a canzonarlo: «Ma cos’è che t’ha preso Peruzzi, còssa te gà tòlto?». E rideva di gusto, tanto che s’è dovuta voltare pei sussulti del riso, perché erano coricati di fianco, uno dietro l’altra, e s’è voltata verso di lui, poggiata col gomito sul cuscino a chiedergli: «Ma còssa te gà tolto? Spiégheme, Peruzzi» e rideva, perché non ci aveva voluto credere quando la gente era venuta a dirle di lui che strillava sopra al carro «Fiòi de càn» e menava frustate alle guardie. E adesso stava lì a ridere, appoggiata al cuscino a immaginarsi la scena: «Còssa te gà tòlto?», con lui invece che guardava in alto al lume di candela verso una macchia del soffitto – una macchia d’umidità – con le mani giunte sotto la testa e i gomiti larghi; assorto, serio, a chiedersi anche lui cosa gli fosse preso quel giorno.<br />
«Non lo so neanch’io» le ha detto prima. Ma dopo un po’ ci ha ripensato – mentre lei ancora rideva e già ricominciava fintaindifferente a stuzzicargli con l’altra mano il cagnolino addormentato – e le ha detto voltandosi anche lui, e ricominciando a baciarla: «El cavàl, fémena, el cavàl no ghéa da tocarmelo!». E la nonna gli ha sentito nella voce un suono duro e sordo – la minaccia – che unito ai baci le rabbrividì la schiena.</p></blockquote>

	<h4>Vedi anche:</h4>
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		<title>Liberi e belli</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 14:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/leb.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-498" title="Lacca Libera e Bella" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/leb.gif" alt="Lacca Libera e Bella" width="160" height="608" /></a>Prologo.</p>
<blockquote><p><em>Anni fa, certamente prima dell&#8217;11 settembre 2001, quando i </em><strong><em>talebani</em></strong><em> imperversavano in Afghanistan, e si moltiplicavano gli appelli umanitari, di solidarietà soprattutto alle donne umiliate, torturate, uccise, proprio in quel periodo collaboravo con un istituto &#8220;culturale&#8221;, qui a Napoli. Ogni lunedi ci si riuniva per definire i programmi, gli eventi da organizzare eccetera. Uno di questi lunedi, una ragazza, laureata in sociologia, mi racconta il contenuto della conferenza che avrebbe dovuto tenere lì, dopo un paio di giorni. In sintesi, affermava che, al di là delle superficiali apparenze,  la condizione delle donne afghane era <strong>pressoché identica</strong></em><em> a quella delle donne occidentali. Entrambe vittime, sebbene in forma differente, del potere maschile, dell&#8217;oppressione sociale.<br />
Naturalmente </em><strong><em>trasecolai</em></strong><em>, e le chiesi se non si fosse spinta un po&#8217; troppo in là con il paradosso, con la provocazione. Mi rispose sorridendo, con l&#8217;aria compiaciuta di chi l&#8217;ha fatta grossa ma è sicura di passarla liscia, che no, non c&#8217;era nessun paradosso, nessuna provocazione. Lei davvero pensava quello. Mi guardai intorno aspettandomi stupori analoghi al mio. Invece, in quel gruppo di benestanti signore di buona famiglia e di migliori principii progressisti, di giovani e meno giovani volontari pieni di ardore, cultura e idealità, si mormoravano cose tipo </em>&#8220;vabbè, magari è un po&#8217; esagerato, ma in fondo&#8230; la società dei consumi, &#8216;sti americani&#8230; pure qua stiamo inguaiati, che mondo, che schifo&#8230; va sempre peggio&#8230;&#8221;</p></blockquote>
<p><img class="size-full wp-image-494 alignright" title="Statua della Libertà" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/liberty2.png" alt="Statua della Libertà" width="200" height="242" /></p>
<p>Fine del prologo.</p>
<p>Qualche giorno fa ho partecipato, come esponente della comunità degli <em>scriventi</em>, ad una manifestazione organizzata da alcune case editrici contro il ddl Alfano sulle intercettazioni, dedicata alla <em>Libertà d&#8217;espressione. </em>Si trattava di <span id="more-482"></span>leggere brani di vari autori che avessero come tema più o meno esplicito la <strong>Libertà</strong>. In molte città d&#8217;Italia contemporaneamente lo stavano facendo <em>celebrities </em>e sconosciuti, citando solennemente se stessi o altri.<br />
Di solito le <em>proteste</em> non mi entusiasmano<em>.</em> Sarà che mi sono fatto vecchio, sarà che tendo a sopportare sempre meno l&#8217;inevitabile accumulo di retorica, luoghi comuni e slogan idioti che proliferano come triste contrappasso all&#8217;incombere di Silvio sulle nostre teste. Ma in questo caso ho aderito con convinzione, sia per il merito, sia perché si trattava di un evento -almeno in teoria- di sapore letterario, più riflessivo, e soprattutto organizzato da una cara e volonterosa amica, assieme alla quale, con gli altri amati compagnucci del laboratorio di scrittura, avremmo fatto le nostre letture.<br />
Molte sono le riflessioni che mi ha provocato questa amena serata, e non vi tedierò appioppandovele tutte. Giusto un paio.</p>
<p>La prima, la butto lì veloce:  tra gli autori citati per le loro alate e vibranti parole sulla Libertà, c&#8217;erano <strong>Concetto Marchesi</strong>, latinista stalinista, <strong>Luciano Canfora</strong>, grecista forse non più stalinista ma certamente diffidente verso la democrazia e <strong>Paul Eluard</strong>, che, scrive Milan Kundera,<em>&#8220;sentii rinnegare pubblicamente e formalmente i suoi amici praghesi mandati al capestro dalla giustizia staliniana&#8221;. </em>Da cui la domanda: si può prescindere dalla coerenza razzolatoria della fonte nel citare una bella pagina predicatoria?<br />
E&#8217; probabile che nel <em>Mein Kampf</em> ci sia  più d&#8217;una frase che, presa a sé, tutti noi in astratto sottoscriveremmo. Ma che non citeremmo mai, o almeno non lo faremmo rivelandone l&#8217;autore.</p>
<p>Ma la seconda urge, bussa, è pesante, ormai irrimandabile. Devo tirarla fuori. Non posso più tacere, ahimè.</p>
<p>Appena ho saputo dell&#8217;evento, ho temuto una cosa. Che arrivasse una citazione. Una citazione inevitabile.</p>
<p>E infatti, è arrivata. Inesorabile come una barzelletta in un comizio di Berlusconi.</p>
<p><strong><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/Giorgio-Gaber-00.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-521" title="Giorgio-Gaber" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/Giorgio-Gaber-00.jpg" alt="Giorgio Gaber" width="220" height="262" /></a>Gaber</strong>. <em><a title="La libertà - Giorgio Gaber - testo" href="http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=57" target="_blank">La libertà</a></em><a title="La libertà - Giorgio Gaber - testo" href="http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=57" target="_blank">.</a><br />
<strong>E&#8217; arrivato il momento di fare coming out</strong>, e lo faccio. <strong>A me questa canzone non piace</strong>. Non mi piace proprio, e la cosa mi è diventata sempre più chiara col passare degli anni. Non mi piace la musica (il ritornello mi ricorda uno di quei cori da parrocchia, e non è un caso), non mi piace il testo, e <strong>non ne condivido il senso.</strong></p>
<p>E&#8217; una canzone <strong>moralista</strong>, nel senso peggiore. Ci vuol spiegare cos&#8217;è la libertà, e cosa non è. Ci dà una <em>interpretazione corretta</em> della libertà. Per cui, se non aderiamo a questa interpretazione, non siamo liberi. Se non <em>partecipiamo</em> non siamo davvero liberi.<br />
No. No. No.<br />
Questa libertà è libertà condizionata. Libertà chiosata, aggettivata.<br />
La parola libertà, come dice Flaiano (nel testo che ho letto quella sera),</p>
<blockquote><p><em>&#8220;non sopporta aggettivi né associazioni: io non volevo una libertà sorvegliata, difesa, personale, intellettuale; né gradivo che le si accoppiassero concetti altrettanto nobili, come Giustizia e Democrazia, parendomi che la libertà li contenesse tutti, anzi li proteggesse.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>La libertà, credo, è <strong>la responsabilità di scegliere</strong> tra le mille possibilità che la definiscono.</p>
<p>La libertà, fermo restando il rispetto degli altri e delle regole che gli danno corpo, <strong>è anche</strong> star sopra un albero. <strong>E&#8217; anche</strong> uno spazio libero. <strong>E&#8217; anche</strong>, ma non solo, <strong>partecipazione</strong>. La libertà di farsi i cazzi propri o non farseli. Di partecipare o no. Di essere simpatici o antipatici, stronzi o generosi. Attivi o passivi. Virtuosi o peccatori. Gay o etero, carnivori o vegetariani, altruisti o egoisti. L&#8217;idea che ci debba essere un principio moralmente vincolante per cui sei libero solo se la tua libertà la eserciti in una certa direzione è <strong>l&#8217;esatto contrario</strong> della libertà. E&#8217; ciò che hanno sempre predicato e praticato i totalitarismi. Nessuno di essi nega la libertà come valore, ma sempre se interpretata &#8220;nel senso giusto&#8221;, aggettivata, corretta, &#8220;morale&#8221;, &#8220;socialista&#8221;, &#8220;ariana&#8221;, &#8220;islamica&#8221; e così via. Avete presente <strong>Arancia meccanica </strong>e le riflessioni cui costringe lo spettatore sulla questione  della libertà di scelta (per inciso, Kubrick fu accusato da eccelse menti di avere fatto un film <em>fascista)</em>? Ecco. La questione è proprio quella.</p>
<p>E qui, devo allargare il discorso. Io ho amato Gaber, così come ho amato <strong>Pasolini</strong>. Ed ora riconosco chiara in entrambi un&#8217;innegabile impronta, ahimè, <strong>reazionaria</strong>, dettata sempre dalle migliori intenzioni e da una intelligenza finissima, ma spesso contraddittoria e pericolosa nelle sue conclusioni, soprattutto se maneggiate, oggi, dai loro minuscoli agiografi. Quest&#8217;impronta formalmente <em>umanistica</em> ha una chiara connotazione <strong>apocalittica</strong>, antimoderna, regressiva. Deriva perlopiù dalla <strong>Scuola di Francoforte</strong>, da <strong>Adorno</strong> e compagnia. <a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/adorno.gif"><img class="alignright size-full wp-image-547" title="Theodor W. Adorno" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/adorno.gif" alt="Theodor W. Adorno" width="279" height="280" /></a>Detta molto banalmente, ritiene che le libertà civili proprie delle società democratiche occidentali, siano <em>illusorie. </em>Un astuto trucco del sistema capitalista, tecnocratico e consumista, omologante. Il progresso scientifico? Produce mostri, è un continuo peggiorare verso il baratro. La tecnologia? E&#8217; pericolosa. I mass media? Il diavolo annebbiatore di menti, annichilatore di culture millenarie. Scopo di tutto ciò? Ingannare ed opprimere gli individui e renderli schiavi del consumo. Conclusione: Si stava meglio quando si stava peggio.</p>
<p>E qui forse avrete capito il perché del prologo.</p>
<p>E&#8217; davvero un&#8217;operazione facile e conveniente dirsi critici verso <em>questa </em>libertà, <strong>standoci però totalmente dentro</strong>. Ci si sente più intelligenti e più morali. &#8220;Fuori dal gregge&#8221;. Il nostro narcisismo  ne è appagato (come quello dello Jaromil de <em>La vita è altrove</em>). La sappiamo più lunga di te e siamo anche più buoni. E&#8217; davvero difficile, per molti, ammettere che la libertà è una cosa più semplice e forse banale, e non è quella di Gaber. E l&#8217;unico posto dove, pur a fatica e tra mille conflitti, può svilupparsi e cercare di affermarsi, è la stramaledetta democrazia, lo<strong> strafottuto sistema occidentale</strong>. Quello che è cominciato con lo schiavismo ed è arrivato ad un presidente di colore.</p>
<p>Ma se proprio pensate che sia sostanzialmente la stessa cosa, qui e lì, e che siamo tutti egualmente privi di libertà, magari perché non <em>partecipiamo, </em>fatemi una cortesia. Chiedete un&#8217;opinione in merito alle donne di Teheran, o di Kabul del tempo che fu. Ai Birmani, ai Nordcoreani, ai Cubani. Poi mi dite che vi rispondono.</p>
<td width="87" height="15"></td>

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</ul>

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		<title>Spiedino</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 10:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscita da poco una raccolta di racconti illustrati, Souvlaki, che comprende anche un mio contributo. So di essere giudice non imparziale, ma mi sembra un bell&#8217;oggetto. I racconti (almeno quelli degli altri) sono belli, e le illustrazioni (tutte di bravissimi illustratori italiani) forse anche di più. E&#8217; un&#8217;operazione fatta con amore e professionalità, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/copertina-souvlaki233.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-471" title="Souvlaki - Antologia di racconti illustrati" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/copertina-souvlaki233.jpg" alt="Souvlaki - Antologia di racconti illustrati" width="170" height="250" /></a>E&#8217; uscita da poco una raccolta di racconti illustrati, <strong>Souvlaki</strong>,<strong> </strong>che comprende anche un mio contributo. So di essere giudice non imparziale, ma mi sembra un bell&#8217;oggetto. I racconti (almeno quelli degli altri) sono belli, e le illustrazioni (tutte di bravissimi illustratori italiani) forse anche di più. E&#8217; un&#8217;operazione fatta con amore e professionalità, da persone -i ragazzi di <a title="Tapirulan" href="http://www.tapirulan.it" target="_blank">Tapirulan</a>- che amano il loro mestiere.</p>
<p>Se, come spero, morite dalla voglia di leggerlo avendolo tra le mani, <a title="Souvlaki in vendita su IBS" href="http://www.ibs.it/code/9788890276798/-sartori-m/souvlaki.html?shop=3132" target="_blank">potete comprarlo qui.</a></p>
<p>Se volete leggerlo, non vi va di spendere pochi euro, e non vi fa specie uccidervi la vista sui monitor, <a title="Souvlaki Ebook" href="http://www.tapirulan.it/e-books/souvlaki/index.html" target="_blank">qui c&#8217;è una versione online</a> (in flash, carina, con le pagine sfogliabili).</p>
<p><a title="Souvlaki su Anobii" href="http://www.anobii.com/books/Souvlaki/9788890276798/01fa14e8694fa5c521/" target="_blank">Questa è la pagina del libro su Anobii.</a></p>
<p><a title="Souvlaki in vendita su IBS" href="http://www.ibs.it/code/9788890276798/-sartori-m/souvlaki.html?shop=3132" target="_blank"></a></p>

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		<title>Accentuazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2007 11:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giorni di Nobel, questi. Sono una quarantina d&#8217;anni che dico Nòbel, con l&#8217;accento sulla o. E da quasi altrettanti ho un automatico moto di sdegnato sopracciglio ogni volta che sento qualcuno dire Premio Nobèl. Mi ha sempre fatto l&#8217;effetto di certe antiche zie che volevano fare le sofisticate e pronunciavano i nomi di famosi attori hollywoodiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Giorni di Nobel, questi. Sono una quarantina d&#8217;anni che dico <strong>Nòbel</strong>, con l&#8217;accento sulla o. E da quasi altrettanti ho un automatico moto di sdegnato sopracciglio ogni volta che sento qualcuno dire <strong>Premio Nobèl</strong>. </em><em>Mi ha sempre fatto l&#8217;effetto di certe antiche zie che volevano fare le sofisticate e pronunciavano i nomi di famosi attori hollywoodiani francesizzandoli (</em>Anfrì Bogàrt, Robèr Misciùm, Caterìn Ebùrn<em> e via dicendo). C&#8217;era una conoscente di <strong>Flaiano</strong> che parlava di <strong>Tolstoi</strong> chiamandolo</em> <strong>Tolstuà</strong>.<br />
<em>Eppure la mia tracotanza linguistica ha oggi subito uno smacco. Dopo aver sentito l&#8217;ennesimo giornalista -del tg2, figurarsi&#8230;- che diceva </em> &#8220;è stato assegnato il Nobèl per la pace ad Al Gore&#8221;, <em>mi sono deciso a fare</em> <em>un ricerchetta su Google, non avendo un dizionario a portata di mano. Ahimè, pare che abbia passato una vita ad i<img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/campanile2.jpg" alt="Achille Campanile" title="Achille Campanile" />narcare inutilmente il sopracciglio. Pare che si dica proprio</em> Premio Nobèl. <em>Per consolarmi, e per fare penitenza (l&#8217;ho trascritto a mano, non avendo lo scanner) ho ripescato un pezzo del 1965 di <strong>Achille Campanile</strong> sull&#8217;argomento accenti e televisione. Trovo che sia, scusate l&#8217;iperbole, assolutamente meraviglioso. Ed assolutamente esilarante (ogni volta che lo rileggo, rido da solo). E&#8217; lunghetto, e non ho avuto cuore di tagliarlo. Ma vedrete che vale la pena di leggerlo. </em></p>
<h2 align="center">LE OPERE E I FIERI ACCENTI</h2>
<p>Una delle prime gigantesche opere della TV è quella della bonifica integrale del linguaggio, di cui il benemerito sodalizio si accolla volontariamente l&#8217;immane pondo fin dal suo primo apparire.<br />
Nel riquadro di tale meritorio compito, di cui darò piena contezza nelle mie pagine olezzanti di lucerna, come quelle di Demostene, rientra lo</p>
<p align="center"><strong>SPOSTAMENTO DEGLI ACCENTI</strong></p>
<p>operato su larga scala. Vecchi accenti che da anni e talora da secoli riposavano indisturbati sulle posizioni occupate, in un neghittoso sonno e in un&#8217;immobilità da cui si sarebbe detto che niuno mai sarebbesi azzardato a toglierli, vengono audacemente rimossi e spostati a viva forza su altre sillabe. Chi viene fatto avanzare, chi indietreggiare. Chi si ferma è perduto.</p>
<p align="center"><strong>L&#8217;ESERCITO ATTACCANTE</strong></p>
<p>Per tale opera la TV si serve precipuamente d&#8217;una truppa d&#8217;assalto, composta di guastatori scelti, detti leggitori, <span id="more-417"></span>adibiti alla lettura de&#8217; comunicati del <em>Telegiornale</em>.<br />
Esseri cinici, decisi a tutto, essi non guardano in faccia veruno, imperocché stanno quasi sempre con gli occhi bassi sul comunicato.<br />
Lanciati all&#8217;attacco in prima linea, aprono la strada con orrevole slancio. Nulladimanco la loro tecnica d&#8217;assalto è la seguente: nel leggere un comunicato relativo ad avvenimenti, poniamo, verificatisi nella zona di Cassino, tentano un colpo di mano lanciando subdolamente, quand&#8217;uno meno se l&#8217;aspetta, un &#8220;nella zona di Càssino&#8221;, che lascia tramortito il telespettatore.<br />
Dopo di che, sollevano per un attimo lo sguardo dalle sudate carte, danno una fulminea occhiata all&#8217;immaginario ascoltatore, con aria di chi l&#8217;ha fatta grossa, per vedere come la prende. Visto che l&#8217;immaginario ascoltatore non reagisce, vanno avanti: il colpo è pienamente riuscito.<br />
Posciacché i guastatori hanno spianato il terreno, subentrano le truppe di rincalzo, composte dalle formazioni de&#8217; telecronisti, commentatori e presentatori.<br />
Segue un corpo di ausiliarie sceltissime, dette annuciatrici, che però hanno più che alto compiti di disturbo, mediante l&#8217;impiego di salmerie non composte da quadrupedi, ma da bipedi (papere someggiate), più atti alle sorprese.</p>
<p align="center"><strong>COLPO DI MANO SU ZANZIBAR</strong></p>
<p>Man mano che le varie parole vengono alla ribaltadell&#8217;attualità, il grande pubblico televisivo viene informato circa l&#8217;accentuazione televisiva di esse. In occasione di torbidi internazionali nell&#8217;omonima isola africana, Zanzibàr, detta anche prima d&#8217;allora Zànzibar, diventa Zanzìbar.</p>
<p align="center"><strong>IL DRAMMA DEL PREMIO NOBEL</strong></p>
<p>Le annuali assegnazioni del Premio Nobel fanno sì che da noi questo cessi d&#8217;essere, com&#8217;era sempre stato in Italia, il Premio Nòbel, ma diventi il Premio Nobèl, con grande rabbia del poeta Quasimodo<sup>1 </sup>(sec. XX; geometra e prosatore, emulo di Leopardi, di cui tenta di superare<em> Il sabato del villaggio </em>col suo <em>Ed è sabato sera</em>, in cui l&#8217;allusione al sabato, caro alle classi cosiddette lavoratrici in contrapposizione a noi che saremmo le classi riposatrici, gli vale la simpatia del partito che si autodefinisce dei lavoratori, in contrapposto a noi che saremmo i riposatori).<br />
<img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/alfred_nobel.jpg" alt="Alfred Nobel" title="Alfred Nobel" />Il quale Quasimodo, avendo sognato per anni di avere il Premio Nobel, un avolta conseguitolo si sente dire di avere conseguito il Premio Nobèl, che tutta un&#8217;altra cosa, e si sente defraudato da quell&#8217;accento, che cambia la fisionomia della parola, e di conseguenza della cosa.<br />
Sdegnato per lo spostamento d&#8217;accento di cui viene informato durante uno dei suoi frequenti viaggi in Italia (in cui viene per la lucidatura dei suoi stivali ad opera di alcuni scrittori), lo scrittore francese Sartre, la cui cosa più bella sono i suoi occhi storti, rifiuta il Premio Nobèl, gettando nella costernazione i 14.818 scrittori e scribacchini nostrali<sup>2</sup> che, Nòbel o Nobèl, lungi dal rifiutarlo, sarebbero disposti a portare l&#8217;acqua con le orecchie fino a Stoccolma; cosa che del resto saprebbero fare molto meglio che scrivere; e che almeno servirebbe loro per lavasi una buona volta le orecchie.</p>
<p align="center"><strong>IL CASO PASTERNACK</strong></p>
<p>Non è da dirsi poi come resta il telespettatorequando in occasione dell&#8217;assegnazione del Premio Nobel allo scrittore sovietico Pasternack, sente leggitori e commentatori televisivi nostrali che parlano del Nobèl a Barìs Pasternàck.<br />
Passi per il Nobèl, cui s&#8217;era ormai rassegnato. Ma quel Barìs è un vero colpo di scena. Sarà esatto in Russia, ma da noi s&#8217;era sempre detto Bòris: re Bòris di Bulgaria, il nichilista Bòris di T<em>artarino sulle Alpi</em> ecc. ecc. Ci voleva la TV perché financo il <em>Bòris Gòdunoff </em>diventasse<em> Barìs Godunòff.<br />
</em>Che non è escluso diventi, nelle telecronache di eventuali future stagioni scaligere, <em>Barìs Gadunòff</em>, visto che proprio in questi giorni il muscista russo Prokofiev è diventato in bocca all&#8217;annunciatrice del concerto a lui dedicato, Prakofiev.<br />
Perchè pare che in Russia l&#8217;&#8221;o&#8221; si pronunzi &#8220;a&#8221;, e non si capisce perché laggiù scrivano &#8220;o&#8221; se poi si deve dire &#8220;a&#8221;. Ma il comunismo è tutto così.</p>
<p align="center"><strong>COSA AVVERREBBE SE DA NOI PREVALESSE IL COMUNISMO</strong></p>
<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/hammersickle.gif" alt="Bandiera comunista con falce e martello" title="Bandiera comunista con falce e martello" />La cosa non manca di diffondere negli ambienti nostrali la preoccupazione che se per avventura, o disavventura, dovessimo cadere in mano al comunismo, in Italia l&#8217;ovo diventi avo (benché anche come avo, e magari bisavo e trisavo, sarebbe sempre più fresco del comune ovo di giornata in commercio da noi), e che l&#8217;omo (o uomo) diventi un amo a cui abboccare, più di come non avvenga oggi.<br />
Russificatici tutti, l&#8217;attore Dario Fo<sup>3</sup> diventerebbe Dario Fa. Ma che fa? Boh! Anzi: bah! Carlo Bo diventerebbe Carlo Ba. La Callas<sup>4</sup> diventerebbe Collas e s&#8217;appiccicherebbe sempre più. Paola Borboni<sup>5</sup> diventerebbe Barboni, l&#8217;autore televisivo Chiosso<sup>6</sup> diventerebbe Chiasso, il presentatore Corrado diventerebbe Corrodo, e Salvator Gotta<sup>7</sup> si trasformerebbe in Salvator Gatta e dovremmo fornirgli la trippa e il polmone. La trippa già ce l&#8217;ha.</p>
<p align="center"><strong>LE METAMORFOSI</strong></p>
<p>Per l&#8217;incontro, altrettali preoccupazioni deve destare il pensiero che prevalga l&#8217;Occidente. Eterno, irreducibile antagonismo su tutti i fronti! Se nei paesi sovietici l&#8217;&#8221;o&#8221; si pronunzia &#8220;a&#8221;, al contrario, nei paesi anglosassoni, l&#8217;&#8221;a&#8221; si pronunzia &#8220;o&#8221;.<br />
E come potete sperare di mettere d&#8217;accordo due mondi che hanno concezioni diametralmente opposte perfino sulla pronunzia delle vocali? Quelo che per gli americani è l&#8217;ONU, per i sovietici è l&#8217;ANU.<br />
Saggiamente la nostra TV si barcamena, dando, ove occorra, un colpo al cerchio e uno alla botte. Così, quello che da oltre mezzo secolo era, in Italia, Falstaff, è diventato all&#8217;improvviso, alla nostra TV, Folstaff. Esattamente finché si vuole, ma con grande rabbia di Giuseppe Verdi (sommo musicista italiano, n. nel 1813, m. nel 1901, e accoppato una seconda volta dalla nostra TV nel 1964 con la trasmissione <em>Vita di Verdi</em>), il quale ha sempre detto in tutti i toni Falstaff.</p>
<p align="center"><strong>SE INVECE PREVALESSE L&#8217;OCCIDENTE</strong></p>
<p><img align="right" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/amflag.jpg" alt="Bandiera USA" title="Bandiera USA" />Ora, con la tendenza televisiva a mimetizzarsi anche fonicamente, è chiaro che, ove prevalesse l&#8217;Occidente, per la nostra TV Riccardo Bacchelli diventerebbe un Riccordo, se non addirittura un Ricordo, Bocchelli<sup>8</sup>; Gabriele Baldini si confondrebbe col pittore Boldini<sup>9</sup> (discepolo di T. Minardi, 1842-1931); il pittore Massimo Campigli<sup>9</sup> (Firenze, 1905, autodidatta; cominciò a dipingere a Parigi nel 1919) diventerebbe Compigli, poi Scompigli, e forse col tempo, chi sa?, Massimo Scompiglio. Arnoldo Foà diventerebbe Foò e Delia Scala, Scola. Peggio di tutti starebbero Carlo Mazzarella, che diventerebbe Mozzarella, e Cristina Gajoni.<br />
Legittimo pertanto e giustificato il panico che regna nelle file degl&#8217;interessati. Quanto alla nostra TV, nessun pànico, ma sempre e soltanto panìco.</p>
<p align="center"><strong>FERMENTO SUL CANALE DI PANAMA</strong></p>
<p>Lo scontento serpeggiante in alcune repubbliche del Centro America, provocando sugli albori del 1965 moti sediziosi nella Repubblica Panamense, fa divenire presso la nostra TV Canale di Panamà quello che per noi e per tutti era sempre stato il Canale di Pànama, fin dai tempi dell&#8217;apertura di esso, <img src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/panama.jpg" alt="Panama (cappello)" class="alignright" />vagheggiato dal sommo Lesseps (Ferdinando Maria, visconte di; 1805-1894; diplomatico.)<br />
Vecchi signori forniti dell&#8217;omonimo cappello di paglia fremono al pensiero di  avera vuto per tanto tempo sulla testa, a loro insaputa, il panamà invece del pànama, come avevano sempre creduto; e vergognosi sono tentati di sostituire il detto copricapo con la paglietta o la bombetta, ma li trattiene il timore che che la TV li cambi loro in pagliettà e bombettà.<br />
Le ossa di Odoardo Spadaro fremono nella tomba.</p>
<p align="center"><strong>CHE AVVIENE IN CANADÀ?</strong></p>
<p>Al contrario, il Canadà, in occasione dei campionati di hockey su ghiaccio (inverno &#8217;65), diventa Cànada per bocca del telecronista. In questo particolare caso, avrà ragione, non si dice di no. Ma in Italia s&#8217;era sempre detto Canadà.<br />
&#8220;Tutto da rifare!&#8221; esclamano sconfortati gli autori della canzonetta &#8220;Aveva una casetta piccolina in Canadà&#8221;, basata tutta su quell&#8217;&#8221;a&#8221; finale accentata.<br />
Un sordo malcontento serpeggia tra geografi e poeti, i quali temono che, di questo passo, quella grande e popolosa regione dal clima inclemente divenga Canàda.</p>
<p align="center"><strong>LINGUA TOSCANA IN BOCCA ROMANA</strong></p>
<p>Nella trasmissione<em>  Il mondo di Hollywood </em>(agosto 1965), &#8220;cònstata&#8221;, voce del verbo constatare, diventa &#8220;constàta&#8221;. Dio mio, tutto si può fare, e non ne faremmo oggetto della presente trattazione se, in questo caso, non fosse fin troppo evidente, nei puristi televisivi, l&#8217;influenza della scuola media inferiore, che insegna come l&#8217;italiano più puro sia quello che si parla a Firenze (e non, come ritengono altri studiosi (scuola del Cutolo), quello che si parla a Maddaloni). Per conseguenza, i detti puristi televisivi ritengono di pronunziare &#8220;constàta&#8221; alla fiorentina equivocando con la costata alla fiorentina<sup>10</sup>.</p>
<p align="center"><strong>METAPONTO</strong></p>
<p>Un grosso colpo viene fatto in <em>Mare contro mare</em>, dove, per bocca della presentatrice femminile, la da parecchi anni vezzosa Silvana Pampanini, veniamo a sapere che, di Metaponto, quelle solerti autorità locali, invece che una fertile òasi, sono riuscite a fare una fertile oàsi.</p>
<p align="center"><strong>CELEBRAZIONI DANTESCHE</strong></p>
<p><img src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/dante.jpg" alt="Dante Alighieri" class="alignright" /></p>
<p>Nel medesimo torno di tempo, un noto attore, in una rubrica culturale, citando Dante in occasione delle celebrazioni centenarie della di lui morte, lancia un &#8220;tetragòno ai colpi di fortuna&#8221;. Le ossa del sommo poeta, benché tetràgone ai colpi di fortuna, frèmono (anzi: fremòno).</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>TRAGEDIA NELLA TRAGEDIA</strong></p>
<p>Durante la trasmissione d&#8217;una tragedia classica, in quello che viene definito il setimanale appuntamento del venerdì con la prosa, s&#8217;ode un&#8217;illustre attrice che, invece di &#8220;mercé mia&#8221;, dice &#8220;mèrce mia&#8221;. Il che molto rallegra i commercianti, che d&#8217;ind&#8217;innanzi possono aspirare a sentir parlare, nelle tragedie classiche, di merce mia, merce sua, merce tua e merce loro, e di vedere sui teleschermi la tragedia trasformata in una merce ria.</p>
<p align="center"><strong>STRANO CONVEGNO DEI PARTECIPANTI AI DIBATTITI TELEVISIVI</strong></p>
<p>Indi ci càpita (e non capìta) di sentir parlare, sui teleschermi, di riunioni e dibattiti a cui i partecipanti non partécipano, ma partecìpano.  Il che fa chiaramente intendere che, di essi, ai detti dibattiti, parte cìpano e parte non cìpano. Chi saranno quelli che cìpano e chi quelli che non cìpano? Si attendono chiarimenti dal ministero delle Partecipazioni. Anzi, a voler essere proprio televisivamente precisi, dal ministero delle Cipazioni.</p>
<p align="center"><strong>IL BAULE MISTERIOSO</strong></p>
<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/baule.jpg" alt="Baule" title="Baule" />Tutto ciò senza parlare dell&#8217;opera indefessa svolta dall&#8217;ente televisivo per trasformare il baùle in bàule, per mezzo di interviste ad agenti di polizia, in occasione del ratto di  Mordechai Louk<sup>11</sup>. D&#8217;altronde, nella stessa trasmissione in cui se ne parlava, si venne a sapera a un certo punto che uno degl&#8217;intervistati che diceva con insistenza &#8220;bàule&#8221; si chiamava Praticò. Si vede che non era molto praticò degli accentì.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788845253775/campanile-achille/televisione-spiegata-popolo.html?shop=3132" title="La televisione spiegata al popolo"><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/tsp.jpg" alt="La televisione spiegata al popolo" title="La televisione spiegata al popolo" /></a><small><sup>1</sup>Per le note bio-bibliografiche vedi quanto è scritto fra parentesi.<br />
<sup>2</sup>Nessuna nota corrisponde a questa chiamata.<br />
<sup>3</sup>La nota corrispondente a questa chiamata è stata soppressa dalla censura de&#8217; costumi.<br />
<sup>4</sup>Celebre cantante fiorita nella seconda metà del secolo XX.<br />
<sup>5</sup>Celebre attrice italiana sfiorita nella prima metà del secolo XX.<br />
<sup>6</sup>Anonimo del &#8217;900.<br />
<sup>7</sup>Scrittore che fiorì nel &#8217;900 e sfiorì sull&#8217;&#8221;Ottocento&#8221;.<br />
<sup>8</sup>Il cui <em>Mulino del Po</em> diventerebbe, in caso di prevalenza comunista, <em>Mulino del Pa</em>, all&#8217;uso russo.<br />
<sup>9</sup>Per le notizie biografiche, l&#8217;autore rimanda il lettore a quanto è scritto nelle parentesi.<br />
<sup>10</sup>Pregevole vivanda così denominata non, come potrebbe credersi, in omaggio alla <em>Fiorentina</em> di Flora Volpini, organizzatrice degli <em>Incontri con l&#8217;autore</em>, e relativi banchetti, ma perché chi l&#8217;ha mangiata al ristorante, quando arriva il conto suole esclamare: &#8220;Accidenti, quant&#8217;è costata!&#8221;<br />
<sup>11</sup>Condannato a 13 anni di carcere. Meglio 13 anni in galera che un giorno nel baule.<br />
 </small></p>
<p><em>Da<strong> Achille Campanile,</strong> </em><a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788845253775/campanile-achille/televisione-spiegata-popolo.html?shop=3132" title="La televisione spiegata al popolo"><em><strong>La televisione spiegata al popolo</strong>,</em></a><em> Bompiani</em></p>

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	<li><a href="http://www.cronopio.info/giustizialismo-lessicale/" title="Giustizialismo lessicale (15 febbraio 2006)">Giustizialismo lessicale</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/windows-svista/" title="Windows Svista (8 gennaio 2007)">Windows Svista</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/verba-volant/" title="Verba volant (30 gennaio 2006)">Verba volant</a> </li>
</ul>

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		<title>La vastità del tutto</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Sep 2007 09:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per caso, mi è capitata tra le mani una raccolta di saggi di Italo Calvino, nella quale ho trovato il brano che segue, del 1967. Quando parla di comico, di ironia e di satira, si riferisce al campo letterario, ma è evidentemente un discorso applicabile a tutto l&#8217;ambito della comunicazione,  forse anche oltre. Ed attualissimo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per caso, mi è capitata tra le mani una raccolta di saggi di <strong>Italo Calvino</strong>, nella quale ho trovato il brano che segue, del 1967.<br />
Quando parla di comico, di ironia e di satira, si riferisce al campo letterario, ma è evidentemente un discorso applicabile a tutto l&#8217;ambito della comunicazione, </em><em> forse anche oltre. Ed attualissimo.</em></p>
<p>L&#8217;elemento letterario del &#8220;comico&#8221; ha per me grande importanza, ma non è la satira l&#8217;atteggiamento che riconosco come a me più congeniale.<br />
La satira ha una componente di moralismo e una componente di canzonatura. Entrambe le componenti vorrei mi fossero estranee, anche perchè non le amo negli altri.<img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/09/italo_1.gif" alt="Italo Calvino" title="Italo Calvino" /> Chi fa il moralista si crede più furbo, o meglio crede le cose più semplici di come appaiono agli altri. In ogni caso, la satira esclude un atteggiamento d&#8217;interrogazione, di ricerca. Non esclude invece una forte parte d&#8217;ambivalenza, cioè la mescolanza d&#8217;attrazione e ripulsione che anima ogni vero satirico verso l&#8217;oggetto della sua satira. Ambivalenza che se contribuisce a dare alla satira uno spessore psicologico più ricco, non ne fa per questo uno strumento di conoscenza poetica più duttile: il satirico è impedito dalla ripulsione a comprendere meglio il mondo da cui è attratto, ed è costretto dall&#8217;attrazione a occuparsi del mondo che gli repelle.<br />
Quel che cerco nella trasfigurazione comica o ironica o grottesca o fumistica è la via d&#8217;uscire dalla limitatezza e univocità d&#8217;ogni rappresentazione e ogni giudizio. Una cosa si può dirla almeno in due modi: un modo per cui chi dice vuol dire quella cosa e solo quella; e un modo per cui si vuol dire si quella cosa, ma nello stesso tempo ricordare che il mondo è molto più complicato e vasto e contraddittorio. L&#8217;ironia ariostesca, il comico shakespeariano, il picaresco cervantino, lo humour sterniano, la fumisteria di Lewis Carrol, di Edward Lear, di Jarry, di Queneau valgono per me in quanto attraverso ad essi si raggiunge questa specie di distacco dal particolare, di senso della vastità del tutto.<br />
E non è da dire che sia un risultato a cui giungono soltanto i grandi. E&#8217; piuttosto un <em>metodo</em>, un tipo di rapporto col mondo, che può informare di sé manifestazioni svariate e quotidiane di una civiltà. Si pensi a quanto il <em>sense of humour</em> abbia contato nella civiltà inglese, non solo, ma quanto abbia contato nell&#8217;arricchire l&#8217;ironia letteraria di dimensioni fondamentali, sconosciute al mondo classico: e non mi riferisco tanto al fondo di melanconia simpatica verso il mondo, quanto alla prima virtù di ogni vero &#8220;umorista&#8221;: coinvolgere nella propria ironia anche se stesso.<br />
Da quese predilezioni derivano le mie riserve sulla satira, concentrata com&#8217;essa è con passione esclusivo-ambivalente sul polo negativo del proprio universo, attenta a tener fuori dalla contestazione l&#8217;io dell&#8217;autore. Però apprezzo e amo lo spirito satirico quando viene fuori senza una particolare intenzione, in margine a una rappresentazione pù vasta e più disinteressata. E certamente ammiro la satira e mi faccio piccolo piccolo al suo cospetto quando la carica dell&#8217;accanimento derisorio è portata alle estreme conseguenze e supera la soglia del particolare per mettere in questione l&#8217;intero genere umano, come in Swift e in Gogol&#8217;, confinando con una concezione tragica del mondo.</p>
<p align="right"><em>Italo Calvino</em>, da <a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804399919/calvino-italo/pietra-sopra.html?shop=3132" title="Una pietra sopra - Italo Calvino">&#8220;<strong>Una pietra sopra</strong>&#8220;, Mondadori (prec. ed. Einaudi)</a></p>

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</ul>

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		<title>Scritture</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 11:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi fa piacere segnalare i commenti che Antonio Pennacchi, l&#8217;autore de Il Fasciocomunista , da cui è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico, ha lasciato al mio post di qualche mese fa. A breve, per completare il discorso, un post sul libro. Vedi anche: Il primo sorso affascina&#8230; The Black Dahlia Quattro film Quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fa piacere segnalare i commenti che <strong>Antonio Pennacchi</strong>, l&#8217;autore de <a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804565994/PENNACCHI-ANTONIO/IL-FASCIOCOMUNISTA-VITA-SCRITERIATA-ACCIO-BENASSI.html?shop=3132" title="Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi"><strong><em><font color="#0066cc">Il Fasciocomunista</font></em></strong></a> , da cui è stato tratto il film <strong>Mio fratello è figlio unico</strong>, ha lasciato al <a href="http://www.cronopio.info/?p=340" title="Mio fratello è figlio unico">mio post di qualche mese fa</a>.</p>
<p>A breve, per completare il discorso, un post sul libro.</p>

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	<li><a href="http://www.cronopio.info/the-black-dahlia/" title="The Black Dahlia (3 ottobre 2006)">The Black Dahlia</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/quattro-film/" title="Quattro film (3 ottobre 2007)">Quattro film</a> </li>
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	<li><a href="http://www.cronopio.info/mio-fratello-e-figlio-unico/" title="Mio fratello è figlio unico (24 aprile 2007)">Mio fratello è figlio unico</a> </li>
</ul>

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		<title>Ebreo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 09:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo che segue è un articolo di Giorgio Manganelli, pubblicato originariamente sul Corriere della Sera nel 1982, ed ora incluso in Mammifero italiano, Adelphi 2007. Non avrei potuto trovare migliore nutrimento per una delle mie principali e più felici ossessioni, di cui forse qualcuno si sarà accorto ultimamente qui.   In questi giorni è avvenuto qualcosa di singolare, di oscuro, potente e meraviglioso, di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo che segue è un articolo di <strong>Giorgio Manganelli</strong>, pubblicato originariamente sul Corriere della Sera nel 1982, ed ora incluso in</em> <strong><a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788845921377/MANGANELLI-GIORGIO/MAMMIFERO-ITALIANO.html?shop=3132" title="Giorgio Manganelli - Mammifero italiano">Mammifero italiano</a></strong><em><a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788845921377/MANGANELLI-GIORGIO/MAMMIFERO-ITALIANO.html?shop=3132" title="Giorgio Manganelli - Mammifero italiano">, Adelphi 2007</a>. Non avrei potuto trovare migliore nutrimento per una delle mie principali e più felici ossessioni, di cui forse qualcuno si sarà accorto ultimamente qui.</em>  </p>
<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/stelladavide.jpg" alt="Stella di Davide" title="Stella di Davide" />In questi giorni è avvenuto qualcosa di singolare, di oscuro, potente e meraviglioso, di cui forse a fatica ci rendiamo conto; personalmente, me ne sono accorto dieci minuti fa, scorrendo i giornali su cui si discute di antisemitismo, di Begin e dei palestinesi. Si dice dovunque, ed è patente verità, che in italia non esiste antisemitismo; che nessuna forma di persecuzione è pensabile, o di ostracismo e diffidenza; e tutto ciò è giuridicamente inattaccabile.<br />
Ma non credo che sia questo il problema che è esploso davanti ai nostri occhi con una intensità sconvolgente, a tal punto che gli stessi ebrei ne sono stati travolti.<br />
Non è rilevante constatare che non esiste né è pensabile in Italia un antisemitismo organizzato e pubblico; non è rilevante giacchè la civiltà occidentale, tutta, ha sempre avuto dentro di sé questo problema, il rapporto con il mondo ebraico. E&#8217; possibile che questo problema sia addirittura uno dei temi fondamentali per intendere tutta la storia di ciò che chiamiamo Occidente, dalla Russia all&#8217;America passando per Berlino, Parigi, Roma, e si noti, tutt&#8217;e tre le Rome, se non sono quattro.<br />
Che significa questa ossessione millenaria? Perché cose di una mostruosità inaudita sono accadute e continuano ad accadere? Perché l&#8217;ebreo è «ebreo»? La mia convinzione è che a tutti noi, noi occidentali, viene posta una domanda di infinita oscurità e profondità, una domanda da cui dipende la salvezza della nostra anima, come dicono i cristiani, o comunque del nostro significato, che solo ci abilita ad esistere: e la domanda è questa: sei o non sei ebreo?<br />
Non ho detto: sei <em>con</em> gli ebrei, ma sei ebreo; giacché essere ebreo è una condizione umana estrema, terribile e insondabile; una condizione di cui l&#8217;occidentale ha paura; e noi sappiamo che si ha paura di ciò che sta dentro di noi, non di ciò che ci è estraneo. Se l&#8217;Occidente ha combattuto gli ebrei, superando in questa lotta ogni abiezione di cui mai è stato capace, ciò viene solo dal fatto che l&#8217;Occidente ha paura della propria interiore domanda ebraica, qualla continua, eterna, mite, irriducibile domanda che lo insegue, che lo costringe a far ciò che non vuol fare, capire se stesso, oltre quei limiti che la sua cultura, la sua ansia di protezione, la sua paura di esistere gli impongono. Ma qual&#8217;è questa domanda ebraica?<span id="more-388"></span></p>
<p>Cercherò di dire, in modo molto elementare, quel che mi sembra almeno uno dei punti essenziali: la rinuncia alla protezione; e per protezione intendo tutto ciò che tiene lontano dalla nostra esistenza le immagini non misurabili: i sogni, le caverne oscure cui la nostra anima accede e dove dimorano gli dèi, la solitudine non terrestre ma universale, la violenza dei simboli che ci aggrediscono e ci sorprendono, la notturna altezza del mistero, il non sapere che cosa significa questa serie di eventi disordinati che chiamiamo «vita», e che non ha quiete e senso se non appunto nell&#8217;incontro con il terribile, con l&#8217;altrove; forse quest&#8217;ultima parola tocca da vicino il tema di cui è impossibile parlare se non con tremore e angoscia; l&#8217;occidentale ha il terrore dell&#8217;altrove, odia l&#8217;altrove e tuttavia sa nelle sue viscere geroglifiche che solo l&#8217;altrove custodisce il suo significato.<br />
Ora, l&#8217;ebreo è sempre stato l&#8217;uomo dell&#8217;altrove, e in questo senso è stato lo scandalo, giacché egli era ciò appunto che all&#8217;occidentale si chiede di essere, e che l&#8217;occidentale rifiuta di essere. L&#8217;antisemitismo non è un fenomeno di malvagità politica, troppo lunga è la sua storia per non sospettare che nasconda qualcosa di terribile, una sorta di follia che sempre colpisce chi froda se stesso e mente sul proprio destino. E l&#8217;Occidente è vissuto di frode. <img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/manganelli.jpg" alt="Giorgio Manganelli" title="Giorgio Manganelli" />Ora la presenza ebraica continuamente e con molta dolcezza &#8211; ciò che fa impazzire -, tocca e svela la frode.<br />
Vorrei fosse chiaro che non di una dottrina, di una fede ebraica sto cercando di parlare, ma di una condizione, una collocazione nel mondo, e soprattutto, come dire?, una angolatura dell&#8217;anima; come se gli ebrei guardassero da un&#8217;altra parte, verso cose che non osiamo guardare. Poco importa che l&#8217;ebreo sia laicizzato, ateo, e si pensi occidentale; Freud era tutto ciò, e pure per primo intese i sogni, e ritrovò i simboli, e visse tra i segni della Cabbala. Per dirlo in modo semplice, nascita, anima e morte, checché esse siano, non si laicizzano. Ed è su queste immagini che siamo chiamati a rispondere; ed esse sono soltanto le immagini periferiche dell&#8217;altrove.<br />
Dunque: la domanda millenaria &#8211; non di questi giorni truci ed effimeri &#8211; cui siamo chiamati a rispondere è se accettiamo di essere ebrei; giacché mi pare di capire che non c&#8217;è alternativa: noi possiamo solo reprimere o accettare questa nostra condizione interiore, questo luogo insieme dei significati e del terrore. L&#8217;ebreo è esule: e noi crediamo di non esserlo? L&#8217;ebreo deve, è costretto, e insieme gli è naturale, misurarsi con le tenebre, giacché da millenni è l&#8217;oggetto privilegiato dell&#8217;ombra, il buio interiore dell&#8217;Occidente che lo investe.<br />
Dunque anche per noi il problema è questo: quale rapporto scegliamo con le nostre tenebre, con l&#8217;ombra? Per uno dei paradossi inquietanti e insondabili della condizione ebraica, il problema è apparentemente collettivo ma in realtà individuale; la domanda viene posta ad ognuno di noi, ed anche se l&#8217;assordiamo con i ringhi e i guaiti della nostra paura, questa domanda non cesserà di seguirci, quieta ed eterna come il vento in cui Elia riconobbe la presenza del Dio che non si può guardare. La domanda ritorna: sei ebreo? Se risponderemo di no, la nostra sorte sarà il terrore di noi stessi, la follia.</p>

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	<li><a href="http://www.cronopio.info/per-essere-chiari/" title="Per essere chiari (9 febbraio 2008)">Per essere chiari</a> </li>
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	<li><a href="http://www.cronopio.info/le-parole-e-le-cose/" title="Le parole e le cose (31 marzo 2007)">Le parole e le cose</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/pret-a-ecrire/" title="Pret a ecrire (6 febbraio 2008)">Pret a ecrire</a> </li>
</ul>

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		<title>Come visitare lo studio d&#8217;un pittore</title>
		<link>http://www.cronopio.info/come-visitare-lo-studio-dun-pittore/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2006 10:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Achille Campanile, da In campagna è un&#8217;altra cosa (1931) La visita allo studio d&#8217;un pittore è una cosa difficile. Si comincia, di solito, a lodare sventatamente i primi quadri con superlativi; dopo qualche passo, l&#8217;incauto che s&#8217;è slanciato a cuor leggero su questa via, deve ripetersi o tentar qualche variante che, a chi udisse senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Achille Campanile</strong>, da <em><strong><a title="In campagna è un'altra cosa" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=3132&#038;c=VGOQRMOJGQYHE" target="_blank">In campagna è un&#8217;altra cosa</a></strong></em> (1931)</p>
<p><img id="image207" title="Disegno di Saul Steinberg" alt="Disegno di Saul Steinberg" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2006/09/stein3b.gif" align="right" />La visita allo studio d&#8217;un pittore è una cosa difficile.<br />
Si comincia, di solito, a lodare sventatamente i primi quadri con superlativi; dopo qualche passo, l&#8217;incauto che s&#8217;è slanciato a cuor leggero su questa via, deve ripetersi o tentar qualche variante che, a chi udisse senza vedere, farebbe credere trattarsi d&#8217;un pranzo. E poiché la buona educazione, e anche il pittore, vogliono un crescendo ammirativo nei giudizi, a un certo punto il visitatore non sa come andare avanti. Se il primo quadro è bellissimo, il secondo splendido, il terzo maraviglioso e il quarto magnifico, come sarà il quinto? Mettiamo che sia sorprendente; al sesto vi voglio vedere. Per via del crescendo, esso non potrà che rientrare nell&#8217;ordine del soprannaturale. E dal settimo in poi?<br />
Ecco. L&#8217;errore in cui cadono quelli che visitan lo studio d&#8217;un pittore, è di cominciar dai superlativi. Bisogna, invece, amministrare con previdenza il patrimonio degli aggettivi, magari cominciandocon una certa freddezza. Ma se lo studio è molto fornito neppur questo è sufficiente; si comincerebbe con: &#8220;passabile, non c&#8217;è male, grazioso, bello&#8221;, e subito si ricadrebbe nel vicolo cieco dei &#8220;bellissimo&#8221;, eccetera. <br />
Dunque?<span id="more-206"></span><br />
Dunque, signori, cominciare con apprezzamenti tanto più freddi, quanto più numerosi sono i quadri da esaminare, per aver poi il margine necessario al crescendo. Prima di cominciare il giro si domanda:<br />
« Quanti sono i quadri da vedere? ».<br />
« Quattordici ».<br />
Bene. Per gli ultimi dieci sono a posto. Bisogna trovare gli apprezzamenti per i primi quattro: apprezzamenti freddi, date l&#8217;esigenze del crescendo.<br />
Ecco uno<br />
SPECCHIETTO PER QUATTORDICI QUADRI.</p>
<p>1. Così così.<br />
2. Passabile.<br />
3. Niente di straordinario, ma insomma ci possiamo contentare.<br />
4. Un pochino meglio.<br />
5. Non c&#8217;è male.<br />
6. Discreto.<br />
7. Grazioso.<br />
8. Bello.<br />
9. Bellissimo.<br />
10. Splendido.<br />
11. Maraviglioso.<br />
12. Magnifico.<br />
13. Sorprendente.<br />
14. Soprannaturale.</p>
<p>E se i quadri sono molti di più? Bando agli scrupoli: cominciare con apprezzamenti sfavorevoli. Ci guadagneranno i superlativi finali.<br />
Mentre ci dirigevamo verso lo studio, ho chiesto al signor Gontrano : <br />
«Quanti quadri? ».<br />
«Un centinaio ».<br />
Ho vacillato. Ma non mi son perso d&#8217;animo.<br />
Davanti al primo non dico parola; per avere il vastissimo margine necessario al crescendo, e poiché sono un discreto simulatore, ho dato segni di nausea.<br />
«Si sente male? », fa Gontrano. « Vuole un vomitativo? ».<br />
« Non occorre », mormoro. « La vista di questo quadro è più che sufficiente. Mi fa rivoltar lo stomaco ».<br />
A mio zio per poco non viene un accidente. Amleto, impassibile, non aveva capito nulla, e Ambrogio dava segni di soddisfazione.<br />
Quanto al signor Gontrano, era allibito. Non gli ho dato il tempo di reagire. Davanti al secondo quadro occorreva attenuare, ma non troppo.<br />
« È passato », mormoro, ma anche questo quadro che obbrobrio! ».<br />
Gontrano era livido. Io pensavo: &#8220;Un po&#8217; di pazienza, amico. Fra poco mi abbraccerai&#8221;. Ma. dopo cinque o sei quadri, a un mio &#8220;puah&#8221; di disgusto, scoppia :<br />
« Pezzo di mascalzone, alla porta! ».<br />
Tanto peggio per lui, che così non m&#8217;ha sentito esclamare: &#8220;splendido, maraviglioso, incantevole&#8221;. E dire che ero già arrivato all&#8217;aggettivo &#8220;stomachevole&#8221;.</p>

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	<li><a href="http://www.cronopio.info/discorso-dellorso/" title="Discorso dell&#8217;orso (28 settembre 2006)">Discorso dell&#8217;orso</a> </li>
</ul>

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		<title>Discorso dell&#8217;orso</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2006 10:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Julio Cortàzar, da Storie di Cronopios e di Famas, 1962 Sono l&#8217;orso dei tubi della casa, mi arrampico per i tubi nelle ore del silenzio, i tubi dell&#8217;acqua calda, del riscaldamento, dell&#8217;aria condizionata, vado lungo i tubi da un appartamento all&#8217;altro e sono l&#8217;orso che va per i tubi. Credo di essere stimato perché il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Julio Cortàzar</strong>, da <em><a title="Storie di cronopios e di famas" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=3132&#038;c=PFLT5KR6O6YGS" target="_blank">Storie di Cronopios e di Famas</a></em>, 1962</p>
<p><img id="image204" title="orso" alt="orso" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2006/09/orsoA.jpg" align="left" />Sono l&#8217;orso dei tubi della casa, mi arrampico per i tubi nelle ore del silenzio, i tubi dell&#8217;acqua calda, del riscaldamento, dell&#8217;aria condizionata, vado lungo i tubi da un appartamento all&#8217;altro e sono l&#8217;orso che va per i tubi.<br />
Credo di essere stimato perché il mio pelo mantiene pulite le condutture, incessantemente corro nei tubi e non c&#8217;è niente che mi diverta di più che passare da un piano all&#8217;altro lungo i tubi. Qualche volta tiro fuori una zampa dal rubinetto e la ragazza del terzo piano strilla che si è bruciata oppure grugnisco dal fornello del secondo e Guglielmina, la cuoca, si lamenta che oggi la canna tira male. Di notte sto zitto ed è quando più leggero mi muovo, mi affaccio al tettuccio del camino per vedere se lassù balla la luna, e mi infiltro come il vento fino alla caldaia in cantina. E d&#8217;estate nuoto di notte nella cisterna punteggiata di stelle, mi lavo la faccia prima con una mano poi con l&#8217;altra e poi con tutte e due, e tutto ciò mi procura una grandissima allegria.<br />
Allora mi lascio andar giù per tutti i tubi della casa, grugnisco allegro e i mariti e le mogli si agitano nel letto e protestano che l&#8217;impianto è mal costruito. Alcuni accendono la luce e scrivono su un pezzetto di carta, per ricordarsi di far le loro rimostranze al portinaio, non appena si farà vedere. Io cerco il rubinetto che resta sempre aperto in qualche alloggio, di li tiro fuori il naso e guardo il buio delle stanze dove vivono quelle creature che non possono andare per i tubi e che mi fanno anche un po&#8217; pena quando li guardo, grandi e grossi come sono, e quando li sento russare e sognare ad alta voce, e sono tanto soli. Allora, quando al mattino si lavano la faccia, li accarezzo su una guancia, li lecco sul naso e me ne vado, vagamente convinto di aver fatto bene.</p>

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		<title>Andateci&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Sep 2006 19:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 27 settembre alle 18,30 presso la FNAC di Napoli, ci sarà la presentazione del libro di Rossella Milone  Prendetevi cura delle bambine (Avagliano), opera prima segnalata al Premio Calvino 2005. Intervengono Generoso Picone (Il Mattino) e Antonella Cilento. Reading a cura di Uzeda. Questa la notizia. Poichè è inutile negare che il titolare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Prendetevi cura delle bambine" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=3132&#038;c=SPIOSPLAIJMAJ" target="_blank"><img id="image197" title="Prendetevi cura delle bambine" alt="Prendetevi cura delle bambine" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2006/09/rossella150.jpg" align="left" /></a><strong>Mercoledì 27 settembre</strong> alle 18,30 presso la FNAC di Napoli, ci sarà la presentazione del libro di <strong>Rossella Milone</strong>  <strong><a title="Prendetevi cura delle bambine" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=3132&#038;c=SPIOSPLAIJMAJ" target="_blank">Prendetevi cura delle bambine</a> </strong>(Avagliano), opera prima segnalata al Premio Calvino 2005. Intervengono <strong>Generoso Picone</strong> (Il Mattino) e <strong>Antonella Cilento</strong>. Reading a cura di <a title="Uzeda" href="http://www.uzeda.org" target="_blank">Uzeda</a>.</p>
<p>Questa la notizia. Poichè è inutile negare che il titolare di questo blog è pregiudizialmente tendenzioso in favore del libro e dell&#8217;autrice, aggiunge: andateci, se potete. E comprate il libro. Ne varrà la pena. Se ne parlerà diffusamente in questa sede, e se non ci saranno problemi di copyright, ve ne farò leggere dei brani. Nel frattempo potete cominciare a capire di che si tratta <a title="Lalineascritta - prendetevi cura delle bambine" href="http://www.lalineascritta.it/rece_allievi/dettaglio.php?id=63" target="_blank">qui</a>.</p>

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		<title>Il sindaco desaparecido</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 18:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia amica Francesca mi invia il comunicato su questa presentazione. Ricevo e pubblico, anche per due o tre motivi personali: perchè proviene, appunto da un&#8217;amica, perchè un&#8217;altra cara amica (Rossella Milone, del cui libro si parlerà ampiamente a brevissimo qui) partecipa alla presentazione e perchè l&#8217;autore, Massimiliano Amato, è uno dei curatori de La città difficile, di cui forse saprete già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image185" title="Il sindaco desaparecido" alt="Il sindaco desaparecido" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2006/09/libroamato.jpg" align="left" /><em>La mia amica Francesca mi invia il comunicato su questa presentazione. Ricevo e pubblico, anche per due o tre motivi personali: perchè proviene, appunto da un&#8217;amica, perchè un&#8217;altra cara amica (<strong>Rossella Milone</strong>, del cui </em><a title="Prendetevi cura delle bambine" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=3132&#038;c=SPIOSPLAIJMAJ" target="_blank"><em>libro</em></a><em> si parlerà ampiamente a brevissimo qui) partecipa alla presentazione e perchè l&#8217;autore, <strong>Massimiliano Amato</strong>, è uno dei curatori de <strong><a title="La città difficile" href="http://www.cronopio.info/?p=26" target="_blank">La città difficile</a></strong>, di cui forse saprete già qualcosa.</em></p>
<p>In occasione della Festa dell’Unità che si terrà a Napoli presso la Mostra d’Oltremare, dal 21 al 26 Settembre, <strong>Venerdì 22</strong> alle ore 17,00 per il tema: <em>Un libro per riflettere e discutere</em>, sarà presentato il libro di Massimiliano Amato <strong>Il Sindaco Desaparecido</strong> &#8211; Battipaglia 1953: la scomparsa di Lorenzo Rago. Ombre di Mafia e depistaggi. Un mistero italiano”.<br />
Ne discutono con l’autore: <strong>Gianni Cerchia, Abdon Alinovi, Rossella Milone</strong>.<br />
Modera: <strong>Ottavio Lucarelli</strong>.</p>

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