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	<title>CronopioBlog &#187; Cose viste</title>
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	<description>o: Il rimbambito illustrato</description>
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		<title>Evidenze</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 12:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La realtà, mi ripeto sempre, è più complessa di come tendiamo a ridurla, soprattutto quando si tratta di giudicare le persone, il bene, il male, la virtù, la saggezza, l&#8217;inettitudine. La semplificazione, lo stereotipo ci possono lenire la fatica, ma sono dannosi alla nostra comprensione del mondo. Salvo eccezioni. Oggi, ero seduto, solo, ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La realtà, mi ripeto sempre, è più complessa di come tendiamo a ridurla, soprattutto quando si tratta di giudicare le persone, il bene, il male, la virtù, la saggezza, l&#8217;inettitudine. La semplificazione, lo stereotipo ci possono lenire la fatica, ma sono dannosi alla nostra comprensione del mondo. Salvo eccezioni.</p>
<p>Oggi, ero seduto, solo, ad un tavolo del McDonald, lo sguardo abbandonato indistintamente tra la folla di persone che lo riempivano. Di fronte a me una ragazza leggeva un giornale, alla mia sinistra un un uomo e una donna parlavano tra loro. A un tratto con la coda dell&#8217;occhio intercetto un cappello da baseball in avvicinamento, impugnato, l&#8217;interno verso l&#8217;alto, da una mano appartenente ad un ragazzo di colore. Situazione classica. Arriva il previsto &#8220;Scusa, signore&#8230;&#8221;. Scuoto la testa senza voltarmi, come faccio quasi sempre, anche se queste situazioni mi turbano sempre un po&#8217;. Sono complesso anch&#8217;io, sapete, e contraddittorio come tutti. Ma almeno gli comunico qualcosa che non sia semplicemente un&#8217;attestazione d&#8217;invisibilità totale. E infatti non insiste, e passa oltre, al tavolo dove stanno l&#8217;uomo e la donna. Ripete &#8220;Scusa, signore&#8221; un paio di volte quasi senza che lo percepisca. Dalla mia sinistra arriva una voce d&#8217;uomo alterata, arrogante: &#8220;Ma che vuoi?!.. Stai ancora qua? E insiste pure!&#8230;&#8221;. Il ragazzo svanisce come un ectoplasma mentre il tipo continua a blaterare sdegnato. Dopo poco, i due fanno per alzarsi. Lei accenna il gesto di prendere dal tavolo il vassoio con gli avanzi. Lui le dice &#8220;Che fai? Lascia, lascia&#8221;. Se ne vanno. Alla mia sinistra resta un tavolino vuoto con un vassoio unto, cartoni, bicchieri.</p>
<p>La realtà è più complessa di come tendiamo a ridurla, certo. Ma talvolta ci offre dei momenti di illuminazione. Ci mostra un&#8217; adamantina immagine, senza rimorsi, senza ripensamenti: ecco uno stronzo. La realtà ci sembra semplice e chiara. E ci consola: la nostra, indubbia, stronzaggine, almeno è più complessa. Quindi, probabilmente, più reale.</p>

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		<title>Liberi e belli</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 14:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prologo. Anni fa, certamente prima dell&#8217;11 settembre 2001, quando i talebani imperversavano in Afghanistan, e si moltiplicavano gli appelli umanitari, di solidarietà soprattutto alle donne umiliate, torturate, uccise, proprio in quel periodo collaboravo con un istituto &#8220;culturale&#8221;, qui a Napoli. Ogni lunedi ci si riuniva per definire i programmi, gli eventi da organizzare eccetera. Uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/leb.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-498" title="Lacca Libera e Bella" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/leb.gif" alt="Lacca Libera e Bella" width="160" height="608" /></a>Prologo.</p>
<blockquote><p><em>Anni fa, certamente prima dell&#8217;11 settembre 2001, quando i </em><strong><em>talebani</em></strong><em> imperversavano in Afghanistan, e si moltiplicavano gli appelli umanitari, di solidarietà soprattutto alle donne umiliate, torturate, uccise, proprio in quel periodo collaboravo con un istituto &#8220;culturale&#8221;, qui a Napoli. Ogni lunedi ci si riuniva per definire i programmi, gli eventi da organizzare eccetera. Uno di questi lunedi, una ragazza, laureata in sociologia, mi racconta il contenuto della conferenza che avrebbe dovuto tenere lì, dopo un paio di giorni. In sintesi, affermava che, al di là delle superficiali apparenze,  la condizione delle donne afghane era <strong>pressoché identica</strong></em><em> a quella delle donne occidentali. Entrambe vittime, sebbene in forma differente, del potere maschile, dell&#8217;oppressione sociale.<br />
Naturalmente </em><strong><em>trasecolai</em></strong><em>, e le chiesi se non si fosse spinta un po&#8217; troppo in là con il paradosso, con la provocazione. Mi rispose sorridendo, con l&#8217;aria compiaciuta di chi l&#8217;ha fatta grossa ma è sicura di passarla liscia, che no, non c&#8217;era nessun paradosso, nessuna provocazione. Lei davvero pensava quello. Mi guardai intorno aspettandomi stupori analoghi al mio. Invece, in quel gruppo di benestanti signore di buona famiglia e di migliori principii progressisti, di giovani e meno giovani volontari pieni di ardore, cultura e idealità, si mormoravano cose tipo </em>&#8220;vabbè, magari è un po&#8217; esagerato, ma in fondo&#8230; la società dei consumi, &#8216;sti americani&#8230; pure qua stiamo inguaiati, che mondo, che schifo&#8230; va sempre peggio&#8230;&#8221;</p></blockquote>
<p><img class="size-full wp-image-494 alignright" title="Statua della Libertà" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/liberty2.png" alt="Statua della Libertà" width="200" height="242" /></p>
<p>Fine del prologo.</p>
<p>Qualche giorno fa ho partecipato, come esponente della comunità degli <em>scriventi</em>, ad una manifestazione organizzata da alcune case editrici contro il ddl Alfano sulle intercettazioni, dedicata alla <em>Libertà d&#8217;espressione. </em>Si trattava di <span id="more-482"></span>leggere brani di vari autori che avessero come tema più o meno esplicito la <strong>Libertà</strong>. In molte città d&#8217;Italia contemporaneamente lo stavano facendo <em>celebrities </em>e sconosciuti, citando solennemente se stessi o altri.<br />
Di solito le <em>proteste</em> non mi entusiasmano<em>.</em> Sarà che mi sono fatto vecchio, sarà che tendo a sopportare sempre meno l&#8217;inevitabile accumulo di retorica, luoghi comuni e slogan idioti che proliferano come triste contrappasso all&#8217;incombere di Silvio sulle nostre teste. Ma in questo caso ho aderito con convinzione, sia per il merito, sia perché si trattava di un evento -almeno in teoria- di sapore letterario, più riflessivo, e soprattutto organizzato da una cara e volonterosa amica, assieme alla quale, con gli altri amati compagnucci del laboratorio di scrittura, avremmo fatto le nostre letture.<br />
Molte sono le riflessioni che mi ha provocato questa amena serata, e non vi tedierò appioppandovele tutte. Giusto un paio.</p>
<p>La prima, la butto lì veloce:  tra gli autori citati per le loro alate e vibranti parole sulla Libertà, c&#8217;erano <strong>Concetto Marchesi</strong>, latinista stalinista, <strong>Luciano Canfora</strong>, grecista forse non più stalinista ma certamente diffidente verso la democrazia e <strong>Paul Eluard</strong>, che, scrive Milan Kundera,<em>&#8220;sentii rinnegare pubblicamente e formalmente i suoi amici praghesi mandati al capestro dalla giustizia staliniana&#8221;. </em>Da cui la domanda: si può prescindere dalla coerenza razzolatoria della fonte nel citare una bella pagina predicatoria?<br />
E&#8217; probabile che nel <em>Mein Kampf</em> ci sia  più d&#8217;una frase che, presa a sé, tutti noi in astratto sottoscriveremmo. Ma che non citeremmo mai, o almeno non lo faremmo rivelandone l&#8217;autore.</p>
<p>Ma la seconda urge, bussa, è pesante, ormai irrimandabile. Devo tirarla fuori. Non posso più tacere, ahimè.</p>
<p>Appena ho saputo dell&#8217;evento, ho temuto una cosa. Che arrivasse una citazione. Una citazione inevitabile.</p>
<p>E infatti, è arrivata. Inesorabile come una barzelletta in un comizio di Berlusconi.</p>
<p><strong><a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/Giorgio-Gaber-00.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-521" title="Giorgio-Gaber" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/Giorgio-Gaber-00.jpg" alt="Giorgio Gaber" width="220" height="262" /></a>Gaber</strong>. <em><a title="La libertà - Giorgio Gaber - testo" href="http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=57" target="_blank">La libertà</a></em><a title="La libertà - Giorgio Gaber - testo" href="http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=57" target="_blank">.</a><br />
<strong>E&#8217; arrivato il momento di fare coming out</strong>, e lo faccio. <strong>A me questa canzone non piace</strong>. Non mi piace proprio, e la cosa mi è diventata sempre più chiara col passare degli anni. Non mi piace la musica (il ritornello mi ricorda uno di quei cori da parrocchia, e non è un caso), non mi piace il testo, e <strong>non ne condivido il senso.</strong></p>
<p>E&#8217; una canzone <strong>moralista</strong>, nel senso peggiore. Ci vuol spiegare cos&#8217;è la libertà, e cosa non è. Ci dà una <em>interpretazione corretta</em> della libertà. Per cui, se non aderiamo a questa interpretazione, non siamo liberi. Se non <em>partecipiamo</em> non siamo davvero liberi.<br />
No. No. No.<br />
Questa libertà è libertà condizionata. Libertà chiosata, aggettivata.<br />
La parola libertà, come dice Flaiano (nel testo che ho letto quella sera),</p>
<blockquote><p><em>&#8220;non sopporta aggettivi né associazioni: io non volevo una libertà sorvegliata, difesa, personale, intellettuale; né gradivo che le si accoppiassero concetti altrettanto nobili, come Giustizia e Democrazia, parendomi che la libertà li contenesse tutti, anzi li proteggesse.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>La libertà, credo, è <strong>la responsabilità di scegliere</strong> tra le mille possibilità che la definiscono.</p>
<p>La libertà, fermo restando il rispetto degli altri e delle regole che gli danno corpo, <strong>è anche</strong> star sopra un albero. <strong>E&#8217; anche</strong> uno spazio libero. <strong>E&#8217; anche</strong>, ma non solo, <strong>partecipazione</strong>. La libertà di farsi i cazzi propri o non farseli. Di partecipare o no. Di essere simpatici o antipatici, stronzi o generosi. Attivi o passivi. Virtuosi o peccatori. Gay o etero, carnivori o vegetariani, altruisti o egoisti. L&#8217;idea che ci debba essere un principio moralmente vincolante per cui sei libero solo se la tua libertà la eserciti in una certa direzione è <strong>l&#8217;esatto contrario</strong> della libertà. E&#8217; ciò che hanno sempre predicato e praticato i totalitarismi. Nessuno di essi nega la libertà come valore, ma sempre se interpretata &#8220;nel senso giusto&#8221;, aggettivata, corretta, &#8220;morale&#8221;, &#8220;socialista&#8221;, &#8220;ariana&#8221;, &#8220;islamica&#8221; e così via. Avete presente <strong>Arancia meccanica </strong>e le riflessioni cui costringe lo spettatore sulla questione  della libertà di scelta (per inciso, Kubrick fu accusato da eccelse menti di avere fatto un film <em>fascista)</em>? Ecco. La questione è proprio quella.</p>
<p>E qui, devo allargare il discorso. Io ho amato Gaber, così come ho amato <strong>Pasolini</strong>. Ed ora riconosco chiara in entrambi un&#8217;innegabile impronta, ahimè, <strong>reazionaria</strong>, dettata sempre dalle migliori intenzioni e da una intelligenza finissima, ma spesso contraddittoria e pericolosa nelle sue conclusioni, soprattutto se maneggiate, oggi, dai loro minuscoli agiografi. Quest&#8217;impronta formalmente <em>umanistica</em> ha una chiara connotazione <strong>apocalittica</strong>, antimoderna, regressiva. Deriva perlopiù dalla <strong>Scuola di Francoforte</strong>, da <strong>Adorno</strong> e compagnia. <a href="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/adorno.gif"><img class="alignright size-full wp-image-547" title="Theodor W. Adorno" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2010/06/adorno.gif" alt="Theodor W. Adorno" width="279" height="280" /></a>Detta molto banalmente, ritiene che le libertà civili proprie delle società democratiche occidentali, siano <em>illusorie. </em>Un astuto trucco del sistema capitalista, tecnocratico e consumista, omologante. Il progresso scientifico? Produce mostri, è un continuo peggiorare verso il baratro. La tecnologia? E&#8217; pericolosa. I mass media? Il diavolo annebbiatore di menti, annichilatore di culture millenarie. Scopo di tutto ciò? Ingannare ed opprimere gli individui e renderli schiavi del consumo. Conclusione: Si stava meglio quando si stava peggio.</p>
<p>E qui forse avrete capito il perché del prologo.</p>
<p>E&#8217; davvero un&#8217;operazione facile e conveniente dirsi critici verso <em>questa </em>libertà, <strong>standoci però totalmente dentro</strong>. Ci si sente più intelligenti e più morali. &#8220;Fuori dal gregge&#8221;. Il nostro narcisismo  ne è appagato (come quello dello Jaromil de <em>La vita è altrove</em>). La sappiamo più lunga di te e siamo anche più buoni. E&#8217; davvero difficile, per molti, ammettere che la libertà è una cosa più semplice e forse banale, e non è quella di Gaber. E l&#8217;unico posto dove, pur a fatica e tra mille conflitti, può svilupparsi e cercare di affermarsi, è la stramaledetta democrazia, lo<strong> strafottuto sistema occidentale</strong>. Quello che è cominciato con lo schiavismo ed è arrivato ad un presidente di colore.</p>
<p>Ma se proprio pensate che sia sostanzialmente la stessa cosa, qui e lì, e che siamo tutti egualmente privi di libertà, magari perché non <em>partecipiamo, </em>fatemi una cortesia. Chiedete un&#8217;opinione in merito alle donne di Teheran, o di Kabul del tempo che fu. Ai Birmani, ai Nordcoreani, ai Cubani. Poi mi dite che vi rispondono.</p>
<td width="87" height="15"></td>

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		<title>L&#8217;abbuffata di caramello di leoni ed agnelli ai tempi del colera</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 21:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bisogna trovare un titolo per il post, anche quando si è a corto di fantasia. Dunque, per questo frettoloso riassunto degli ultimi quattro film visti, accontentatevi di questa ipotetica storia (non priva di qualche interesse, se qualcuno l&#8217;avesse inventata). Ma non tergiversiamo. Leoni per agnelli, l&#8217;ultimo visto, ha messo a dura prova la mia mandibola, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2008/01/leoni.jpg" alt="Robert Redford" />Bisogna trovare un titolo per il post, anche quando si è a corto di fantasia. Dunque, per questo frettoloso riassunto degli ultimi quattro film visti, accontentatevi di questa ipotetica storia (non priva di qualche interesse, se qualcuno l&#8217;avesse inventata).<br />
Ma non tergiversiamo. <strong>Leoni per agnelli</strong>, l&#8217;ultimo visto, ha messo a dura prova la mia mandibola, che ha rischiato di slogarsi a furia di sbadigli. Di questo film di <strong>Robert Redford</strong> era facile immaginarsi tutto prima ancora di vederlo: grande invettiva <em>liberal,</em> a base quasi esclusivamente di conversazioni campo/controcampo, contro le guerre di Bush, in nome di un&#8217;America che piace a tutti, intelligente, morale, appassionata ed elegantemente friendly come il professore universitario interpretato dal regista, contrapposta a quella ipocrita e guerrafondaia dell&#8217;ambiguo senatore repubblicano <strong>Tom Cruise</strong>. Il dualismo emerge prepotente anche nell&#8217;impostazione iconografica: da un lato un settantenne giovanile e piacente, in camicia sportiva dentro una luminosa stanza di campus piena di libri, dall&#8217;altra un giovane politico rampante in completo blu, cravatta e spilla a stelle e strisce dentro uno studio tutto mogano, bandiere, foto in cornice e tradizione. In mezzo, la storia di due ragazzi -un negro ed un ispanico-, volontari in Afghanistan, vittime delle nuove strategie belliche del senatore ed ex studenti del professore. Il tutto molto teatrale, parlato, didascalico, prevedibile. Poteva andar peggio: sono rimasto sveglio fino alla fine.</p>
<p><strong><img border="0" align="right" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2008/01/caramel.jpg" alt="Caramel" />Caramel</strong> rientra nella categoria dei film per i quali si spende volentieri la parola <em>carino</em>. Anche quella <em>grazioso. Bello</em> è forse troppo dire. E&#8217; il lungometraggio d&#8217;esordio di una giovane e splendida libanese -che ne è anche la protagonista-, <a name="Nadine Labaki" target="_blank" href="http://www.imdb.com/name/nm1701024/" title="Nadine Labaki"><strong>Nadine Labaki</strong></a>, il cui unico difetto è una certa somiglianza con Elisabetta Gregoraci, difetto che ha molestato solo marginalmente la visione del film, almodovarianamente ambientato in un salone di bellezza di Beirut, nel quale s&#8217;intrecciano le storie sentimentali di un gruppo di donne, tra ironia e malinconia. Quel che mi ha colpito, oltre al fascino di quasi tutte le protagoniste, è stata l&#8217;ambientazione: una città ed una umanità mediorientale forse non del tutto aliena dagli stereotipi dello spettatore occidentale, ma senz&#8217;altro con stereotipi meno scontati. Interreligiosa (cristiani e musulmani così simili nella loro naivetè mediterranea), laica, tradizionale ed allo stesso tempo affascinata dal glamour dell&#8217;occidente (la cosmesi, il trucco, l&#8217;acconciatura). La sensazione di estrema familiarità &#8220;sentimentale&#8221; che ho provato ha le sue coordinate nello spazio fisico -per una volta corro il rischio del luogo comune- del mediterraneo, e nel tempo: quella frazione di Beirut che si vede ricorda molto l&#8217;Italia di qualche decennio fa, e la sua umanità quella di certe commedie in bianco e nero di un tempo cui siamo molto affezionati. Per un figlio di profumiere napoletano nato negli anni &#8217;60 quale sono, certi ambienti risultano inevitabilmente proustiani.</p>
<p><img border="0" align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2008/01/colera.jpg" alt="L’amore ai tempi del colera" />Talvolta ci si augura che il proprio intuito non sia affidabile, e che il (pre)giudizio che ci porta a profetizzare che un certo film sarà con ogni probabilità terribile magari è infondato, e ci aspetta invece una bella sorpresa. Non è stato, purtroppo, il caso di <strong>L&#8217;amore ai tempi del colera</strong>, che sono stato costretto a vedere per le insistenze del mio caro amico M. E&#8217; proprio come temevo che fosse. Tremendo. Fasullo, leccato, mal recitato, pretenzioso e ridicolo, e pieno di svarioni da antologia (tra gli altro, un termometro tascabile di tipo moderno che sbuca in una visita medica del 1860, scritture in inglese in un centroamerica iperoleografico che sembra preso di peso dal vecchio spot del Nescafè,  malriuscite acrobazie di trucco e di cambio di interprete dalle logiche del tutto misteriose). Se avevate dei dubbi sulla bravura di <strong>Giovanna Mezzogiorno</strong>, questo film li fugherà in un istante. Se non ne avevate su quella di  <strong>Javier Bardem</strong>, ve li farà venire. Tutto sommato, era meglio lo spot del Nescafé.<br />
Infine, anche se è roba un po&#8217; datata, avevo visto tempo fa <strong>L&#8217;abbuffata</strong> di <strong>Mimmo Calopresti.</strong> E quasi esclusivamente per ragioni personali, essendo il film ambientato in Calabria,  a <strong>Diamante</strong>, che è il paese in cui vado in vacanza da quando avevo nove anni. E, con tutta la generosità possibile, senza queste ragioni, non ha molto senso andarlo a vedere. Non che sia sgradevole, intendiamoci, ma nella sua pretesa levità, ironia, allegria venata di malinconia, si legge solo una intenzione, una diligente buona volontà priva di qualsiasi reale energia. Un compitino crepuscolare. Meglio andarci di persona, a Diamante, soprattutto fuori stagione.</p>

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	<li><a href="http://www.cronopio.info/zodiac/" title="Zodiac (29 maggio 2007)">Zodiac</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/nuovomondo/" title="Nuovomondo (5 ottobre 2006)">Nuovomondo</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/no/" title="No (23 marzo 2006)">No</a> </li>
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		<title>In sintesi</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 20:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Ratatouille" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/12/ratatouille-remy2.jpg" alt="Ratatouille" align="left" />Il titolare è contrito, traboccante rimorsi, ha containers di cenere pronta ad essere aspersa sulla sua ormai purtroppo vastissima fronte. Ma è andata così.<br />
Forse mai era stato così latitante. Ma ha avuto qualche scusante. Una delle quali per il momento è riservata. Ma verrà resa palese inorno al 15 dicembre (incrociate le dita se vi va).<br />
Ora -dopo la logora retorica della terza persona, riprendo la prima- ho tutte le intenzioni di ridare un po&#8217; di continuità a questo blog, che tra un paio di mesi peraltro festeggerà il secondo anno di vita. Non che non ci siano, o non ci siano stati in questo periodo pretesti, idee, riflessioni, fatti e cose più o meno interessanti di cui parlare. Ma le energie e il tempo non erano evidentemente abbastanza. Dunque qui si riprende, e si riprende con una serie di pillole cinematografiche, due o tre parole sui film che ho visto nell&#8217; ultimo periodo, giusto per non avere la sensazione della colpevole omissione.<br />
<strong>Due giorni a Parigi</strong>, esordio alla regia di <strong>Julie Delpy</strong> è un film non indispensabile, logorroico ed imperfetto, ma non spiacevole da vedere, con momenti di divertimento (benchè si abbia spesso la sensazione di un Woody Allen minore, francese e <em>davvero</em> segaiolo).<br />
<strong>La giusta distanza</strong> di <strong>Mazzacurati</strong> è altrettanto non necessario per le vite di ciascuno, non particolarmente nuovo negli ambienti e nei temi, ma ci si spendono volentieri aggettivi consunti come <em>carino </em>e <em>garbato</em>, utili per coloro per i quali tali aggettivi  bastano per spendere i soldi di un biglietto. Per alcuni altri, o anche per gli stessi, potrebbe essere sufficiente la folgorante bellezza della protagonista.<br />
<strong>Die Hard </strong>-ebbene sì-, visto in compiaciuta ed un po&#8217; snob compagnia virile in pieno trend antiintellettuale -e quindi più che mai intellettuale, purtroppo- mantiene fin troppo ciò che promette. Si esce dalla sala sghignazzanti, commentando la quantità abbondantissima di cliché divertenti perché spudorati e quella ridottissima delle espressioni del protagonista e segretamente vogliosi di silenzi antonioniani, di camere fisse, dei monacali cineforum della nostra adolescenza.<br />
<img class="alignleft" title="Bruno Ganz - Un’altra giovinezza" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/12/uag.jpg" alt="Bruno Ganz - Un’altra giovinezza" width="250" height="166" align="left" />Il film di <strong>Coppola</strong>, <strong>Un&#8217;altra giovinezza</strong>, meriterebbe una trattazione ben più estesa di queste quattro righe. Va visto da tutti coloro che amano Coppola ed il cinema in genere, e, massì, la letteratura, e <strong>Borges </strong>in particolare. Non perchè sia chissà quale capolavoro. Imperfetto, spesso implausibile, per qualcuno addirittura irritante, conserva però una magia ed una capacità di evocazione visiva che solo Coppola avrebbe potuto realizzare così (è probabile che chiunque altro, a partire dallo stesso materiale, avrebbe prodotto un&#8217;indigeribile schifezza). Mi è sembrato di scorgerci, oltre a Borges a camionate, anche citazioni, meno esplicite, di<strong> Kubrick.</strong> Coppola, Borges, Kubrick. Nella mia giovinezza, ma forse anche adesso, questi tre nomi rappresentavano una intoccabile trinità laica. Non potevo non vederlo, e, vistolo, non parlarne.<br />
Che dire di <strong>Ratatouille</strong>? Se leggete i post precedenti relativi ai film d&#8217;animazione d&#8217;eccellenza, che amo alla follia, capirete già dove vado a parare. Splendido, intelligente, godibile, persino abbondante (in termini di lunghezza, cosa rara e faticosa, per chi lo realizza). Morale solo apparentemente banale: bisogna accettare ciò che si è. Ovvero, se sei topo, non puoi cambiarti in colombella. Ma se essendo topo sei igienista e buongustaio, e proustiano alchimista di sapori e sensazioni, devi accettare anche questo e lottare per la tua anomalia.<br />
<strong>Across the universe</strong>, last<strong> </strong>(e se non è least, quasi), è il terzo, ma trionfatore sugli altri, della categoria degli innecessari. Innecessario fino a sfiorare l&#8217;inutilità. Quasi molesto per un Beatle fan come me. Se si glissa sulla storia scema e banale, sulla forzata ambientazione storico-sociologica-giovanilistica altrettanto convenzionale ed inoffensiva e ci si sofferma sulle canzoni -dignitosamente arrangiate ed interpretate- e su alcune idee visive non male, si può vedere. A patto, una volta ritornati a casa, di rivedersi immediatamente <strong>Yellow Submarine</strong> per ricordarsi cosa fosse davvero la creatività e la visionarietà innocente ed intelligente dei <strong>Beatles</strong> e del loro tempo. Roba rara al giorno d&#8217;oggi, signora mia.</p>
<p>PS: dopo aver pubblicato il post, mi sono reso conto di avere freudianamente rimosso (non a caso) un film visto recentemente: <strong>Tideland</strong> di <strong>Terry Gilliam</strong>. L&#8217;aggettivo delirante in questo caso si applica nella sua pienezza. E&#8217; un vero delirio &#8220;d&#8217;autore&#8221;, una pippa pirotecnica, spesso sgradevole (mai però come <strong>Paura e disgusto a Las Vegas</strong>), talora con belle immagini. Ma si esce dal cinema scuotendo la testa all&#8217;unisono. Questo Gilliam qua, che era stato in qualche modo il maestro di <strong>Tim Burton</strong>, ora ne sembra il surrogato andato a male. Ma molto. Quasi tossico (parola pertinente al contenuto del film, peraltro).</p>

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		<title>Michael Clayton</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2007 01:09:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/georgecloo.jpg" alt="George Clooney - Michael Clayton" title="George Clooney - Michael Clayton" />Che dire di questo onesto film interpretato e prodotto (assieme tra gli altri al solito <strong>Soderbergh</strong>, a <strong>Sidney Pollack</strong> -che ci recita pure- e ad <strong>Anthony Minghella</strong>) da<strong> George Clooney</strong>? Che vale la pena di andarlo a vedere se non ci si aspetta un capolavoro e se non si ha la puzza sotto al naso rispetto ai prodotti &#8220;di genere&#8221;. Ché di articolo di genere si tratta. Ben fatto, con qualche tratto originale, totalmente interno al filone classico del thriller &#8220;civile&#8221;, piu o meno &#8220;legal&#8221;, in cui il protagonista nel corso della storia compie un tragitto dalla assenza di scrupoli morali nel fare il proprio lavoro (&#8220;risolutore di problemi&#8221; per un grande studio legale dai clienti potenti e criptocriminali) verso la presa di coscienza e la nemesi, attraverso una storia personale travagliata, rapporti familiari complessi ed una presa di contatto diretta con la realtà omicida del rispettabile cliente, disposto a qualsiasi nefandezza pur di non perdere la causa intentatagli dalle vittime di un pesticida venefico. Non è il caso di aggiungere altro per non entrare nello spoiler bello e buono.<br />
Anche se si ha l&#8217;impressione (dovuta forse all&#8217;invecchiamento dello spettatore<em> alias</em> lo scrivente) che comunque non si raggiunge mai il livello dei classici del genere e che non resterà memorabile, questo film è girato bene e meglio interpretato, da tutti gli attori (c&#8217;è tra gli altri una <strong>Tilda Swinton</strong> perfetta ed inquietante nel ruolo della responsabile legale della multinazionale cattiva). Clooney sopperisce come al solito con il carisma alla non sublime interpretazione. E qui, aggiungo una piccola annotazione personale. Se, quand&#8217;era più giovane, la star del passato di riferimento per Clooney (per somiglianza e tipo di espressività) sembrava essere <strong>Clark Gable</strong>,  qui, in particolare nella scena iniziale nell&#8217;auto (che ritorna nel finale), il primo piano lo mostra molto simile ad un <strong>Cary Grant</strong> imbolsito e allucinato. Ed anche la scena stessa ha un vago sentore di <em>Intrigo Internazionale.</em> Credo che, tra i film medi che gira e produce Clooney e i classici cui si ispirano più o meno esplicitamente, ci sia la stessa relazione qualitativa che c&#8217;è tra Clooney stesso e gli attori che quei classici interpretavano. Senza nulla togliere, beninteso. Però di quei bei film di una volta s&#8217;è perso lo stampo. E dove sta più oggi uno James Stewart, signora mia?</p>
<p><strong>Il conto:<br />
</strong>Spesi: 7 euro<br />
Valore effettivo: 5,50 euro<br />
Bilancio: -1,50</p>

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</ul>

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		<title>Quattro film</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 22:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;inerzia settembrina, come è capitato altre volte, mi ha portato ad accumulare un arretrato di film visti e di cui val la pena di parlare. Lo faccio collettivamente ora. I film sono <strong>Shrek terzo</strong>, <strong>La ragazza del lago</strong>, <strong>I Simpson</strong> ed <strong>Espiazione.<br />
</strong>Due film d&#8217;animazione americani e due &#8220;drammatici&#8221; europei di origine letteraria. Polarità piuttosto differenziate, direi. Se proprio devo dire quale delle due, globalmente, ha prevalso in questo confonto di inizio stagione, direi senz&#8217;altro la prima, ai punti. Ma io, si sa, sono uno snob all&#8217;incontrario, e tendo a simpatizzare aprioristicamente per ciò che, a-ideologicamente non ha altre ambizioni dichiarate che quella di fare un prodotto artigianale divertente, ben fatto e possibilmente intelligente, piuttosto che per ciò che invece è in odore o puzza di &#8220;cultura alta&#8221; e spesso produce insostenibili dilatazioni scrotali. Ma basta con le dichiarazioni di principio e veniamo al dettaglio.</p>
<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/shrek.jpg" alt="Shrek" title="Shrek" />Ho visto il terzo episodio della saga dell&#8217;orco verde con le orecchie a trombetta insieme ad un amica, abituale dei <em>film d&#8217;essai </em>e completamente vergine rispetto al &#8220;genere&#8221; (si è lasciata convincere per la stima che mi porta, cosa che ha dimolto gratificato il mio ego particolarmente bisognoso di conforti, in questi tristi tempi). E&#8217; uscita dalla sala piacevolmente sorpresa, mentre la guardavo di sottecchi con sorniona soddisfazione. C&#8217;è ancora chi non ha idea di quanto i film di animazione contemporanei, o almeno quelli dei leader <strong>Pixar-Disney</strong> e <strong>Dreamworks-Spielberg</strong> rappresentino un&#8217;<strong>eccellenza cinematografica assoluta</strong>, della medesima dignità dei film &#8220;normali&#8221;, e spesso assai migliori, in termini di freschezza di idee, di sceneggiatura, di equilibrio tra intelligenza e spettacolarità. <strong>Shrek terzo</strong>, come i due precedenti, non fa eccezione, e garantisce un&#8217;ora e mezza all&#8217;insegna di trovate irresistibili, di satireggiamenti di stereotipi, citazioni e parodie di ogni tipo, con un sottilissimo equilibrio tra il politicamente quasi-scorretto ed una &#8220;morale&#8221; ad uso dei giovani virgulti che è certo corretta, ma senza virgolette e senza moralismi: un incentivo a sviluppare ironia ed intelligenza. In questo episodio, orco e orchessa rinunciano al trono per potersi godere la quiete flatulenta della loro casa nella palude, con la novità di una prole di orchetti neonati produttori delle più variopinte e maleodoranti secrezioni e deiezioni. Tutto questo non prima <span id="more-409"></span>di avere sconfitto il vanesio principe, attore teatrale frustrato, che sobilla i &#8221;cattivi&#8221; delle fiabe classiche, perdenti ed infelici, verso una sorta di nemesi globale contro i buoni vincenti. Naturalmente ci sarà qualche inconveniente etico-psicologico che impedirà ai vari Capitan Uncino, Streghe, Mangiafuochi, principesse cattive ed alberi strangolatori di trionfare su un <strong>Pinocchio </strong>inaffidabile, sulla <strong>Bella addormentata</strong> affetta da <strong>narcolessia</strong>, sul biscotto di pan di zenzero sempre a rischio di frantumamento e dissoluzione in caffellatte e via dicendo. Vanno segnalate almeno, tra le mille trovate, la geniale entrata in scena di un <strong>Mago Merlino</strong> rincoglionito e new age, psicoterapeuta e un po&#8217; ciarlatano. E l&#8217;uso inopinato di canzoni pop-rock, dai <strong>Led Zeppelin</strong> a <strong>Paul McCartney</strong> a fare da contrappunto ironico a varie scene madri.</p>
<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/homer.jpg" alt="Homer Simpson" title="Homer Simpson" />Solo leggermente diverso il discorso sui <strong>Simpson, </strong>esordio cinematografico della serie televisiva cult <em>politically uncorrect, </em>questa si, per definizione. Diverso ed ovviamente più rischioso per la natura stessa dell&#8217;operazione, che trasporta in un lungometraggio caratteri e storie abituati a fulminare nel respiro breve degli episodi tv. Non sono un esegeta, di quelli che conosce a memoria tutte le puntate, per motivi logistici più che per mancanza di entusiasmo nei confronti del magnifico e deplorevole <strong>Homer</strong> e di tutto il serraglio dei fantastici personaggi creati da <strong>Matt Groening.</strong> Quindi non posso stare a guardare il pelo con l&#8217;attitudine dello specialista. Ma a me pare che l&#8217;operazione sia riuscita. Ci si diverte parecchio, e non si ha l&#8217;impressione di un &#8220;adattamento&#8221;, ma di un prodotto che funziona bene sul grande schermo, con una storia originale e con le abituali genialità corrosive ed esilaranti che hanno reso celebre la sgangherata famiglia di Springfield e i loro concittadini.</p>
<p>E passiamo ai film &#8220;seri&#8221;, per così dire.<br />
<strong><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/lago.jpg" alt="La ragazza del lago" title="La ragazza del lago" />La ragazza del lago</strong>, diciamolo subito, è stata una bella sorpresa. Un esordio italiano di quelli che non ti fanno rimpiangere di aver corso il rischio. Un film intenso, asciutto, ben girato ed con magnifici interpreti. Tratto da un romanzo di una scrittrice norvegese, <strong>Karin Fossum</strong>, traspone questa storia di un delitto e dell&#8217;indagine che ne segue, dal nord estremo della Scandinavia al nord padano della provincia di Treviso. E della dialettica tra il freddo ed il caldo fa la sua cifra più impalpabile. Seguendo un filone che guarda chiaramente a <strong>Dürrenmatt </strong>e <strong>Simenon,</strong> mette a nudo lentamente, attraversando lo scenario apparentemente immobile e grigio in cui si muovono le persone vicine alla vittima, un paesaggio di dolori immedicabili ed impronunciabili. Il tutto per il tramite del Commissario di polizia meridionale freddo ed apparentemente impassibile interpretato da <strong>Toni Servillo</strong>, capace -come Maigret- di comprendere le persone e le loro oscurità perchè egli stesso interno ad un appartato vortice di dolori e fatiche esistenziali. Paradossalmente, se c&#8217;è un limite in questa bella opera prima di <strong>Andrea Molaioli,</strong> sta forse proprio nella magnifica interpretazione di Servillo, sempre più mosso da un virtuosismo che lo rende pericolosamente vicino ad una maschera, ad un passo dal manierismo. La &#8220;teatralità&#8221; che diventa artificio e ripetizione del bel gesto artistico. Ma è solo un dubbio che non compromette certo la bellezza di questo film.</p>
<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/10/espiazione.jpg" alt="Espiazione - Keira Knightley" title="Espiazione - Keira Knightley" />Last e in questo caso anche least, <strong>Espiazione</strong>. Metto le mani avanti e dico che non ho letto il libro di <strong>Ian McEwan</strong>, che peraltro è uno scrittore che mi piace molto. Quindi non so dire se quanto non mi ha convinto di questa storia e della sua rappresentazione sia da attribuire al regista e quanto allo scrittore inglese. So solo che, a fronte di alcuni momenti visivamente molto belli, ho provato spesso un senso d&#8217;irritazione durante la proiezione. Qui c&#8217;è il dramma, il <strong>mèlo </strong>spinto ai limiti del kitsch, con sottolineature di orchestre vibranti di violini lacrimosi, scenari leccatissimi da cartolina, attitudine permanente alla tragedia. Tutto troppo perfetto, da un lato, e troppo &#8220;carico&#8221; dall&#8217;altro. Eppure McEwan, che non è certo un allegrone, mi pare uno scrittore incline alla sobrietà ed alla misura. In questo caso, oltre ad esser produttore esecutivo del film, pare che abbia anche espresso il suo gradimento per il risultato. C&#8217;è qualcosa che non quadra. Forse un giorno leggerò il libro e vi saprò dire. Nel frattempo, dovendo scegliere, preferite senz&#8217;altro Shrek. Sarà pure un orco, ma è decisamente più onesto.</p>

	<h4>Vedi anche:</h4>
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	<li><a href="http://www.cronopio.info/the-black-dahlia/" title="The Black Dahlia (3 ottobre 2006)">The Black Dahlia</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/scritture/" title="Scritture (20 agosto 2007)">Scritture</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/giu-per-il-tubo/" title="Giù per il tubo (3 gennaio 2007)">Giù per il tubo</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/zittire-borges/" title="Zittire Borges? (12 gennaio 2006)">Zittire Borges?</a> </li>
</ul>

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		<title>Scritture</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 11:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose raccontate da altri]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi fa piacere segnalare i commenti che Antonio Pennacchi, l&#8217;autore de Il Fasciocomunista , da cui è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico, ha lasciato al mio post di qualche mese fa. A breve, per completare il discorso, un post sul libro. Vedi anche: Il primo sorso affascina&#8230; The Black Dahlia Quattro film Quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fa piacere segnalare i commenti che <strong>Antonio Pennacchi</strong>, l&#8217;autore de <a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804565994/PENNACCHI-ANTONIO/IL-FASCIOCOMUNISTA-VITA-SCRITERIATA-ACCIO-BENASSI.html?shop=3132" title="Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi"><strong><em><font color="#0066cc">Il Fasciocomunista</font></em></strong></a> , da cui è stato tratto il film <strong>Mio fratello è figlio unico</strong>, ha lasciato al <a href="http://www.cronopio.info/?p=340" title="Mio fratello è figlio unico">mio post di qualche mese fa</a>.</p>
<p>A breve, per completare il discorso, un post sul libro.</p>

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	<li><a href="http://www.cronopio.info/the-black-dahlia/" title="The Black Dahlia (3 ottobre 2006)">The Black Dahlia</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/quattro-film/" title="Quattro film (3 ottobre 2007)">Quattro film</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/quando-un-italiano-si-scatena/" title="Quando un italiano si scatena (4 luglio 2010)">Quando un italiano si scatena</a> </li>
	<li><a href="http://www.cronopio.info/mio-fratello-e-figlio-unico/" title="Mio fratello è figlio unico (24 aprile 2007)">Mio fratello è figlio unico</a> </li>
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		<title>Magna Grecia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Aug 2007 09:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, il vostro titolare non resiste alla tentazione di fingersi reporter. Certo, scrivere al pc di un punto scommesse di Crotone, prima di andare al mare, non è paragonabile al redigere faticose cronache di guerra colle pallottole che ti fischiano nelle orecchie. Ma tutto è relativo, diceva qualcuno. Vi assicuro che reperire un Internet point qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, il vostro titolare non resiste alla tentazione di fingersi reporter. Certo, scrivere al pc di un punto scommesse di <strong>Crotone</strong>, prima di andare al mare, non è paragonabile al redigere faticose cronache di guerra colle pallottole che ti fischiano nelle orecchie. Ma tutto è relativo, diceva qualcuno. Vi assicuro che reperire un Internet point qui è stata un impresa degna di medaglia al valore.<br />
Comunque, nel descrivere l&#8217;arrivo in queste ridenti località della Calabria Ionica, la mente mi torna a quanto scrivevo l&#8217;anno scorso andando in Puglia. Le stesse identiche sensazione di orrore architettonico innestato a forza in un paesaggio per altri versi splendido. Sarà che non sono abituato, sarà che non mi rassegno, ma ho trovato davvero disturbante notare quanto la mente umana possa pervertirsi a concepire delle mostruosità che pensavo inconcepibili. Mi sorprendo a pensare a campi di detenzione / rieducazione ai quali condannare sedicenti architetti col cervello corroso dai miasmi dell&#8217;alluminio anodizzato e del &#8220;decoro&#8221; secondo la scuola di Cronaca Vera. Gente che probabilmente ama alla follia il carattere <strong>Comic Sans</strong>. Mi fermo qui, sennò divento troppo snob.</p>
<p>Arrivati comunque al <strong>Parco Archeologico di Capo Colonna</strong>, e cominciatici a rilassare, abbiamo fatto un di quegl&#8217;incontri che sembrerebbero troppo letterari per essere veri. Un loquace vecchietto che ci ha intrattenuto, con aneddoti sapienziali, citazioni omeriche, Diogene, Alessandro Magno, Milano nel &#8217;62 (&#8220;<em>quando ci sono arrivato io: tutti i tranvieri erano milanesi. Poi&#8230;.</em>&#8220;) e una stupefacente dissertazione su come sia necessario abbattere l&#8217;io individuale per lasciar fluire l&#8217;energia divina universale che è in ciascuno di noi.<br />
Il tutto detto da un sedicente possessore di licenza elementare, con un saporito accento del meridione. Eravamo incantati, come succedeva da piccoli con certe voci che ti avvolgevano nella loro musica carezzevole e ti gettavano in una spece d&#8217;ipnosi magica.<br />
Nell&#8217;accomiatarci, non ho potuto fare a meno di pensare a quel romanzo di <strong>Achille Campanile</strong> in cui, a Capri, i protagonisti incontrano il tipico vecchio pescatore da cartolina, barba bianca, cappellino, pipa di legno, che li intrattiene con meravigliosi aneddoti e canzoni. Dopo un po&#8217;, si rendono conto che si trattava di un dipendente della pro loco, che alla fine della sua giornata di lavoro si rimetteva gli abiti civili e tornava a casa.</p>

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		<title>La duchessa di Langeais</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 15:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una serata che offriva molteplici sebbene non garantite alternative (tra le quali un concerto -sic- di Abel Ferrara e soprattutto uno di musica popolare sarda con tenores di bitti e suonatori di launeddas), mi sono fatto convincere da un&#8217;amica a dirottare su un cinema d&#8217;essai per vedere questo film. Che dire? Erano anni che non vedevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una serata che offriva molteplici sebbene non garantite alternative (tra le quali un concerto -sic- di <strong>Abel Ferrara</strong> e soprattutto uno di <strong>musica popolare sarda</strong> con tenores di bitti e suonatori di launeddas), mi sono fatto convincere da un&#8217;amica a dirottare su un cinema d&#8217;essai per vedere questo film.<br />
Che dire? Erano anni che non vedevo roba simile. Pressappoco da quando, in fase adolescenzial-cinefilo-pippaiola mi sorbivo film insulsi e/o indigesti con l&#8217;animo penitenziale di un Fantozzi alla proiezione della Potemkin. E sebbene, come Fantozzi, mi concedessi talvolta la soddisfazione di poter dire alla fine che trattavasi di cagata pazzesca, il mio sensibile animo ne porta ancora i segni.<br />
Avete presente quei film in cui dapprima si tace attoniti (magari è l&#8217;inizio, dopo sarà meglio&#8230;), poi si comincia a bisbigliare imbarazzati, poi si comincia a fare qualche battuta discreta, poi si passa alle risate incontenibili ed alle battute da osteria? Ecco.<br />
Un&#8217;ininterrotta pippa del peggiore stampo (pseudo) letterario, (pseudo) teatral-colto, verboso, irrisolto, irritante, da far ululare di noia persino i braccioli delle poltrone. Tratto da una novella di Balzac, il cui scheletro presumo in questo momento stia ballando la macarena al Pere Lachaise, riassume il peggio del cinema europeo. Abbiamo inutilmente sperato in un intervento di restoring hope da parte dei fantastici quattro, di spider man o di pippo olimpionico. Ma erano evidentemente speranze vane, partorite dalla fantasia di cervelli alla disperazione. Unico elemento piacevole, la notevole rassomiglianza della faccia di <strong>Michel Piccoli</strong> nei panni di un anziano e sorridente nobiluomo, con quella di <strong>Enzo Cannavale</strong>, la cui presenza in questo film sarebbe stata una vera panacea.<br />
Siamo usciti con un sentimento di nostalgia isolana, desiderosi di pane carasau, porceddu e filu e fierro. Invocavamo Maria Carta. Ma era troppo tardi, ahimé.</p>
<p><strong>Il conto:<br />
</strong>Spesi: 7,50 euro<br />
Valore effettivo: 1,00 euro<br />
Bilancio: -6,50</p>

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		<title>Il napoletano errante</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 22:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi mi dirà se stai nel perduto labirinto di fiumi secolari del mio sangue, Israele? Jorge Luis Borges Martedi scorso sono stato ad uno dei più bei concerti cui abbia assistito negli ultimi anni, ed è stato un evento abbastanza inaspettato. Si trattava di Noa, accompagnata dal Solis String Quartet e da Gil Dor. La scaletta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chi mi dirà se stai nel perduto<br />
labirinto di fiumi secolari<br />
del mio sangue, Israele?</em><br />
Jorge Luis Borges<br />
<img title="Noa" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/noasmall.jpg" alt="Noa" align="left" />Martedi scorso sono stato ad uno dei più bei concerti cui abbia assistito negli ultimi anni, ed è stato un evento abbastanza inaspettato. Si trattava di <strong>Noa</strong>, accompagnata dal <strong>Solis String Quartet</strong> e da <strong>Gil Dor</strong>. La scaletta consisteva esclusivamente in <strong>canzoni napoletane classiche</strong>.<br />
L&#8217;aggettivo che mi sembra più adatto ad esprimere il succo di quel che ho ascoltato e visto è: emozionante. Sono stato, letteralmente, con gli occhi lucidi per tutto il tempo, ed è davvero cosa rara, oggi come oggi. Ogni diffidenza, ogni barriera critica razionale, ogni tentazione di snobismo sono venuti meno di fronte ad un piccolo miracolo artistico. Una (bravissima, lo sapevo già) cantante ed autrice che viene da <strong>Israele</strong>, che nasce come star pop nel mondo anglosassone e che, senza tema di smentita, è oggi la migliore, la più brava e genuina interprete di una tradizione che -formalmente- non le appartiene, ma che in realtà è riuscita a far sua ed a esprimere con una verità, un emozione ed un respiro che nessun&#8217;altra o altro interprete vivente, per quanto napoletano, si sogna.<br />
La sua voce straordinaria è un mezzo, non un fine (è questa la differenza tra i virtuosi e gli artisti). Uno strumento per esprimere senso ed emozione. Così come gli arrangiamenti per chitarra e quartetto d&#8217;archi, perfetti, impeccabili. &#8220;Giusti&#8221; senza essere ovvi. Al di là di qualsiasi inutile disputa tra tradizione e contemporaneità. Intelligenti e discreti: esattamente ciò che serviva.</p>
<p><img class="alignright" title="Noa, Solis String Quartet, Gil Dor" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/noa-solis.jpg" alt="Noa, Solis String Quartet, Gil Dor" />Un effetto collaterale, del tutto imprevisto, di questo concerto è stato anche una temporanea riconciliazione personale con questa Città, con la quale ho ormai da tempo un pessimo rapporto. Almeno per la durata dello spettacolo, ho avuto un senso di alleggerimento, di riconoscimento, di ritorno a casa. Potevo identificarmi in quel discorso sentimentale. Ed ho potuto farlo perchè un altro magnifico regalo di Noa è stato il portare il &#8220;sentimento napoletano&#8221; su un orizzonte evocativo allargato. Su uno scenario identitario non limitato ad un golfo, ma all&#8217;Europa intera, a quanto di <em>ebraicamente cosmopolita</em> -sorprendentemente- circola nel nostro sangue, nel mio, in quello di Noa e Gil, in quel &#8220;fiume del sangue&#8221; Borgesiano cui nessuno può illudersi di sfuggire, e in cui si può felicemente ritrovare un&#8217;identità allo stesso tempo specifica ed allargata. Sentivo <em>Era de maggio</em> e mi sembrava di stare allo stesso tempo a Napoli e a Parigi, oggi e un secolo fa, senza nessun contrasto. Ascoltavo la versione in ebraico di <em>Lily Cangy </em>(già abbastanza ironicamente cosmopolita di per sè: chi me piglia pè francesa, chi me piglia pè spagnola&#8230;) e mi sembrava di sentire <strong>Marlene Dietrich</strong> nella canzone di Lola dell&#8217;Angelo Azzurro. L&#8217;Europa. Orizzonti che si allargano. L&#8217;Europa, molto più che l&#8217;abusato Mediterraneo. L&#8217;Europa fecondata dalla diaspora, dal dolore e dall&#8217;arte di chi ci ha errato nei secoli ed ha contribuito a costruire il meglio della nostra cultura. Il mondo, lo sguardo e l&#8217;emozione davvero <em>globali</em>. L&#8217;esatto contrario del nazionalismo e dell&#8217;ignoranza strapaesana e camorrista.<br />
Mi spiego meglio. Ed apro una parentesi.<span id="more-379"></span><br />
Nel mio palazzo, tra le varie abitudini condominiali, c&#8217;è quella, diffusissima, di tenere al massimo volume lo stereo, con le finestre aperte. Quando più di un inquilino lo fa nello stesso momento, il frastuono caotico diventa una metafora di questa città, di questo quartiere &#8220;popolare&#8221;, dove le urla sono la prevalente forma di comunicazione tra le persone e il massimo volume delle canzoni un prolungamento ricreativo di quelle urla. E&#8217; capitato che un sabato mattina, mentre stavo cercando di dormire un po&#8217; di più, una voce in particolare, al solito fortissima, cantasse e <img title="Mario Merola" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/dgcd3397.jpg" alt="Mario Merola" align="left" />mi facesse fare strani, brutti sogni in dormiveglia. Era una voce, una musica un po&#8217; diversa dai soliti neomelodici cui ormai ho fatto l&#8217;abitudine. Una musica enfatica, tutta fatta di punti esclamativi, di emozioni dichiarate, indicate con le frecce, scritte in grassetto e sottolineate. Di recitati, di strappati d&#8217;orchestra. Una voce davvero <em>urlata,</em> rotta platealmente dalla finzione del pianto o della rabbia. La quintessenza del cattivo gusto. Una sceneggiata. Era <strong>Mario Merola</strong>. Nello svegliarmi disturbato e scosso, ho avuto una piccola illuminazione: quella voce, quella musica <em>no</em><em>n esprimevano alcuna interiorità.</em> L&#8217;esatto contrario di ciò che pretendevano essere. Finzione kitsch spacciata per sentimento. Pura superfice. E, mi sono reso conto, ancora una volta una potente metafora.</p>
<p>L&#8217;universo umano camorrista (uso una grezza semplificazione per intendere il tessuto socioculturale più degradato di Napoli, quello in cui mi trovo a vivere) è quanto di più <em>locale </em>e diffidente verso la <em>scoperta del mondo</em> esista. Del mondo esterno come del mondo interiore. Certo, sa viverci e muoversi, nel mondo, per fare i propri interessi. Ma ha con esso, coi luoghi, con la tecnologia, un rapporto di rapina. Se ne serve, si serve degli strumenti che la modernità gli offre, lo gira, il mondo, se è il caso, ma poi ritorna quasi sempre nel proprio microcosmo metaforicamente o realmente <em>blindato</em>, spesso oscuro e meschino, l&#8217;unico luogo in cui si sente sicuro, tra una frittura di pesce e il letto a baldacchino. Le sue radici sono tutt&#8217;uno con il ferro che lo incatena. Non ha nessuna voglia di guardarsi dentro, di affrontare la complessità interiore. Scoprirla gli farebbe orrore. Ha bisogno di rappresentarsi animato da sentimenti elementari e rassicuranti, che non lo mettano in contatto con l&#8217;anima, non lo contaminino col perturbante fluire della complessità emotiva nell&#8217;universo che sta oltre i confini del proprio quartiere e del proprio stomaco, ma che anzi lo facciano sentire sempre più chiuso e protetto nel suo recinto originario, <strong>iperlocale</strong>. Che poi i sentimenti e i temi di facciata, nelle canzoni più recenti, cambino, includano il sesso, la discoteca, la macchina, il cellulare, e dinamiche di coppia più &#8220;moderne&#8221;, è solo apparenza. Non esiste alcuna reale aspirazione evolutiva, conoscitiva. Il modello umano è rimasto sostanzialmente invariato, e così il senso del proprio destino. Qui sei nato e qui morirai. Magari sparato in faccia.</p>
<p>Quando qualcuno dice o scrive, di questi tempi, la frase <em>c&#8217;è un&#8217;altra Napoli</em> istintivamente diffido. Penso che questo concetto rischi, anche in buona fede, di essere un modo per tirarsi fuori dalle responsabilità, per lenire un dolore intollerabile concentrandosi su qualcos&#8217;altro nel tentativo di ignorarlo. Ma forse ora capisco che c&#8217;è un modo giusto per dirla, quella frase. Che fa in modo che possa pronunciarla anch&#8217;io. Oltre la cronaca e la sociologia, l&#8217;<em>altra Napoli</em>, quella che c&#8217;è sempre stata, è quella che va alla scoperta del mondo e se ne ciba, che si contamina dell&#8217;umanità e la contamina, che sa guardare nelle proprie profondità e sa che le radici possono diventare più salde quando si lasciano alle spalle. La Napoli Ebrea.</p>

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		<title>Stelle, vergini e salami</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 19:44:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per le vie della città, si vedono in questi giorni numerosi manifesti che pubblicizzano la Virgin Radio. A me, forse per qualche perversione da sovraesposizione televisiva infantile, ogni volta che li vedo, viene in mente una canzoncina che inizia con: le stelle sono tante, milioni di milioni&#8230;&#8230; Vedi anche: S/M Food Maledetti Eureka! Wishful thinking Windows Svista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/virginsmall.jpg" alt="Logo Virgin Radio - Stella a cinque punte con scritta obliqua" title="Logo Virgin Radio - Stella a cinque punte con scritta obliqua" /><img src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/negroni.jpg" alt="Logo Salumi Negroni - Stella a cinque punte con scritta obliqua" title="Logo Salumi Negroni - Stella a cinque punte con scritta obliqua" /></p>
<p>Per le vie della città, si vedono in questi giorni numerosi manifesti che pubblicizzano la <strong>Virgin Radio</strong>. A me, forse per qualche perversione da sovraesposizione televisiva infantile, ogni volta che li vedo, viene in mente una canzoncina che inizia con: <em>le stelle sono tante, milioni di milioni&#8230;&#8230;</em></p>

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		<title>Mi hai convinto! Lo compro.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 12:54:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Email ricevuta oggi: Caro cliente!Offriamo il dizionario online conveniente. Italiano &#8211; inglese traduzione e molte lingue più. (link al sito)Translate.eu team Vedi anche: Windows Svista V-day: Forche, forchette e forconi Uomini di polso Stravecchio digestivo Stelle, vergini e salami]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Email ricevuta oggi:</p>
<blockquote><p><font size="2">Caro cliente!</font><font size="2">Offriamo il dizionario online conveniente. Italiano &#8211; inglese traduzione e molte lingue più.</font><font size="2"> </font></p>
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		<title>Servizio pubblico, o il tunnel del divertimento</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 12:21:53 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="http://www.cronopio.info/wp-content/uploads/2007/07/caparezza02.jpg" alt="Caparezza" title="Caparezza" />D&#8217;estate, uno degli affanni minori che si presentano all&#8217;uomo di mondo è quello del sapere come impiegare fruttuosamente la propria serata, conoscendo e potendo scegliere tra i mille eventi che la bella stagione solitamente propone per ogni dove grazie a generosi assessorati, alacri organizzatori, munifici sponsors e via dicendo. Le informazioni di solito sono sparse in mille rivoli: siti, locandine, volantini, trafiletti e via dicendo.<br />
Il vostro titolare, che suole perdere il tempo in attività superflue, ha messo insieme quasi tutte le cose interessanti che si svolgeranno a <strong>Napoli e dintorni</strong> nelle prossime settimane, su quella meraviglia che è <strong>Google Calendar</strong>. Poiché il titolare oltre che perditempo è anche generoso, ve lo mette a disposizione <a target="_blank" href="http://www.google.com/calendar/embed?src=ufoccdsgqba195rok76p7nv5bg%40group.calendar.google.com&amp;mode=AGENDA" title="Eventi di spettacolo in campania - google calendar"><strong>qui</strong></a>. Buon divertimento!</p>

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	<li><a href="http://www.cronopio.info/il-napoletano-errante/" title="Il napoletano errante (12 luglio 2007)">Il napoletano errante</a> </li>
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