Cose viste

Stelle, vergini e salami

Logo Virgin Radio - Stella a cinque punte con scritta obliquaLogo Salumi Negroni - Stella a cinque punte con scritta obliqua

Per le vie della città, si vedono in questi giorni numerosi manifesti che pubblicizzano la Virgin Radio. A me, forse per qualche perversione da sovraesposizione televisiva infantile, ogni volta che li vedo, viene in mente una canzoncina che inizia con: le stelle sono tante, milioni di milioni……

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Mi hai convinto! Lo compro.

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Servizio pubblico, o il tunnel del divertimento

CaparezzaD’estate, uno degli affanni minori che si presentano all’uomo di mondo è quello del sapere come impiegare fruttuosamente la propria serata, conoscendo e potendo scegliere tra i mille eventi che la bella stagione solitamente propone per ogni dove grazie a generosi assessorati, alacri organizzatori, munifici sponsors e via dicendo. Le informazioni di solito sono sparse in mille rivoli: siti, locandine, volantini, trafiletti e via dicendo.
Il vostro titolare, che suole perdere il tempo in attività superflue, ha messo insieme quasi tutte le cose interessanti che si svolgeranno a Napoli e dintorni nelle prossime settimane, su quella meraviglia che è Google Calendar. Poiché il titolare oltre che perditempo è anche generoso, ve lo mette a disposizione qui. Buon divertimento!

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Ocean’s thirteen

Posso, per favore, posso per una volta esimermi dal dovere di parlare di tutti i film che ho visto?

Anche perchè, su questo, non mi viene proprio niente. Un paio d’ore piacevoli, belle facce, belle immagini e strizzate d’occhio all’immaginario lounge-martini-exploitation e chi più ne ha più ne metta. Tre secondi dopo, te lo sei dimenticato. Per cui:

Il conto:
Spesi: 7,50 euro
Valore effettivo: quello di un long drink di media qualità
Bilancio: dipende da dove prendi il long drink, e con chi.

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Essenza

Questo post potrebbe inaugurare una rubrica il cui titolo suonerebbe così: idee totalmente improponibili che prima o poi qualcuno si metterà a realizzare sul serio e noi resteremo di stucco.

Merda d’artista - Piero ManzoniDunque. Andiamo per ordine e arriviamoci gradualmente. Oggetto: una rivoluzionaria proposta nell’ambito dell’arte e del commercio.

Punto primo: da tempo immemorabile, il lavoro dell’artista si regge in maniera più o meno decisiva su di un rapporto di potere scambievole, tra l’artista medesimo, detentore del privilegio creativo, e il potere istituzionalmente costituito. L’artista fornisce al potente il frutto del proprio genio, compiacendolo ed “immortalandolo” nella propria opera, come soggetto vero e proprio o come artefice economico.  Il potente fornisce all’artista pane e gloria. Se nel passato questo rapporto era più evidente e diretto, oggi non è meno attuale. Al re o mecenate si sostituisce il mercato dell’arte, incarnato talora da oscuri investors a nome collettivo, ma più spesso dalle persone fisiche dei collezionisti miliardari che si compiacciono di avere nel tinello cotanti simboli di status, quando non il proprio policromo faccione serializzato da Warhol in persona. I cinque minuti di celebrità che si propagano in una potenziale eternità.

Punto secondo: da un centinaio d’anni, le opere d’arte sono tecnicamente riproducibili. Vale a dire che da relativamente poco tempo rispetto alla storia dell’ingegno umano, conosciamo i capolavori della pittura e della scultura di ogni tempo soprattutto perchè riprodotti. Sono molte di più le opere che conosciamo per averle viste in foto o in stampe “artistiche” appese alle pareti delle case altrui di quelle con le quali abbiamo avuto un incontro personale, in un museo o in una galleria. E se il policromo faccione del tycoon o del divo hollywoodiano immortalato da Warhol l’abbiamo comprato al negozio di stampe sotto casa piuttosto che ad un asta di Sotheby’s, non cambia molto. Purché s’intoni alla nuance del del divano. Ed ora, tra l’altro, morto Warhol, c’è chi, anche su internet, vi fa il ritratto nel suo stile per una cifra ragionevole. Voi gli mandate la foto e loro ve lo spediscono a stretto giro di posta.

Punto terzo: nel 1961 il geniale Piero Manzoni (di cui peraltro in questi giorni a Napoli è allestita al museo MADRE -provate a farne un anagramma, nomen omen- una retrospettiva) realizzò la memorabile serie della Merda d’Artista. Scatolette numerate e firmate contententi trenta grammi di escrementi dell’autore e messi in vendita all’equivalente del prezzo corrente dell’oro. Il colpo di genio, il non del tutto imprevedibile sbocco paradossale fu che, nonostante l’evidente intento demistificatorio ed ironico dell’operazione, la misteriosa follia che circonfonde ieraticamente l’ “arte” e coloro che se la possono comprare, ha fatto sì che davvero quella merda oggi valga un capitale, e crei tra l’altro insospettate ed imbarazzanti problematiche di conservazione e restauro (alcune scatolette mal conservate pare stiano rompendosi, vanno restaurate, hai visto mai che esca fuori e si disperda anche una minima frazione di quel contenuto così denso, concettualmente parlando?)

Conclusione: oggi si può ipotizzare, sulla base dei punti precedenti, un rivoluzionario servizio personalizzato che soddisfi il bisogno di ciascuno di lasciare una traccia di sè nella storia dell’arte, attraverso una testimonianza artistica ispirata al genio di Manzoni. In sintesi: voi ci fornite la vostra merda, noi per una cifra ragionevole ve la inscatoliamo, la certifichiamo come autentica e ve la restituiamo in un packaging identico a quello del ’61. La vostra deiezione diventa così un manufatto artistico concettualmente a metà strada tra la riproduzione e l’originale. L’idea è riprodotta, ma ha la sua unicità nella materia prima. La produzione su scala industriale ne consente un costo accessibile (ma se siete ricchi e volete fare i mecenati nel solco delle tradizioni, possiamo aumentare il dosaggio: confezione grande, grandissima o magnum, costo maggiore, privilegio esclusivo). L’unicità dell’ “autore”, per così dire, garantisce a lui soddisfazione, gratificazione, e un piccolo posto nella storia dell’arte. Morto lui, tra cent’anni, gli sopravviveranno trenta grammi di merda certificata e il suo spirito sopravviverà, per un sublime paradosso, nella più corporale ed effimera sostanza che ci sia.

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We’re not alone

Dimenticatevi quel che ho scritto un po’ di giorni fa con la puzza sotto al naso circa i video di youtube. La prima cosa che ho pensato quando ho visto questa meraviglia è stata: devo metterlo sul blog. Anzi, in verità è stata la seconda. La prima -più che un pensiero, un brivido- è stata un tuffo al cuore. Una delle più belle canzoni della mia vita, reintrerpretata in versione acustica, in tempi recenti, dal suo autore, un tenerissimo vecchio paralitico con la barba, sempre più simile a Kubrick. O a Babbo Natale. Fate attenzione, potreste mettervi a piangere per l’emozione.


Robert Wyatt – A Sea Song

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