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Mandolinismo civile

VesuvioIeri, sono andato alla presentazione in anteprima del libro di racconti della mia amica Rossella Milone, che uscirà a maggio per Avagliano. Ho stima ed affetto incondizionati per Rossella, e quel poco che conosco del libro mi fa essere sicuro che sarà molto bello. Ma ne parlerò diffusamente più in là, magari pubblicandone qualche estratto che lei gentilmente mi autorizzerà a postare qui (vero?….).
La presentazione si svolgeva in una minuscola libreria di Napoli, ed era davvero molto “intima”. Una decina di sedie pieghevoli amorevolmente disposte dal proprietario occupavano tutto lo spazio disponibile. Rossella, timida e fin troppo modesta, ha letto e commentato alcuni pezzi di racconti, con un certo visibile, tenero imbarazzo.
Senza entrare nel dettaglio, e ripetendo che sono di grande bellezza, se c’è una caratteristica evidente nei racconti di Rossella, è lo sguardo puro e sensibile sulle relazioni tra le persone, in particolare tra genitori e figli. Con una grande capacità “sensuale” di descrizione e soprattutto senza alcuna ingabbiatura ideologica, di “messaggio”, di interpretazioni sentenziose. Ciò che le interessa sono le persone. Ed ovviamente il mondo in cui vivono, le cose che li circondano, ne sono un portato naturale ed inevitabile. Rossella parla di ciò che conosce, di ciò per cui ha sensibilità. E di sensibilità ne ha tanta. Alla fine, il pubblico -composto da amici, “addetti ai lavori” e forse uno o due avventori occasionali-, ha interrogato la giovane scrittrice napoletana. Indovinate qual’era il tipo di domande (molto spesso retoriche, non c’era bisogno di risposta) che le sono state fatte?
La scrittrice e Napoli? Bravi, avete indovinato.
I racconti del libro e il disagio sociale, o addirittura (implicita), la denuncia? Indovinato ancora.
Addirittura, qualcuno è arrivato a biasimare l’approccio olegrafico su Napoli citando come esempio Annamaria Ortese (che è uno dei riferimenti principali per Rossella).
Mi sono cadute un po’ le braccia. Mi illudo che non sia così, ma ogni volta ho continue conferme che resiste, eterno, un approccio da riflesso pavloviano, quando si parla di letteratura, da queste parti. Cara Rossella, se scrivi, se scrivi e sei di Napoli, se scrivi, sei di Napoli e sei giovane, se scrivi, sei di Napoli, sei giovane e sei donna, aspettati di dover sentire un campionario di banali imbecillità politicamente corrette su ciò che fai, e di vedere negli occhi dei tuoi interlocutori l’attesa che tu confermi parola per parola la loro interpretazione di te, di ciò che sei, di ciò che fai. Aspettati richieste di sentenze definitive sulla condizione femminile, sulla guerra, su Berlusconi, su Bassolino. Magari dei tuoi racconti non avranno capito un’acca, ma si sentiranno molto acuti. Rappresentativi della Società Civile. Spero di essere pessimista per un lato (che cioè ti andrà meglio di quanto temo), ma del resto, la previsione deriva dalla certezza che ne avrai tante e tante di occasioni per avere a che fare con un pubblico interessato al tuo lavoro. In bocca al lupo.

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