1 giugno 2007 by Marco

Esistono eccezioni -pochissime- alla diffidenza che istintivamente nutro per gli eventi, i personaggi, gli oggetti che hanno un apprezzamento eccessivamente ecumenico, condiviso da chiunque e senza eccezioni, luoghi comuni della cultura di massa. I Beatles sono l’eccezione numero uno. Di fronte a loro ed al loro capolavoro (di cui oggi ricorre il quarantennale) posso solo dichiarare il mio assoluto, incondizionato, appassionato amore. Che dura praticamente da quando sono nato. Nulla da aggiungere. Talvoltà l’ovvietà è indispensabile. E può salvarci la vita.
Vedi anche:
Tags: anni '60, beatles, canzoni, cultura pop, musica, ricorrenze
Categories: Cose ascoltate, Cose che succedono, Diario •
No Comments »
29 maggio 2007 by Marco
Deludente. Questo post potrebbe fermarsi qui, se volessi essere molto ma molto sintetico.
Ma l’etica del blogger (?) impone di spendere qualche parola in più su questo film che pure prometteva bene, dal regista David Fincher (Fight club, Seven) agli attori, alla storia, ispirata al realmente esistito Killer dello Zodiaco, che a cavallo tra i ’60 ed i ’70 terrorizzò coi suoi enigmatici e gratuiti omicidi la San Francisco in transizione dalla Summer of Love all’ispettore Callaghan.
Il problema iniziale è che chiunque abbia letto anche mezza riga sul film o sull’argomento che tratta, viene subito a conoscenza del fatto che l’autore di quei delitti non è mai stato identificato. Questo già, in termini di puro godimento del plot, pone una più o meno piccola riserva. Lo spettatore volenteroso si accomoda e guarda con sospensione di giudizio, augurandosi di godersi uno spettacolo che gli proporrà, si spera, almeno una costruzione serrata dei fatti, un’ipotesi credibile sul colpevole, o (come nel caso della Dalia Nera), una licenza narrativa/criminologica, che azzarda una soluzione non verificatasi in realtà. In più, auspicabilmente, avrà uno spaccato di un luogo e di un epoca molto interessanti narrativamente, la california del Flower Power su cui si staglia l’ombra nera di Charles Manson e dei suoi delitti, gli hippies e le zone più oscure della mente, le rivolte studentesche, il vietnam, il giornalismo d’inchiesta (il watergate è alle porte) e chi più ne ha più ne metta.
Speranze abbastanza vane. La prima parte mette in scena, senza particolari guizzi, i primi delitti e il partire dell’inchiesta, che vede in parallelo ed in competizione i redattori di un quotidiano ed i poliziotti. Ma le indagini si arenano, e da un certo momento in poi, questo lunghissimo, sbrodolato film è la noiosa ed incomprensibile cronaca di un’ossessione: quella del vignettista del quotidiano, che per quasi vent’anni, dopo che sia il giornalista che il poliziotto hanno gettato la spugna, cerca il killer, avvitandosi su ipotesi, nomi, eventi, faldoni d’archivio reperiti fortunosamente e ai limiti dell’illegale, senza suscitare la minima emozione allo spettatore, anzi, favorendone il torpore sonnolento. Alla fine di queste due ore e mezza, riaprendo l’occhio accarezzato da Morfeo, ci si accorge che un minimo di ipotesi risolutiva su chi potesse essere il killer ci viene proposta. Dopo un momento di smarrimento necessario a ricordarsi qual’era il film che si stava vedendo, e come cominciava, se ne prende atto, felici che le maschere stiano aprendo le porte d’uscita e pregustando il contatto col materasso.
Il conto:
Spesi: 7,50 euro
Valore effettivo: 3,50 euro
Bilancio: -4,00
Vedi anche:
Tags: anni '60, anni '70, cinema, USA, violenza
Categories: Cose per cui ho speso dei soldi, Cose viste •
3 Comments »
6 maggio 2007 by Marco
Sono convinto che postare video di Youtube sia cosa da evitare, o da praticare con estrema parsimonia. Ma quando ho visto questo reperto rarissimo, ogni remora ha ceduto. Questa è una delle più belle canzoni mai scritte da Brian Wilson. Un capolavoro praticamente introvabile, uscito solo su singolo nel 1965, per l’interpretazione di Glen Campbell. Follemente in anticipo sui tempi (la prima discendente diretta è Tomorrow never knows dei Beatles, uscita l’anno dopo su Revolver. E ho detto tutto) è un’eterodossa delizia pop…. Basta. Ascoltare per credere. E notare le strepitose signorine sui cubi antelitteram.
Vedi anche:
Tags: anni '60, beatles, brian wilson, canzoni, cultura pop, musica, youtube
Categories: Cose ascoltate, Cose viste •
No Comments »
24 aprile 2007 by Marco
Comincerò questo post con una citazione ammiccante di quelle che ti fanno fare una gran bella figura da intellettuale di mondo. Alberto Savinio, parlando (ahimé) di Erik Satie, citava a sua volta il rivoluzionario russo Kropotkin, che nelle sue memorie da carcerato, si descriveva intento a percorrere “..ogni giorno, per mesi ed anni, a fine di neutralizzare gli effetti dell’inerzia corporale… tanti passi avanti e indietro nella sua cella…. quanti ci vogliono a colmare una distanza di otto chilometri. Come abbia fatto a non uscire matto, io non so capire: penso tuttavia che non sfuggirebbe alla pazzia colui che ogni giorno continuasse a sognare le musiche “normali” di Erik Satie, nelle quali i suoni, ogni tre passi, sbattono sulle pareti di una ineffabile cella.”
Fatte le dovute distinzioni, e premesso che a me Satie invece piace moltissimo, trovo che l’immagine si attagli bene a certo cinema italiano di oggi. Non a tutto, non a tutti, ma certamente a quello medio, per quel che vuol dire.
Prendiamo per esempio quest’ultimo lavoro di Daniele Luchetti. Dovessi dire che non mi è piaciuto per niente o poco, che lo trovo brutto, direi senz’altro una bugia. Però….
Read more »
Vedi anche:
Tags: anni '60, anni '70, antonio pennacchi, canzoni, cinema, comunismo, daniele luchetti, fascismo, italia, mussolini, pubblicità, terrorismo, violenza
Categories: Cose per cui ho speso dei soldi, Cose viste •
9 Comments »
10 novembre 2006 by Marco
Grazie a The Petunias, ho avuto modo di ascoltare un paio di brani dal nuovo album dei Beatles. Quello che è una sorta di collage/remix/restauro e recupero di inediti, curato da George Martin e suo figlio, per uno spettacolo del Cirque du Soleil, col beneplacito dei due fab superstiti e delle altre due vedove.
Magari sono affrettato. Ma mi sembra una cosa straordinaria.
Io del resto non sono attendibile. I Beatles per me sono come la mamma. L’unico centro di gravità permanente che ho da quando sono nato, forse da prima ancora. L’unica entità estetica, morale, culturale, affettiva che è rimasta solidamente intatta, immune al consumo che gli anni applicano alle persone, alle cose, alle idee e perfino alle emozioni. Ma mi fermo qui, ormai sono un anziano sentimentale, di quelli che se attaccano la pippa poi non la finiscono più.
Vedi anche:
Tags: anni '60, beatles, blog, cultura pop, dischi, musica
Categories: Cose ascoltate, Diario •
5 Comments »