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C’è poco da ridere

Ieri sera, su la7, una lunga e interessante trasmissioni sugli anni del terrorismo e della violenza politica.
A un certo punto, un filmato con interviste a studenti universitari di oggi, sulla loro conoscenza di quegli avvenimenti. Tra gli altri non meno sconcertanti dialoghi, questo:

  • Intervistatore: Sai cos’è l’Italicus?
  • Studente: L’Italicus?… E’ quel treno dove viaggiavano i morti… della strage di Piazza Bologna.

Ho riso. Ma c’è davvero poco da ridere.

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Romano ProdiMarcel Proust Qualche giorno fa, guardavo distrattamente il Telegiornale, nei giorni del conclave di Caserta. Compare Prodi che fa una dichiarazione. In questi casi di solito la mia distrazione tende ad aumentare. Ad un certo punto il Presidente, forse per stanchezza o perchè la distrazione ha colpito anche lui, dice qualcosa tipo “…un accordo con tutti i partiti dell’arco costituzionale…” 
Sobbalzo. Arco costituzionale. Sono proiettato in un’altra dimensione spaziotemporale. Vedo Berlinguer ed Almirante materializzarsi nel soggiorno. Sulla libreria compare una radio cubica Brionvega. Fustini cilindrici, miniassegni, buste del latte triangolari volteggiano nell’aria in una visione psichedelica sulle note di “El pueblo unido” e “Rumore”. Una vaga angoscia gastrica mi suggerisce che non ho ancora fatto i compiti e domani dovevo offrirmi in latino. Poi sullo schermo ricompare Giorgino e torno nella realtà.
Ci sono parole che hanno lo stesso effetto evocatore dei sapori e degli odori proustiani. Il sapore dell’arco costituzionale è un sapore d’infanzia, di stanchezza e di speranza che arrivino le vacanze. La politica italiana, quando si esprime senza lapsus ed anacronismi, suggerisce sensazioni analoghe, ma senza nessun’aura poetica, nessuna commozione.

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Lingue di allodola

Larks' tongues in aspic Ieri, mentre lavoravo, avevo Pandora in sottofondo (ormai ascolto quasi solo lei, col raffinamento progressivo le selezioni sono diventate ottime). A un tratto, subliminalmente, mi fa sobbalzare per la sua bellezza una canzone che conosco e che non ascoltavo, credo da una ventina d’anni. “Book of saturday”, dei King Crimson.
Credo che all’epoca non l’avessi apprezzata abbastanza. E’ stato come riaprire un cassetto e trovarci dentro un mazzo di fiori. Una piccola canzone semplicissima, essenziale, intensa. Strumenti ridotti al minimo. Melodia formidabile. Esattamente il contrario della pomposità “progressive” di certi anni ’70. Ho ritrovato un sapore antico, d’infanzia, riletto con il mio sguardo di adulto, e che non fa a cazzotti col presente. E’ stato un momento di riconciliazione.

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Chi ci ricorda / 1

Negli anni ’80 uno dei dischi fondamentali di noi ggiovani (all’epoca) è stato Night and Day di Joe Jackson. Canzoni pop pressochè perfette, con una robusta iniezione di Salsa, peraltro in grande anticipo sulle (terribili) mode latine che sarebbero venute dopo. Per intenderci, era il disco di Steppin’ out (per chi se lo ricorda). Ma anche gli altri pezzi erano letteralmente uno più bello dell’altro.

Uno di quei pezzi, ascoltati mille volte e rimasti felicemente sovraimpressi nelle sinapsi si chiamava Breaking us in two.

Capita che l’altro giorno, ascoltando una radio internet che si chiama “British invasion” (tanto per confermare la mia tendenza retrò), passa una canzone molto simile nelle battute iniziali. Più che simile: quasi uguale. Erano i Badfinger, gruppo di cui conoscevo solo il nome, prodotto dalla Apple Records nei primi anni ’70. Quel pezzo, intitolato “Day after day” è del 1971 (!) La mia ignoranza su costoro è diminuita, ma di molto poco (leggo qui, che l’album che contiene quel pezzo fu prodotto da George Harrison e Todd Rundgren… uhm, da approfondire). Altrettanto immutata resta la mia considerazione di Joe Jackson. Però….
Ripensandoci, però, sempre tra le sinapsi affaticate, è alla fine affiorato un terzo pezzo, una canzone -come dicono gl’intenditori- “seminale”. Un po’ meno somigliante in superfice, ma consustanziale e precorritrice. E’ del 1965. La scrisse per Glen Campbell indovinate chi? Lui, l’unico. Brian Wilson. Guess I’m dumb. Un capolavoro.

Ascoltate:
Jackson-Badfinger-Wilson.mp3 (774 Kb)

  1. Joe Jackson: Breaking us in two, da Night and Day (1982)
  2. Badfinger: Day after day, da Straight up (1971)
  3. Brian Wilson feat. Glen Campbell: Guess I’m dumb (singolo, 1965)

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