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Il mio miglior nemico

Carlo Verdone e Silvio MuccinoSono andato a vedere questo film senza nessuna particolare riserva o puzza sotto al naso: trovo che Carlo Verdone abbia fatto qualche film carino (Maledetto il giorno che ti ho incontrato in particolare), parecchi decorosi ed altri francamente dimenticabili. E, in generale, lui mi fa ridere spesso.
Questo però propenderei a inserirlo nell’ultima categoria. Buone intenzioni e pessimi risultati. Storia ambiziosa, diciamo così, e sceneggiatura sgangheratissima, il vero punto debole. C’è voluto lo sforzo congiunto di ben quattro fervidi cervelli, compreso Muccino Jr., per partorire questo capolavoro di pressappochismo, nel quale hanno infilato dialoghi fintissimi da Bacio Perugina o da Centovetrine, e prodotto una storia a credibilità zero nella quale appena ci si ritrova in un vicolo cieco, una situazione che non si sa come risolvere senza far crollare tutta l’impalcatura del racconto, ci si cava d’impaccio brillantemente con un’ ellissi. La scena finisce, la successiva ricomincia un tot tempo dopo, e, per dire, due che si odiavano ora si amano (o viceversa), non si sa perchè, ne ce lo si spiega. Comodo, no? E peraltro in un film con grandi ambizioni “psicologiche”. Tutto può succedere nella vita, per carità. Le persone cambiano. Ma quel che rende interessante e credibile una storia sono appunto i processi del cambiamento. Quelli che non si vedono.
Muccino, che da attore e da autore sembra sempre più determinato a volersi rappresentare come un’icona generazionale, il ggiovane (maddechè, ahò?!) è terribile. Verdone fa il suo personaggio, bravo e/o prevedibile come sempre. E strappa anche delle sincere risate in certe gag.
Ma la cosa forse più intollerabile di tutte è il fatto che questo film è praticamente un megaspot. I computer IBM, ma soprattutto Vodafone. Ogni cinque minuti si vede un telefonino Vodafone, un cartello Vodafone, magari una Pizzeria Vodafone, se esistesse, ce l’avrebbero infilata (un consiglio? Non comprate prodotti Vodafone almeno per sei mesi).
Certo, non è roba nuova, nei film. Ma visto lo spessore del film medesimo, il suo gigantismo produttivo/promozionale e la spudoratezza con cui lo si fa, è roba da schiaffi. Fa venire la nostalgia di certi filmini anni ’70 coi loro whisky Vat 69, le acque minerali Recoaro e così via (vidi una volta, se non sbaglio, addirittura un amaro 18 Isolabella). Tutti posati distrattamente su tavolini di bar con l’etichetta rigorosamente in favore di cinepresa. Quelli si che erano bei tempi!

Il conto:
Spesi: 5 euro (ho scoperto di avere una tessera che mi vale lo sconto tutta la settimana!)
Valore effettivo: 2,50 euro
Bilancio: -2,50 euro

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