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Callaghan al Quai des Orfèvres

Georges SimenonNegli ultimi tempi, mi è capitato di vedere o rivedere in tv un paio di film di Clint Eastwood, a mio parere uno dei migliori registi viventi. Mentre guardavo Mystic river, ho avuto una piccola intuizione, che si è precisata qualche giorno dopo con Debito di sangue. Una sensazione analogica. Questa: Eastwood condivide qualcosa, in profondità, con Georges Simenon.
Provo a spiegarmelo, a dipanare il filo di questa sensazione.
Entrambi sono narratori dell’asciuttezza. Raccontano da maestri con il minimo indispensabile, l’essenziale. Tutto quello che si vede, è necessario, e non c’è nulla di più. E se, come diceva Gide, nei libri di Simenon “non c’è un etto di grasso letterario”, nei film di Eastwood si segue la stessa dieta ferrea: la storia, i personaggi, i sentimenti sono carne magra e quasi secca, ossa, nessun condimento, nessun compiacimento estetizzante. Solo sostanza, nutrimento che fa diventare adulti.
Quel che rimane, nell’uno e nell’altro, dopo tutto questo sgrassare e scarnificare, brilla di una nitidezza abbacinante e ti rimane nei sensi. L’odore del disinfettante a buon mercato ed il neon della palestra di Million dollar baby ti restano nel naso e negli occhi come la nebbia umida e la luce dei lampioni sulle strade bagnate dei tanti libri di Sim, delle storie di Maigret come di quelle dei romanzi, coi tanti personaggi oscuri, sconfitti, rosi da passioni, da ossessioni che possono spingersi al delitto, da aspirazioni deluse. Proprio come quelli di Clint. Uomini e donne reali, imperfetti, destinati spesso al fallimento nonostante i loro sforzi. Read more »

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