Tag: il titolare

Apatia del blogger

E’ successo di nuovo.

Venti giorni di silenzio.

Eppure, qualcosa da scrivere ci sarebbe stato:  cinque film visti e di cui parlare, un governo caduto e provvisoriamente risorto, il Festival. Per tacer d’altro.

Eppure, capitano momenti in cui si hanno altri pifferi per il capo. Poi si riprende. Ecco.

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Un anno da rimbambiti

spumanteEsattamente un anno fa, questo blog dava alla luce il suo primo post. Mi faccio da solo gli auguri. Per un verso, mi dico, essere durati un anno, tra alti e bassi, è già un discreto risultato. Per un altro, poichè la faccenda mi è piaciuta parecchio, mi dispiace di non essere stato prolifico quanto avrei desiderato. Ma si può sempre migliorare. E il 2007 sarà senz’altro più rimbambito e più illustrato.

Grazie a tutti.

 

 

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Buoni propositi per il 2007

In libreria, mi sono capitati tra le mani due libri usciti recentemente: il Dizionario completo della canzone italiana (Giunti) e l’Enciclopedia del rock italiano (Arcana). Come faccio in questi casi, vado alla lettera P e vedo se per caso è citato il gruppo al quale mi onoravo di appartenere.
Ebbene, è citato, con considerazioni piuttosto lusinghiere, in entrambi i tomi. Questo minimo evento, unito al piccolo movimento, leggera increspatura d’acque, che ha causato il post di qualche settimana fa su argomento analogo, mi ha fatto riflettere sul fatto che tale argomento – i Panoramics -, tanto nella mia vita quotidiana, quanto nel presente blog, è stato piuttosto trascurato. Per una serie di comprensibili motivi che non vi starò a spiegare, ma che non tolgono il fatto che forse è giunto il momento di scongelare, sdoganare, rianimare il suddetto argomento. Pertanto faccio voto di:

  • Rinnovare al più presto il sito, che fu realizzato nel 1997 -dieci anni fa!-, quasi mai modificato, ed oggi è un inguardabile fossile, la summa di ciò che non va mai fatto in un sito web. Abbiatene pietà, se ci andrete prima del rebuild.
  • Tentare di rendere trasparente a coloro che fossero interessati, e senza inscenare inutili psicodrammi, perchè i vari progetti relativi a ripubblicazioni, riunioni, novità eccetera, si siano finora fermati per problemi connessi alla complicatezza delle umane psichi (la mia, naturalmente, ma anche quelle altrui). Dubbio: il plurale di psiche è psichi?!
  • Superare se possibile tali problemi, e fare almeno alcune di quelle cose ripromesse (es: Ripubblicare il disco, magari online, magari con bonus tracks, magari rimettere mano agli inediti, magari….). Sono cose che non cambieranno il destino dell’Umanità, ma forse potrebbero interessare ad una ristrettissima minoranza di aficionados che non hanno mai mancato di farci sentire la loro voce in tutti questi anni. E sarebbe una bella soddisfazione. Che ne pensate?

In ogni caso, buon anno a tutti.

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Signora mia….

Questo è un momento, spero perdonabile, di nostalgia autocelebrativa. Il vs. titolare una ventina d’anni fa militava in una band, promessa, ahimè non mantenuta, del pop italiano. Gli capitò di andare ospite anche ad una celebre trasmissione della RAI condotta da un celebre showman.
Succede che qualcuno di buon cuore ne ha recuperata una traccia in Rete (non se ne n’era conservato nulla, tra gli interessati) e me l’ha segnalata. Eccola. Bei tempi, e soprattutto, quanti capelli!

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Il presente vale anche per ringraziamento

Questo è il racconto che è stato finalista al Premio Loria 2006. Ora è incluso anche nella raccolta uscita per le edizioni APM. Chi fosse interessato, puo richiederla qui.

Aldous Huxley fotografato da Cecil BeatonC’è un gran fiorire di resurrezioni, ultimamente in giro. Succede che la gente a un certo momento muore, spegnendosi serenamente, circondata dall’affetto dei suoi cari che affranti lo annunciano a tipografi e a sportelli necrologici, e fin qui tutto normale. I morti se ne stanno buoni a letto per un po’, tra i pianti e le parole sottovoce, il volteggiare di tazzine di caffè, i primi cauti pensieri sulle procedure d’eredità, i calcoli, le strategie d’azione che cominciano a costruire nella penombra le basi per i futuri conflitti familiari. Si scelgono legni e rifiniture, si apre alla porta, si risponde al telefono, il portone è mezzo chiuso e ci siamo scordati di avvertire Zia Titina quando sul più bello, quando sta per arrivare la cassa, una voce remota e fin troppo familiare dice di aspettare un momento, che si erano tutti sbagliati, e al diavolo le banche, i fioristi e Zia Titina, e per il momento continueranno a volersi tutti bene, mentre un disturbo neurovegetativo li lambisce ad uno ad uno lasciandogli una debolezza alle ginocchia. Il moto delle tazzine di caffè, come per un arcano fenomeno gravitazionale, cambia drasticamente figura ed intensità. Dapprima soggiace ad un arresto repentino, congelandosi davanti a bocche semiaperte o sotto caffettiere immobili che le riempiono fino a farle traboccare, poi abbraccia il caos entropico delle cadute e frantumazioni sul pavimento, dei lanci a seguito di scottatura e degli acrobatici recuperi volanti, infine riprende orbite regolari ma più veloci e quasi frenetiche, molte delle quali convergono in direzione della ex buonanima, che peraltro di un caffè sembra proprio avere bisogno, o forse proprio no, chissà.

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Diario Carpigiano (2)

L'umile titolare sul palco del Premio LoriaSeconda ed ultima parte delle cronache di questo weekend speso felicemente tra pagine e tortelli, scrittori e palazzi antichi, amici vecchi e nuovi.
Anche la giornata di domenica si presentava piena di appuntamenti appetitosi sotto ogni punto di vista, e si è conclusa (per me) con la premiazione ed una piacevolissima cena con alcuni tra i finalisti. Volete sapere subito com’è andata – la premiazione, intendo-? Ve lo dico: il vostro umile titolare non ha vinto. Ma non se ne rammarica se non in misura infinitesimale. Qualsiasi cosa si fosse aggiunta al semplice fatto di essere arrivato in finale al Premio Loria sarebbe stato tutto grasso che colava (espressione particolarmente calzante, data la forsennata dieta iperproteica cui mi sono sottoposto di buon grado in questi luoghi). Ho visitato una città incantevole, ho pranzato, chiacchierato, riso, discusso con persone incontrate qui per la prima volta o già conosciute, scrittori affermati e “colleghi” apprendisti. Mi sono divertito un mondo. La cosa bella è stata, oltre alla qualità degli eventi ed all’impeccabile efficientissima organizzazione, l’atmosfera che si respirava in ognuna delle “poltrone” dislocate per la città: un’atmosfera allegra, gioiosa, tutt’altro che paludata o pensosamente penitenziale (rischio che si può correre in certi contesti in cui le parole “arte”, “letteratura”, “cultura” invece che rappresentare momenti di potenziale felicità e crescita per ciascuno, sono inflitte come fardelli da trasportare con sofferenza compiaciuta). Qui si è parlato di libri, di scrittura, di storie reali ed inventate, ed anche di drammi o luoghi oscuri con la leggerezza priva di superficialità che è, a mio avviso, la tonalità cui si dovrebbe aspirare in quasi tutti i contesti, ed in particolare in quelli in cui si fa lavoro culturale.
Non mi dilungo ulteriormente sulle cose che ho visto, su quelle che non sono riuscito a vedere, e sulla lista infinita di libri che mi è venuta la voglia di leggere a Carpi, spesso dopo averne conosciuto gli autori. Finirò sul lastrico, se me li compro tutti. Comunque, a poco a poco, ve ne (ri)parlerò qui.

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