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Diario Carpigiano (1)

CarpiCome qualcuno tra gli affezionati sa, mi trovo da ieri a Carpi in missione tutt’altro che segreta, per seguire da diretto interessato la Festa del Racconto/Premio Loria.
Arrivo nella serata di ieri, dopo una tribolata giornata tra scioperi, ingorghi, treni presi in corsa (io) e treni persi e ripresi da Lucia, che superate crisi di sconforto e complicate trafile tra biglietterie e capistazione, riesce a raggiungermi sana e salva e in tempo utile.  Forse anche per il contrasto con le faticose traiettorie fisiche e morali della giornata, l’impressione iniziale è splendida.

Carpi sembra subito bellissima. Da vedere e da camminarci, forse da viverci. Il prototipo della perfetta cittadina centrosettentrionale dalla storia antica, ben organizzata, piena d’iniziative culturali, con tutti i vantaggi della piccola città “tranquilla” ma dalla vivacità metropolitana quanto ad antenne puntate verso il resto d’Italia e del mondo.
Mi domando talvolta se la fascinazione che colpisce noi terroni istruiti quando ci troviamo in posti come questo, più che mai noi che veniamo dalla innominabile città delle rivolte popolari contro la polizia che arresta lo scippatore, se questa fascinazione, dicevo, non sia frutto di un posticcio mito socioculturale. Che magari a viverci davvero, dopo una settimana, in febbraio, che so, tra nebbia, grappini e coprifuoco serale, fuggiremmo via ululando e rovesciando malignamente i lindi cassonetti differenziati come zombie nella notte. Chi può dirlo. E’ solo un dubbio. Ma nel frattempo questi tre giorni d’inizio autunno, nonostante il tempo piovoso, me li sto gustando davvero, in tutti sensi. A cominciare dalla “cena letteraria” di ieri, tutta a base di zucca, dove ho avuto il primo contatto con l’ambiente, e ritrovato subito facce conosciute (noi scrittori napoletani Cilenteschi, di tutte le dimensioni letterarie, siamo una specie che si propaga per ogni dove, per fortuna nostra….).
CarpiLa giornata di oggi è cominciata con l’unico evento che coinvolgeva direttamente i finalisti del premio, sezione inediti (oltre naturalmente alla premiazione di domani): l’incontro con gli studenti delle superiori, che si sono sciroppati i nostri racconti e si sono presi pure la briga di commentarli, alla stregua di un compito. E’ stata un’esperienza carina, eccezion fatta per il freddo polare che ha colto me -vestito in giacchetta e camicia- e quanti come me pensavano che il clima si mantenesse temperato. Perdipiù avevo una impellentissima necessità di ricambio idrico che ho tenuto a bada stoicamente per un’ora. Tra gli ameni alberi di un giardino del castello, ho passato per amor dell’arte alcuni tra i momenti di più acuta sofferenza davanti ad un pubblico dopo quelli della recita scolastica all’asilo. Ma poi è passata.

Per il resto, ho conosciuto i “concorrenti”, abbiamo familiarizzato, e sono curiosissimo di leggere i loro racconti. Tutta la giornata è stata un fuoco di fila di incontri con scrittori, letture e degustazioni una dopo l’altra. Ho rivisto Antonio Pascale e sempre di più mi sono confermato nella convinzione che, sotto la superfice della sua irresistibile teatralità da grande intrattenitore e la sua continua diminutio (apparente contraddizione) di sè stesso e di tutte le retoriche culturali, ci sia un vero, grande intellettuale dei nostri tempi, una specie in via di estinzione. Uno che pensa davvero e fa pensare, che ti mostra con lucidità visioni delle cose eterodosse, percorsi raramente battuti. E un bravissimo scrittore (splendida la sua lettura dal libro “turistico” sul Molise: la maturità come conquista del torpore sonnolento in amore e nel viaggio). Con lui Antonella del Giudice, collega cilentesca ed amica, e brava. Entrambi ex vincintori del premio, come Roberto Alajmo e Nicolò La Rocca, anche loro a parlare e leggere in pubblico. Poi Carabba e Conti a parlare dei racconti umoristici di Fellini, letture di Vonnegut, Bevilacqua

C’è fin troppa carne a cuocere, è difficile reggere il ritmo. E la cosa più terribile è che, per quasi tutti gli autori che non ho letto, e che qui ho visto, ascoltato, conosciuto, sorge l’immediata voglia di colmare la lacuna, con grave rischio economico e dispendio di risorse destinate a più necessarie attività lavorative. Mi fermo qui, per ora. Tra poco Iaia Forte legge Arturo Loria, intestatario del premio, e s’e fatta quasi ora. A domani.

 

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Andy Warhol lo aveva detto…

Il vostro sempre più umile titolare è diventato ormai un divo dell’olimpo letterario universale. Questa incresciosa circostanza provoca sussulti di raccapriccio alla sua irriducibile modestia e, ça va sans dire, umiltà. In breve: oggi il Mattino di Napoli gli dedica un articoletto nella pagina Culturale (locale). Che tempi, signora mia!…

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Son soddisfazioni…

Il vostro umilissimo titolare ieri ha ricevuto una telefonata in cui gli si comunicava che con un suo racconto, è uno dei finalisti del Premio Arturo Loria. La finale si svolgerà a Carpi il 7 ed 8 ottobre. Incrociate le dita. Grazie.

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Alfabeti

CapitelloQuand’ero piccolo, avevo paura delle lettere greche.
Le vidi per la prima volta in televisione, nella pubblicità dei biscotti al Plasmon. Alla fine di ogni carosello c’era un signore nudo, di spalle, che dava una martellata al rallentatore a non si sa bene cosa, sotto un frontone tra due colonne. Sul frontone, c’era scritto ???????. Una melodia -una nota ripetuta da un cantante, da un coro, non saprei, quella musica era misteriosa quanto il resto – intonava, appunto, plàs-mon. E una sottile angoscia s’impadroniva di me. Quelle lettere aliene mi turbavano. E cominciarono a turbarmi, da allora, ogni volta che mi capitava di vederle qua e là, sul muso di qualche nave al porto, su qualche giornale, su un camion in autostrada. Read more »

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La città difficile a Capua

La città difficileCon una inaspettata (almeno per me) frequenza, continuano le presentazioni del libro nel quale è presente un racconto del vs. umile titolare (maggiori info qui e qui).

La prossima sarà domenica 4 giugno, a Capua alle ore 18 presso la Libreria Guida, nell’ambito di una manifestazione dedicata ai libri. La sera, ci sarà anche la rappresentazione in anteprima di ”Itagliani!”, da un racconto di Antonella Cilento interpretato da Margherita Di Rauso.

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Istruzioni per il trasloco

Valigia da picnicQuando si va a vivere da un’altra parte, bisogna organizzarsi per tempo, non lasciarsi prendere dai capogiri, essere scrupolosi ed ordinati. Fare un inventario delle cose da trasportare, fare un sopralluogo nel posto dove si è vissuto per anni come se ci si venisse per la prima volta, guardare gli oggetti che ti hanno accompagnato tutti i giorni con lo sguardo obliquo del decimatore, questo si questo no, oppure dello smistatore di profughi, questo di qua questo di là. Non lasciarsi commuovere dalle lacrime dei posacenere di onice, dai gemiti corali delle bomboniere tremolanti sul tavolinetto, dagli ammiccamenti maliziosi di un sottobicchiere con la tour Eiffel disegnata sopra. Disdire i contratti, salutare i vicini di casa, lasciare una mancia al portiere. E sincerarsi di avere collocato ogni verbo col complemento giusto, che non si scopra poi di aver lasciato mance ai vicini, salutato i contratti, disdetto il portiere. Accertarsi inoltre che il trasportatore abbia scritto bene l’indirizzo di prelievo e quello di destinazione, e nella sequenza giusta. Assicurarsi che le cose grandi passino dalle porte o dalle finestre, che magari nel frattempo le cose sono diventate ancora più grandi o le uscite si sono rimpicciolite, che ne puoi sapere. E verificare che le cose piccole siano ancora visibili ad occhio nudo. Acquistare a questo scopo una lente tonda con manico, modello Holmes, senza farsi rifilare dal negoziante né pipe né mantelline, sordi ad ogni lusinga commerciale, diritti per la propria strada. Procurarsi invece in abbondanza contenitori, scatole ed imballaggi acconci per tutte le esigenze ed eventualità.
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