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Number 23

Illustrazione dalla smorfia napoletana: 23 - ‘o scemoPoche parole vanno spese su questo film, 23 o al massimo 46. E’ la seconda più macroscopica cazzata che abbia visto in questa stagione (la prima resta l’insuperato Deja vu). Non vale la pena di dilungarsi su questo delirio psico/numerologico con ambizioni da thriller esoterico ed una leccatissima estetica videoclippara che ti fa venir voglia di cicli neorealistici, di Dogma, di documentari sulle mondine del vercellese (!). Che spreco di mezzi e in fondo anche di talenti (Joel Schumacher non è l’ultimo dei fessi, e Jim Carrey è qualcosa di più). Ci sarebbe da fare un discorso sulla nobiltà dell’artigianato, nel cinema come negli altri media, e di quanto paccottiglie come questa ne rappresentino la faccia oscura, immangiabile, immemorabile. Ma per il momento la rimando. Sui titoli di coda, la voce di David Sylvian (da me amatissimo un tempo, oggi incartatosi in obliqui deliri seminascoltabili) risuona quasi come un monito. De che? Risposta: Non saprei. Esattamente la stessa risposta alla domanda “Perchè ci sei andato”? La vita è piena di misteri oscuri ed insondabili. Ma uno l’ho illuminato da pochi minuti. Eccone lo svelamento: Uno che ha fatto il film Scemo e più scemo, era destinato inevitabilmente a farne uno, scemissimo, basato sul numero 23.

Il conto:
Spesi: 8,00 euro (Cinema Med, preacquisto fallito via Internet, a telefono max 4 biglietti per volta, due telefonate, 30 minuti circa in totale. Grrr!)
Valore effettivo: 2,0 euro
Bilancio: -6,00

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