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“Riceviamo e volentieri pubblichiamo”

Dietro questo titolo formalissimo, c’è in realtà uno scrupolo inestinguibile. La mia amica Valentina, che scrive racconti molto belli (magari un giorno, se mi darà il permesso, ne pubblicherò qualcuno qui), fa la montatrice cinematografica ed ha un blog di cinema molto carino, ora lavora a Milano per l’editore Spirali. Mi ha mandato notizia di un paio di eventi relativi a libri in pubblicazione. Ma per la mia svanitezza ed assenza blogghistica di questi tempi (chi mi conosce potrà intuirne il perché), ho già “bucato” il primo, cui peraltro tenevo assai (presentazione a Milano del libro di Robert Badinter contro la pena di morte ). Non farò altrettanto con il secondo. Ed eccone gli estremi:

Venerdì 13 luglio, alle 18,30
Hotel Excelsior via Partenope 48, NAPOLI

A. Verdiglione - Il capitale della vitaA. Verdiglione - La nostra saluteDibattito in occasione della pubblicazione dei libri di Armando Verdiglione
IL CAPITALE DELLA VITA
LA NOSTRA SALUTE

Oltre all’autore, intervengono: GIOVANNI CHIARINI, CRISTINA FRUA DE ANGELI, MICHELE SERIO, ALDO TRIONE

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Prendersi cura di se stessi

Questa non è una recensione.

Non so bene che tipo di post sia questo che state leggendo. Se sia qualcosa di molto personale oppure pubblico. E’ molto strana per essere la recensione di un libro, ma non è precisamente una pagina di diario. Fate voi, per quel che importa.

Oggi è il compleanno della mia amica Rossella Milone.
Ho conosciuto Rossella qualche anno fa al laboratorio di scrittura di Antonella Cilento, ed è nato lì un rapporto di stima ed affetto, credo reciproci. Anche se non ci vediamo spesso, la considero un cara amica. E una bravissima scrittrice.
Qualche mese fa, quasi un anno, è uscito per Avagliano il suo primo libro, Prendetevi cura delle bambine. Ne avevo parlato qui, in occasione delle prime presentazioni pubbliche. Mi ripromettevo di farle una bella, accurata, inevitabilmente tendenziosa -in positivo- recensione, ed un po’ di pubblicità, nel mio piccolo.
Prendetevi cura delle bambineL’avevo naturalmente subito comprato, il libro. Avevo cominciato a leggerlo. E, come previsto, mi stava piacendo molto.
Poi, per una di quelle imperscrutabili traiettorie della vita (o della psiche, fate voi), l’ho lasciato in sospeso, per tutti questi mesi. In verità ho attraversato in generale un periodo di scarse o nulle letture. La sera leggiucchiavo quattro righe frettolose del primo pezzo di carta che mi capitasse sottomano, e crollavo in un sonno faticoso.
Ogni tanto mi capitava di pensare a Rossella, o di sentirne parlare, da amici o in situazioni “pubbliche”. E un’onda d’imbarazzo prossimo al senso di colpa m’invadeva per un momento. Ma soprattutto di dispiacere. Mi sembrava di avere disertato. Di essere “sparito” proprio in un momento prezioso, in cui è importante, da chi in qualche modo ti è vicino, avere una conferma, un sostegno, o magari anche una critica costruttiva: cose che abbiamo sempre fatto, tra di noi.
Ma poi, quando mi sono reso conto che si avvicinava il 21 aprile, ho deciso di finirla con le pippe inutili. Ho ripreso il libro, e l’ho letto d’un fiato.
E’ strano: ho fatto un regalo a me stesso in occasione di un compleanno altrui. O meglio, Rossella lo ha fatto a me. Leggendo questi pochi essenziali racconti, scritti con una maturità di sguardo – mi viene da dire saggezza - sorprendente (per una generica esordiente ventisettenne, non per chi già la conosceva) ho ritrovato anche in qualche modo il piacere della lettura, quello che si era perso quando avevo lasciato quella copertina col quadro di Modigliani a decorare inerte il comodino.
Rossella è soprattutto brava a raccontare, con un economia espressiva eccezionale, luoghi, situazioni, stati d’animo e sentimenti, con pudica sensualità e con acutezza. Con tenerezza ed empatia. Le storie sono piccole storie di abbandoni, di ferite dolenti e bisognose di linimento, ma senza nessuna pesantezza. Storie di bambini e di adulti, storie credibili e vicine, nei quali la città difficile in cui viviamo, Rossella ed io, prende corpo discretamente dietro ai corpi dei personaggi, senza occupare militarmente la scena in maniera ricattatoria. Semplicemente vera, scevra di sociologismi, di psicologismi e di tutti gli ismi che sottraggono piacere e forza alla scrittura.
Mi piacerebbe entrare un po’ più nel dettaglio, parlare dei singoli racconti, estrapolare qualche brano, ma il tempo stringe e voglio mandare il link a Rossella prima che finisca questa giornata. Questa non è una recensione, l’ho già detto. Somiglia di più ad una strana lettera, ma non di scuse, come forse qualche volta ho pensato potesse essere.
E’ una dichiarazione di affetto. E una cartolina di auguri. Buon Compleanno.

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Presentazione del libro Autodafé l’11 aprile a Napoli

Ricevo dal mio amico Geppy e volentieri pubblico:

AutodaféIl Denaro, l’Associazione Italia-Israele, il Centro Studi Volcei e la Rivista Libmagazine invitano alla presentazione del libro di  Emanuele Ottolenghi “Autodafé - L’Europa, gli ebrei e l’antisemitismo” (prefazione di Magdi Allam)

Napoli 11 aprile 2007 ore 17,30 – Sala conferenze del giornale Il Denaro, Piazza dei Martiri n° 58 – Palazzo Partanna

Saranno presenti con l’autore:

Fabrizio Gallichi – Consigliere nazionale Unione Comunità Ebraiche Italiane
Umberto Ranieri – Presidente Commissione Esteri della Camera dei Deputati
Luigi Compagna – Università LUISS Roma
Antonio Landolfi – Direzione nazionale Rosa nel Pugno
Francesco Lucrezi – Associazione Italia -Israele
 
modera: Giuseppe Nitto – Direttore Centro Studi Volcei

«A Ottolenghi va il merito di averci offerto una documentazione oggettiva e obiettiva, con nomi e cognomi, citazioni testuali e analisi argomentate, su quella che è a mio avviso la tematica centrale della principale emergenza internazionale: la radice dell’odio nei confronti di Israele. Perché soltanto conoscendo questa realtà nella sua integralità e complessità, senza mistificazioni e ipocrisie, potremo insieme riscattarci dal baratro etico che ha finito per trasformare l’Europa nella roccaforte di quel “politicamente corretto” che ci sta consegnando ai nemici della libertà e della democrazia.»
Magdi Allam

Emanuele Ottolenghi è nato a Bologna nel 1969. Ha conseguito la laurea in Scienze Politiche all’Università di Bologna e un Ph.D. all’Università Ebraica di Gerusalemme. Dal 1998 al 2006 ha insegnato Storia d’Israele all’Università di Oxford, dov’era Leone Ginzburg Senior Fellow in Israel Studies presso l’Oxford Centre for Hebrew and Jewish Studies e il Middle East Centre del St. Antony’s College. Da settembre 2006 dirige il Transatlantic Institute di Bruxelles.

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Buoni propositi per il 2007

In libreria, mi sono capitati tra le mani due libri usciti recentemente: il Dizionario completo della canzone italiana (Giunti) e l’Enciclopedia del rock italiano (Arcana). Come faccio in questi casi, vado alla lettera P e vedo se per caso è citato il gruppo al quale mi onoravo di appartenere.
Ebbene, è citato, con considerazioni piuttosto lusinghiere, in entrambi i tomi. Questo minimo evento, unito al piccolo movimento, leggera increspatura d’acque, che ha causato il post di qualche settimana fa su argomento analogo, mi ha fatto riflettere sul fatto che tale argomento – i Panoramics -, tanto nella mia vita quotidiana, quanto nel presente blog, è stato piuttosto trascurato. Per una serie di comprensibili motivi che non vi starò a spiegare, ma che non tolgono il fatto che forse è giunto il momento di scongelare, sdoganare, rianimare il suddetto argomento. Pertanto faccio voto di:

  • Rinnovare al più presto il sito, che fu realizzato nel 1997 -dieci anni fa!-, quasi mai modificato, ed oggi è un inguardabile fossile, la summa di ciò che non va mai fatto in un sito web. Abbiatene pietà, se ci andrete prima del rebuild.
  • Tentare di rendere trasparente a coloro che fossero interessati, e senza inscenare inutili psicodrammi, perchè i vari progetti relativi a ripubblicazioni, riunioni, novità eccetera, si siano finora fermati per problemi connessi alla complicatezza delle umane psichi (la mia, naturalmente, ma anche quelle altrui). Dubbio: il plurale di psiche è psichi?!
  • Superare se possibile tali problemi, e fare almeno alcune di quelle cose ripromesse (es: Ripubblicare il disco, magari online, magari con bonus tracks, magari rimettere mano agli inediti, magari….). Sono cose che non cambieranno il destino dell’Umanità, ma forse potrebbero interessare ad una ristrettissima minoranza di aficionados che non hanno mai mancato di farci sentire la loro voce in tutti questi anni. E sarebbe una bella soddisfazione. Che ne pensate?

In ogni caso, buon anno a tutti.

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Il presente vale anche per ringraziamento

Questo è il racconto che è stato finalista al Premio Loria 2006. Ora è incluso anche nella raccolta uscita per le edizioni APM. Chi fosse interessato, puo richiederla qui.

Aldous Huxley fotografato da Cecil BeatonC’è un gran fiorire di resurrezioni, ultimamente in giro. Succede che la gente a un certo momento muore, spegnendosi serenamente, circondata dall’affetto dei suoi cari che affranti lo annunciano a tipografi e a sportelli necrologici, e fin qui tutto normale. I morti se ne stanno buoni a letto per un po’, tra i pianti e le parole sottovoce, il volteggiare di tazzine di caffè, i primi cauti pensieri sulle procedure d’eredità, i calcoli, le strategie d’azione che cominciano a costruire nella penombra le basi per i futuri conflitti familiari. Si scelgono legni e rifiniture, si apre alla porta, si risponde al telefono, il portone è mezzo chiuso e ci siamo scordati di avvertire Zia Titina quando sul più bello, quando sta per arrivare la cassa, una voce remota e fin troppo familiare dice di aspettare un momento, che si erano tutti sbagliati, e al diavolo le banche, i fioristi e Zia Titina, e per il momento continueranno a volersi tutti bene, mentre un disturbo neurovegetativo li lambisce ad uno ad uno lasciandogli una debolezza alle ginocchia. Il moto delle tazzine di caffè, come per un arcano fenomeno gravitazionale, cambia drasticamente figura ed intensità. Dapprima soggiace ad un arresto repentino, congelandosi davanti a bocche semiaperte o sotto caffettiere immobili che le riempiono fino a farle traboccare, poi abbraccia il caos entropico delle cadute e frantumazioni sul pavimento, dei lanci a seguito di scottatura e degli acrobatici recuperi volanti, infine riprende orbite regolari ma più veloci e quasi frenetiche, molte delle quali convergono in direzione della ex buonanima, che peraltro di un caffè sembra proprio avere bisogno, o forse proprio no, chissà.

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Come visitare lo studio d’un pittore

Achille Campanile, da In campagna è un’altra cosa (1931)

Disegno di Saul SteinbergLa visita allo studio d’un pittore è una cosa difficile.
Si comincia, di solito, a lodare sventatamente i primi quadri con superlativi; dopo qualche passo, l’incauto che s’è slanciato a cuor leggero su questa via, deve ripetersi o tentar qualche variante che, a chi udisse senza vedere, farebbe credere trattarsi d’un pranzo. E poiché la buona educazione, e anche il pittore, vogliono un crescendo ammirativo nei giudizi, a un certo punto il visitatore non sa come andare avanti. Se il primo quadro è bellissimo, il secondo splendido, il terzo maraviglioso e il quarto magnifico, come sarà il quinto? Mettiamo che sia sorprendente; al sesto vi voglio vedere. Per via del crescendo, esso non potrà che rientrare nell’ordine del soprannaturale. E dal settimo in poi?
Ecco. L’errore in cui cadono quelli che visitan lo studio d’un pittore, è di cominciar dai superlativi. Bisogna, invece, amministrare con previdenza il patrimonio degli aggettivi, magari cominciandocon una certa freddezza. Ma se lo studio è molto fornito neppur questo è sufficiente; si comincerebbe con: “passabile, non c’è male, grazioso, bello”, e subito si ricadrebbe nel vicolo cieco dei “bellissimo”, eccetera. 
Dunque? Read more »

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