21 dicembre 2006 by Marco
Ho scritto questo post stamattina, appena letta la notizia sul sito tgcom, che allora e tutt’ora dichiara che Piergiorgio Welby è morto ieri per “cause naturali”.
Scrivevo: Qualcuno tirerà un sospiro di sollievo. Qualcuno ipocritamente -un problema di meno-, qualcun’altro per empatia.
Poi ho appreso che in realtà un medico ha “staccato la spina”. Per coloro che come me appartengono alla seconda categoria, a quelli cioè che hanno provato sofferenza per immedesimazione e rabbia per quanto si è sentito in queste settimane (vagoni di ipocrisia, indifferenza o concreto sadismo spacciati per moralità) resta il sollievo. Sincero. E la speranza concreta che la sua lotta sia servita davvero.
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30 ottobre 2006 by Marco
Questo è il racconto che è stato finalista al Premio Loria 2006. Ora è incluso anche nella raccolta uscita per le edizioni APM. Chi fosse interessato, puo richiederla qui.
C’è un gran fiorire di resurrezioni, ultimamente in giro. Succede che la gente a un certo momento muore, spegnendosi serenamente, circondata dall’affetto dei suoi cari che affranti lo annunciano a tipografi e a sportelli necrologici, e fin qui tutto normale. I morti se ne stanno buoni a letto per un po’, tra i pianti e le parole sottovoce, il volteggiare di tazzine di caffè, i primi cauti pensieri sulle procedure d’eredità, i calcoli, le strategie d’azione che cominciano a costruire nella penombra le basi per i futuri conflitti familiari. Si scelgono legni e rifiniture, si apre alla porta, si risponde al telefono, il portone è mezzo chiuso e ci siamo scordati di avvertire Zia Titina quando sul più bello, quando sta per arrivare la cassa, una voce remota e fin troppo familiare dice di aspettare un momento, che si erano tutti sbagliati, e al diavolo le banche, i fioristi e Zia Titina, e per il momento continueranno a volersi tutti bene, mentre un disturbo neurovegetativo li lambisce ad uno ad uno lasciandogli una debolezza alle ginocchia. Il moto delle tazzine di caffè, come per un arcano fenomeno gravitazionale, cambia drasticamente figura ed intensità. Dapprima soggiace ad un arresto repentino, congelandosi davanti a bocche semiaperte o sotto caffettiere immobili che le riempiono fino a farle traboccare, poi abbraccia il caos entropico delle cadute e frantumazioni sul pavimento, dei lanci a seguito di scottatura e degli acrobatici recuperi volanti, infine riprende orbite regolari ma più veloci e quasi frenetiche, molte delle quali convergono in direzione della ex buonanima, che peraltro di un caffè sembra proprio avere bisogno, o forse proprio no, chissà.
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20 febbraio 2006 by Marco
Oggi, Luca Coscioni se n’è andato.
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