Tag: musica

When I’m 65

Brian WilsonAvevo cominciato con Bacharach, che peraltro è nato il mio stesso giorno.
Proseguo quindi con la serie dei festeggiamenti dei membri adorati del mio personalissimo Pantheon.

Oggi, compie 65 anni Brian Wilson. Ed è lucido, attivo ed in buona salute. Tutte cose che anni fa nessuno avrebbe creduto probabili. Ci ha regalato alcune tra le cose più belle di sempre nell’ambito della musica pop. Un genio, una creatura sempre in bilico tra la felicità (la sua, discontinua, e la nostra) e il dolore. Una persona che non posso fare a meno di amare. Auguri. 

Vedi anche:

We’re not alone

Dimenticatevi quel che ho scritto un po’ di giorni fa con la puzza sotto al naso circa i video di youtube. La prima cosa che ho pensato quando ho visto questa meraviglia è stata: devo metterlo sul blog. Anzi, in verità è stata la seconda. La prima -più che un pensiero, un brivido- è stata un tuffo al cuore. Una delle più belle canzoni della mia vita, reintrerpretata in versione acustica, in tempi recenti, dal suo autore, un tenerissimo vecchio paralitico con la barba, sempre più simile a Kubrick. O a Babbo Natale. Fate attenzione, potreste mettervi a piangere per l’emozione.


Robert Wyatt – A Sea Song

Vedi anche:

Il dovere dell’ovvietà

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Esistono eccezioni -pochissime- alla diffidenza che istintivamente nutro per gli eventi, i personaggi, gli oggetti che hanno un apprezzamento eccessivamente ecumenico, condiviso da chiunque e senza eccezioni, luoghi comuni della cultura di massa. I Beatles sono l’eccezione numero uno. Di fronte a loro ed al loro capolavoro (di cui oggi ricorre il quarantennale) posso solo dichiarare il mio assoluto, incondizionato, appassionato amore. Che dura praticamente da quando sono nato. Nulla da aggiungere. Talvoltà l’ovvietà è indispensabile. E può salvarci la vita.

Vedi anche:

I say a little prayer

Oggi, 12 maggio, è una giornata un po’ particolare.
79 anni fa, nasceva Burt Bacharach. Un uomo che ha reso spesso le mie giornate più felici, uno di quelli al vertice del mio personalissimo pantheon.
Nello stesso giorno, trentasei anni dopo, molto più modestamente, nasceva lo scrivente umilissimo titolare del presente blog.
Nei momenti di sconforto, questa piccola coincidenza mi regala una minima consolazione. Ma oggi non è il caso di sconfortarsi. Auguri!

Vedi anche:

Guess I’m dumb

Sono convinto che postare video di Youtube sia cosa da evitare, o da praticare con estrema parsimonia. Ma quando ho visto questo reperto rarissimo, ogni remora ha ceduto. Questa è una delle più belle canzoni mai scritte da Brian Wilson. Un capolavoro praticamente introvabile, uscito solo su singolo nel 1965, per l’interpretazione di Glen Campbell. Follemente in anticipo sui tempi (la prima discendente diretta è Tomorrow never knows dei Beatles, uscita l’anno dopo su Revolver. E ho detto tutto) è un’eterodossa delizia pop…. Basta. Ascoltare per credere. E notare le strepitose signorine sui cubi antelitteram.

Vedi anche:

Postilla Sanremese

Dunque, rispetto a quanto scrivevo prima della finale:

Le due canzoni migliori non sono neanche arrivate tra le prime dieci.
Le due peggiori sono arrivate seconda e terza.
Ha vinto una canzone onesta, in tutti i sensi.

Il tutto si è concluso con una seria dichiarazione di Baudo che si compiaceva del fatto che finalmente le canzoni rispecchiano la società o qualcosa del genere (c’è da chiedersi dove sia vissuto Baudo negli ultimi quarant’anni. Forse, entrato nel casinò di Sanremo nel 1969, c’è uscito solo per trasfersi al teatro Ariston).

D’altronde, Sanremo è Sanremo (e scusate l’ovvietà).

Vedi anche: