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Fair game

Ieri, 15 agosto, su un quotidiano napoletano, è uscito un raccontino estivo del vostro titolare. Data la data e la estrema improbabilità che lo abbiate letto numerosi (qui il link al pdf online), lo ripubblico qui. Buone vacanze.


angelo del silenzio“Noi veneriamo il silenzio”.

Il cartello, stampato in grossi caratteri azzurrini ed incorniciato in legno scuro, torreggiava sulla parete della sala esattamente in corrispondenza dell’austero chignon della bibliotecaria, l’irreprensibile miss Eunice Bartlett. Ora va precisato, per amor di verità, che non ci troviamo in una nebbiosa città britannica, magari in un solenne edificio vittoriano, odoroso di polveri secolari accumulatesi tra le pagine di pregiati volumi. No. La scena testé descritta ha luogo nella biblioteca comunale di Carditello, ridente paesino dell’entroterra campano, e, ci duole dirlo, il nome della bibliotecaria, che avevamo contraffatto per creare un’illusione romanzesca, è in realtà quello di Maria Addolorata Cannatiello, coniugata Piscopo. Era il quindici di luglio, e dalle finestre della non ampia sala, spalancate per il caldo e per la mancanza di climatizzazione, giungevano garrule le voci di giovani carditellesi intenti al giuoco del football (questo si, indubitabilmente britannico), ora incitantisi l’un l’altro nella tensione agonistica, ora veementemente recriminanti per occasioni perse o ingiustizie subite.
Si capirà dunque come il cartello descritto all’inizio, visto nel suo contesto, suoni come la rassegnata venerazione di un nume assente, di un dio che rifiuta di mostrarsi, piuttosto che un invito a non far baccano.
Cappiello Anna si avvicinò al banco e chiese a Mary – diminutivo anglosassone della signora Piscopo – se teneva il libro di quello scrittore russo che aveva scritto guerreppàce, ma no però guerreppàce, quell’altro con quella che poi alla fine si votta sotto al treno.
-  Ah, Anna Karenina?
-  Eh, si, quello. Chella cessa della Cacace ce l’ha assegnato per le vacanze. Speriamo che non è troppo grosso.
La pseudo-Eunice guardò Anna – curiosamente omonima della sfortunata eroina tolstoiana –  con un’espressione di biasimo nel sopracciglio e si avviò verso gl’impolverati scaffali di fronte al finestrone.
Nel preciso istante in cui, individuato il volume, lo estraeva con piglio professionale, fu raggiunta in piena nuca da un Super Santos introdottosi fulmineo dalla finestra a seguito di un mal calibrato cross di Caramiello Eduardo, che per inciso era stato rimandato in tre materie, ed in quel momento avrebbe dovuto essere dal professore Caso a fare ripetizione.
Chella granda bucchìn’ ‘e mammeta!…
La frase volteggiò leggiadra dallo spiazzo sottostante fino alle delicate orecchie di Maria Addolorata – nomen omen, almeno in questa circostanza –, che era rovinata sul linoleum verdolino. Fu seguita però da un più ragionato e supplichevole Signurì, scusate, ce lo ributtate il pallone?
Anna si era intanto precipitata a soccorrere la sventurata bibliotecaria e, presa da un moto di insorgenza civile, urlò verso la finestra: Vuò veré che mò t’o schiatto?! E manco chiede scusa! Ma siete proprio degli zulù!
Questa frase ebbe un effetto insperato.
Il Venerato Silenzio fece finalmente la sua comparsa. In lontananza, dalle verdi campagne dell’agro atellano, arrivavano smorzate le voci di cicale e cardellini, accompagnatori angelici del dio che aveva conquistato, temporaneamente ma con abbacinante gloria, quei settanta metri quadri di legno, muratura e alluminio anodizzato.
Mary Piscopo si rialzò, e spolverandosi la gonna lanciò uno sguardo di approvazione alla giudiziosa ragazza. Le porse il libro (pp. 804), suscitando nella giovane un fremito d’orrore, e le disse a bassa voce: – E’ bello, ti piacerà.
Ma il Venerato sparì così come si era presentato. I giovani sportsmen vociavano di sotto, dopo essersi ripresi dallo stupor mundi che li aveva attanagliati. La signora Cannatiello in Piscopo si aggiustò di nuovo la gonna e, rinunciando ad un proposito pedagogico più drastico per mancanza di forbici a portata di mano, gettò il pallone dalla finestra. Una barbarica ovazione lo accolse.
Anna salutò Mary, uscì dalla sala, si rimise le cuffiette e riprese l’ascolto di Antonacci.
La bibliotecaria si sedette dietro al banco e riprese a leggere l’articolo di Donna Moderna intitolato “Evasione fiscale e matrimoni omosessuali: le emozioni della settimana”.
Fuori, l’estate risplendeva sui verdi campi di asparagi e sulle placide bufale al pascolo.

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Acquari e dolori

Più male che altro - Massimiliano VirgilioL’acquario dei cattivi -Antonella del GiudicePer un caso abbastanza carino, capita che in questa settimana vengano presentati qui a Napoli, in occasione della loro uscita, due libri scritPiù male che altro - Massimiliano Virgilioti da due amici ed ex colleghi del laboratorio di scrittura. Sarà perché li conosco, ma li trovo entrambi molto bravi e certamente meritevoli di acquisto e lettura (benché, nel caso specifico, i due libri in questione non li abbia ancora letti). Se la cosa v’incuriosisce, siete a Napoli e vi fidate, andateci senz’altro.

Domani, martedi 26 febbraio, presso la Feltrinelli di piazza dei Martiri, alle 18, Antonella Cilento e Antonio Pascale presentano Più male che altro di Massimiliano Virgilio (Rizzoli). Qui la scheda sul sito 24sette e qui un estratto dal libro.

Giovedi 28 febbraio, presso la Libreria Treves, in Piazza Plebiscito 12, Andrea Di Consoli e Marco Lombardi presentano L’acquario dei cattivi di Antonella Del Giudice (Alet). Qui la scheda del libro sul sito Alet. Qui alcune recensioni e qui un estratto.

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Incenerire le balle

Ho ascoltato quest’espressione poco fa al tg, riferita ad un’operazione di prossimo auspicabile svolgimento. Ho avuto l’istintiva impressione che in realtà sia già stata abbondantemente portata a termine.

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Parole

Questo è un periodo nel quale si affollano avvenimenti pubblici da prima pagina che in qualche modo mi riguardano, che mi sono fisicamente prossimi. Io vivo al centro di Napoli e lavoro spesso a Pianura. E, nel difficile momento anche personale che sto attraversando, non mi è facile “commentare” gli eventi pur così vicini alla mia vita. Mi è difficile in genere, per l’orrore che ho delle retoriche, dei luoghi comuni, delle indignazioni e rabbie a un tanto al chilo, delle sicumere di chi ha capito tutto.
Anche per questo, forse, mi è piaciuto particolarmente l’articolo che Raffaele La Capria ha scritto oggi sul Corriere della sera.

Io so. Così iniziava un famoso articolo di Pasolini. Lui sapeva o presumeva di sapere, insomma aveva un’idea precisa nella testa di quel che era il Palazzo del potere. Ma io come posso cominciare questo articolo sulla monnezza a Napoli, come posso se non con un accorato: Io non so.
(…)
Tempo fa, più di dieci anni fa, avevo scritto: «Napoli è una città intellettualmente vivace, dicono. Mostre, convegni… poi esci dalla mostra e dal convegno e ti ritrovi con sdegno in una strada così lontana dalla cultura a causa della lordura, che inevitabilmente sei portato a pensare: Ma non sarebbe meglio, in nome della cultura, cominciare prima a pulire il vico (vicolo) e poi occuparsi del Vico (autore de “La Scienza Nuova”)? » Ma questi sarcasmi che allora compensavano la mia indignazione oggi non bastano più, torna meglio quel detto di Nietzsche: «Nessuno mente più dell’indignato».
 

Questi sono solo un paio di passi, ma vale la pena di leggerlo tutto. Nella parte finale, La Capria si chiede come mai tutto il dichiarato e parossistico amore che i napoletani hanno per Napoli (e, aggiungerei io, il suo rovescio speculare, l’odio implacabile che spesso gli si accompagna o lo sostituisce, e che è fatto della stessa pasta retorica ed acritica) non li hai mai portati a riflessi responsabili, al di là delle retoriche delle indignazioni e dei cinismi rassegnati.
E’ una domanda fondamentale, credo. Che dovrebbe portare a riflettere su certi atteggiamenti diffusi, che si esemplificano nei concetti tipo “Napoli è anche altro”, ”Napoli non è solo camorra”, nei giornalisti e nei politici partenopei che si indignano con tipico riflesso sciovinista quando chiunque non sia napoletano osi parlare criticamente di Napoli camorra monnezza e degrado, (versione “alta”) o, (versione “bassa”), nell’immagine da incubo, su cui non si è riflettuto secondo me abbastanza, di Gigi D’Alessio che brucia sul palco la copia dell’Espresso con il famoso reportage di  Giorgio Bocca.
Tutto questo meriterebbe una riflessione lunga, che ora non mi sento di affrontare. La butto lì, per ora, come avete letto. Varrà la pena di ritornarci, se sopravviveremo a queste giornate.

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Countdown

Stamattina, 4 gennaio, esco di casa per fare delle commissioni. Il cielo della città è velato di un grigio sporco. Al Corso Umberto, le gente naviga distratta tra le vetrine dei negozi in saldi e le bancarelle degli africani e degli asiatici sul bordo dei marciapiedi. Al centro, dove dovrebbero passare auto e bus, nessuno. In lontananza, verso Piazza Garibaldi, c’è un corteo preceduto da una decina di poliziotti. Mi avvio a piedi verso Piazza Municipio.
Passando davanti alle edicole, i giornali mostrano titoli come “Rifiuti: è rivolta a Pianura”; “Cacciamo Bassolino”;”Prodi: Rifiuti, è vergogna intollerabile”.
Sul percorso, compaiono ogni tanto vigili urbani che con aria sicura dirigono più che altro il traffico pedonale oppure sostano davanti ai mezzi disposti di traverso per impedire alle auto di passare.
Sbrigo le cose che ho da fare in una mezzora e prendo al volo il 202, sperando che ora per il Corso si passi. Non si passa. Il bus attraversa in 10 minuti i 50 metri di Piazza Bovio. Prima di scendere assieme al resto delle persone, guardo in alto e avanti. Il display rosso a scorrimento mostra:

System demo
26 characters
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...
Date & time: 30/3/2001 12:19
276 days 23 hours 40 minutes to year 2002!
Thank you

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S/M Food

Non avevo con me la macchina fotografica, credetemi sulla parola. Passando ieri davanti ad un negozio di alimentari ho visto, appiccicato su una vetrina che ospitava vari tipi di pane, un cartello scritto a pennarello, che annunciava:

Fruste calde tutti i giorni

(Dalle mie parti, frusta è sinonimo di baguette. Talora un po’ di esterofilia salva da spiacevoli equivoci)

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