Tag: somiglianze

Pinguini sulla spiaggia

Chi ci ricorda / 3

Surf's up

Tra le musiche che più ho ascoltato ed amato negli anni passati, c’era quella della Penguin Cafe Orchestra. Violini, ukulele, pianoforti, glockenspiel, elastici, segnali telefonici e percussioni africane, Bach, la musica etnica e il music-hall: note inclassificabili, strambe, dolcissime, sentimentali ed ironiche che hanno reso migliori molte delle mie giornate. Poi il loro leader, Simon Jeffes, è morto a cinquant’anni ed io, senza rendermene conto, ho quasi smesso di ascoltare quei dischi. Più recentemente, quando la mia passione per Brian Wilson ed i Beach Boys è diventata ossessiva al punto da farmi comprare quasi tutti i loro dischi, la sorpresa: Metto su per la prima volta il disco “Carl and the passions – So tough”, del 1972. Parte la prima canzone. Già quell’accordo ribattuto all’inizio mi suona familiare, poi…. a un certo punto c’è un break e inizia un riff ancora più familiare. Praticamente identico ad uno dei temi di “Penguin Cafe Single”, il primo pezzo del primo disco della PCO, uscito nel 1976 per la Obscure di Brian Eno. Quello che io conoscevo come un brano di assoluta originalità, al di fuori di ogni schema conosciuto, in realtà aveva un precursore preciso, inequivocabile. E come al solito, a monte, c’era il vecchio Brian. E’ davvero strano. In apparenza questi due pezzi sono il sole e la luna: di qua un rock’n’roll  energetico e luminoso, di là una musichetta acustica retrò, classicheggiante, languida, quasi da caffè-concerto, anni luce lontana da tutto ciò che suona vagamente rock. Eppure sono l’una la derivazione dell’altra. Non può essere un caso: i legami sono troppo evidenti. E’ stato emozionante, per me. Un po’ come se ti rendessi conto che due amici, due persone a cui hai voluto molto bene in periodi diversi della vita, si conoscevano tra loro prima di incontrare te.

Beach Boys-Penguin Cafe Orchestra.mp3 (737 Kb)

  1. The Beach Boys: You need a mess of help to stand alone, da Carl and the passions – So tough (1972)
  2. Penguin Cafe Orchestra: Penguin Cafe single, da Music from the Penguin Cafe (1976)

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Che ci sia amore, con un tocco leggero

Chi ci ricorda / 2

Everything But The GirlLo so: dire che gli Oasis fanno canzoni che somigliano ad altre canzoni (altrui) è la scoperta dell’acqua calda. Però in questo caso, il precedente è meno prevedibile: Piuttosto che i Beatles o simili, qui si parla degli Everything But The Girl. Infatti, uno dei singoli dell’ultimo album dei Gallagher Bros. somiglia parecchio, nella strofa, alla canzone (bellissima) che chiude “Eden“, il disco (magnifico) di esordio (1985, esattamente vent’anni prima) del duo che all’epoca era new cool, poi è diventato techno-drum’n'b poi non so che cosa, ma che fondamentalmente ha sempre confezionato delle perfette melodie pop ideali per i momenti in cui ci si sente meditativi, magari un po’ malinconici e parecchio sentimentali.

Eccoli:
oasis-everythingbutthegirl.mp3 (400 Kb)

  1. Oasis: Let there be love, da Don’t Believe The Truth (2005)
  2. Everything But The Girl: Soft touch, da Eden (1985)

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Chi ci ricorda / 1

Negli anni ’80 uno dei dischi fondamentali di noi ggiovani (all’epoca) è stato Night and Day di Joe Jackson. Canzoni pop pressochè perfette, con una robusta iniezione di Salsa, peraltro in grande anticipo sulle (terribili) mode latine che sarebbero venute dopo. Per intenderci, era il disco di Steppin’ out (per chi se lo ricorda). Ma anche gli altri pezzi erano letteralmente uno più bello dell’altro.

Uno di quei pezzi, ascoltati mille volte e rimasti felicemente sovraimpressi nelle sinapsi si chiamava Breaking us in two.

Capita che l’altro giorno, ascoltando una radio internet che si chiama “British invasion” (tanto per confermare la mia tendenza retrò), passa una canzone molto simile nelle battute iniziali. Più che simile: quasi uguale. Erano i Badfinger, gruppo di cui conoscevo solo il nome, prodotto dalla Apple Records nei primi anni ’70. Quel pezzo, intitolato “Day after day” è del 1971 (!) La mia ignoranza su costoro è diminuita, ma di molto poco (leggo qui, che l’album che contiene quel pezzo fu prodotto da George Harrison e Todd Rundgren… uhm, da approfondire). Altrettanto immutata resta la mia considerazione di Joe Jackson. Però….
Ripensandoci, però, sempre tra le sinapsi affaticate, è alla fine affiorato un terzo pezzo, una canzone -come dicono gl’intenditori- “seminale”. Un po’ meno somigliante in superfice, ma consustanziale e precorritrice. E’ del 1965. La scrisse per Glen Campbell indovinate chi? Lui, l’unico. Brian Wilson. Guess I’m dumb. Un capolavoro.

Ascoltate:
Jackson-Badfinger-Wilson.mp3 (774 Kb)

  1. Joe Jackson: Breaking us in two, da Night and Day (1982)
  2. Badfinger: Day after day, da Straight up (1971)
  3. Brian Wilson feat. Glen Campbell: Guess I’m dumb (singolo, 1965)

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Chi ci ricorda?

Io sono ossessionato dalle somiglianze. In generale, ma soprattutto da quelle tra le canzoni.
Sempre più, col passare del tempo, una melodia me ne ricorda immediatamente un’altra, quel riff mi sembra molto simile a quell’altro. O semplicemente quest’atmosfera mi pare proprio la stessa di…
Allora ho pensato che mi ci posso divertire un po’. Quando mi vengono queste illuminazioni, faccio un po’ di editing audio e confeziono un clip che vi potete scaricare.
Beninteso: qui si parla di Pop con la P maiuscola, niente a che fare con i presunti scoop sui plagi sanremesi o roba del genere. Sono discendenze, non plagi. Filologia, non pettegolezzo. Ecco.

Segue il primo post di quella che aspra ad essere una specie di rubrica

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